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Lo stereotipo del corpo femminile imposto dai mass media : Anni 50' e III Millennio a confronto

Informazioni tesi

  Autore: Lucrezia Cino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Angelo Bruno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 35

Questo lavoro si interessa di indagare la netta contrapposizione tra lo stereotipo femminile dell’immediato secondo dopoguerra e lo stereotipo femminile del secolo in corso, evidente all’interno del panorama pubblicitario, cinematografico, televisivo e online; scelta dettata dal fatto che dagli inizi degli anni Sessanta in poi ci fu unicamente un progressivo avvicinamento al canone presente attualmente, ovvero quello della donna snella.
La tesi quindi si propone come obiettivo una rilettura critica del corpo filtrato e rappresentato dai mezzi di comunicazione nei diversi contesti sociali e storici. Il concetto generale di bellezza non è mai stato un valore assoluto ed immutabile, viceversa, nel corso dei secoli, ha subito radicali trasformazioni. Ogni civiltà ed epoca storica, fin dall’antichità, ha preso come riferimento un modello ideale dal quale poi si sono sviluppati i cosiddetti canoni estetici, ovvero le caratteristiche tipiche della bellezza. Il focus del presente lavoro vuole incentrarsi sulla bellezza corporea femminile.
Partendo dalla Venere di Willendorf troviamo una donna dalle forme voluminose, un grande ventre e seni gonfi a rappresentare prosperità e fertilità. Quest'idea di bellezza è mutata nel tempo, arrivando alle cosiddette forme “giunoniche” testimoniate dai quadri Rinascimentali, alle curve femminili ottocentesche che verranno poi riprese negli anni Quaranta e Cinquanta con la comparsa sulle riviste delle prime pin – up e di giovani attrici formose. Dagli anni Sessanta del Novecento, invece, si assisterà ad un passaggio verso una nuova tendenza. Fa il suo esordio la modella Twiggy, nome che si può difatti tradurre con “ramoscello”. Fu un decennio di sperimentazioni e cambiamenti, scaturiti da un rifiuto del passato dopo i disastri della guerra. I giovani lottano per differenziarsi dai loro predecessori e la moda prende in mano questa rivoluzione. Viene ideata la minigonna, emblema dell’emancipazione femminile, la quale soppianta la gonna a metà polpaccio portando le donne a mostrare maggiormente il loro corpo, decidendo di conseguenza di raggiungere la magrezza perfetta per vestire al meglio i nuovi abiti. E’ un addio alle forme “opulente”, in quanto dal boom del fisico androgino il canone dominante continuerà ad essere quello del corpo snello e atletico, grazie anche al trend dell’aerobica nascente negli anni Ottanta.
Un excursus storico dei canoni di bellezza susseguitisi sino ad oggi farebbe emergere il costante alternarsi ciclico del binomio magrezza-formosità. Il capitolo iniziale quindi presenta il confronto tra il canone estetico femminile simbolo del contesto socio-culturale degli anni Cinquanta del Novecento e quello in voga nel III Millennio. Due epoche storiche che esibiscono la bellezza incarnata da corpi aventi forme notevolmente differenti tra loro: il primo caratterizzato da curve procaci, completamente abbandonate nei decenni successivi, ed il secondo dalla taglia 38 delle modelle.
Il secondo capitolo mostra un approccio sociologico al tema scelto, attraverso un’analisi del ruolo svolto dai mass media e dai nuovi media digitali nella diffusione dei diversi canoni estetici, e cercherà di chiarire come tali media abbiano giocato un ruolo fondamentale nella definizione e trasmissione di un nuovo modo di concepire il concetto di bello; oggi giorno “l’essere bello” non è più considerato una caratteristica ma un’esigenza, un bisogno per amare se stessi e sentirsi amati.
L’argomentazione infatti, attraverso il terzo capitolo, prosegue evidenziando come, con l’avanzare degli anni, si sia ormai arrivati ad un vero e proprio “culto del corpo”; ciò lo si può notare da una crescente attenzione nei confronti dell’ “essere in forma”, che a volte sfocia nell’utilizzo di pratiche chirurgiche di abbellimento o in patologie alimentari e mentali.
In seguito si evidenzierà che è in atto un cambiamento di tendenza, grazie soprattutto all’uso dei social network come luogo di discussione. Il Body Positive pian piano sta prendendo piede nei cuori e nelle menti delle donne, portando all’esaltazione e all’amore che ogni donna dovrebbe avere per il proprio corpo così come è, con tante o poche forme.
Analizzeremo questo mutamento anche attraverso la Campagna Dove Per la Bellezza Autentica, la quale propone un modello alternativo della bellezza femminile, partendo dalla consapevolezza che il confronto forzato con standard irraggiungibili produce inevitabilmente un deficit di autostima.

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2 1 La Venere di Willendorf è una statuetta di 11 cm d'altezza, scolpita in pietra calcarea oolitica e dipinta in ocra rossa, non originaria della zona di rinvenimento, e risalente al 23.000-19.000 a. C. L'opera, raffigurante un fisico femminile steatopigo, è una delle più famose statuette paleolitiche, dette veneri paleolitiche avendo metaforicamente retrodatato la venere mitologica, di molti millenni. INT RO DUZ IO NE Il c onc e tto ge ne ra le di be lle z z a non è ma i sta to un va lore a ssoluto e d immuta bile , vic e ve rsa , ne l c orso de i se c oli, ha subito ra dic a li tra sforma z ioni. Ogni c iviltà e d e poc a storic a , fin da ll’a ntic hità , ha pre so c ome rife rime nto un mode llo ide a le da l qua le poi si sono sviluppa ti i c osidde tti c a noni e ste tic i, ovve ro le c a ra tte ristic he tipic he de lla be lle z z a . Il foc us de l pre se nte la voro vuole inc e ntra rsi sulla be lle z z a c orpore a fe mminile . Pa rte ndo da lla Ve ne re di W ille ndorf 1 trovia mo una donna da lle forme voluminose , un gra nde ve ntre e se ni gonfi a ra ppre se nta re prospe rità e fe rtilità . Que st'ide a di be lle z z a è muta ta ne l te mpo, a rriva ndo a lle c osidde tte forme “ giunonic he ” te stimonia te da i qua dri R ina sc ime nta li, a lle c urve fe mminili ottoc e nte sc he c he ve rra nno poi ripre se ne gli a nni Qua ra nta e C inqua nta c on la c ompa rsa sulle riviste de lle prime pin – up e di giova ni a ttric i formose . Da gli a nni Se ssa nta de l Nove c e nto, inve c e , si a ssiste rà a d un pa ssa ggio ve rso una nuova te nde nz a . Fa il suo e sordio la mode lla T wiggy, nome c he si può difa tti tra durre c on “ ra mosc e llo” . Fu un de c e nnio di spe rime nta z ioni e c a mbia me nti, sc a turiti da un rifiuto de l pa ssa to dopo i disa stri de lla gue rra . I giova ni lotta no pe r diffe re nz ia rsi da i loro pre de c e ssori e la moda pre nde in ma no que sta rivoluz ione . Vie ne ide a ta la minigonna , e mble ma de ll’e ma nc ipa z ione fe mminile , la qua le soppia nta la gonna a me tà polpa c c io porta ndo le donne a mostra re ma ggiorme nte il loro c orpo, de c ide ndo di c onse gue nz a di ra ggiunge re la ma gre z z a pe rfe tta pe r ve stire a l me glio i nuovi a biti. E ’ un a ddio a lle forme “ opule nte ” , in qua nto da l boom de l fisic o a ndrogino il c a none domina nte c ontinue rà a d e sse re que llo de l c orpo sne llo e a tle tic o, gra z ie a nc he a l tre nd de ll’a e robic a na sc e nte ne gli a nni Otta nta .

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