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Il rafforzamento delle capacità delle relazioni internazionali dell’Unione Europea dopo il Trattato di Lisbona

Questa analisi ha il fine di fare disamina del modo in cui il Trattato di Lisbona – firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009 - abbia rafforzato il settore delle relazioni internazionali dell’Unione europea.
Il primo capitolo apre con una digressione storica, che analizza le prime forme di integrazione nell’ambito delle relazioni internazionali delle varie Comunità europee che si sono susseguite – con particolare riguardo alla Comunità europea di difesa, alla fondazione della Cooperazione politica europea, i due “Piani Fouchet” e un’analisi dei diversi Trattati che hanno rafforzato le Comunità nell’ambito delle relazioni internazionali.
Il secondo capitolo, invece, analizza – a livello politico, diplomatico e giuridico – in quale maniera il Trattato di Lisbona abbia rafforzato la capacità delle diverse istituzioni nell’area delle relazioni internazionali. Più precisamente, tale capitolo fa un’analisi storiche dell’evoluzione delle differenti istituzioni dell’Unione, al fine di provare in che maniera il Trattato di Lisbona abbia rafforzato la loro posizione nel settore delle relazioni internazionali.
Infine, l’ultimo capitolo prende in analisi tre casi di studio, con lo scopo di verificare in che modo l’ultimo Trattato di riforma abbia migliorato il settore delle relazioni internazionali dell’UE.
Il primo caso di studio analizza le relazioni tra l’UE e l’Organizzazione delle Nazioni Unite, prendendo in considerazione lo status di osservatore rafforzato concesso all’Unione, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, creando – in tal maniera – un precedente, dato che l’Unione europea è la prima, e fino a ora l’unica, Organizzazione internazionale a aver ottenuto tale status giuridico presso l’Assemblea Generale dell’ONU. Inoltre, il capitolo prende in considerazione in che modo il Trattato di Lisbona abbia migliorato, anche, lo status dell’Unione presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il secondo caso di studio tratta, invece, dei rapporti tra Unione e Consiglio d’Europa. Tale analisi apre con un excursus storico, che prende in considerazione le relazioni tra le diverse Comunità che hanno susseguito – a partire dalla CECA fino alla CEE, passando per l’EURATOM – con il Consiglio d’Europa fino alla firma del Trattato di Lisbona. Il capitolo analizza in che modo il Trattato di Lisbona abbia aperto nuove possibilità nei rapporti tra Consiglio e UE, fino a prevedere un’eventuale adesione della seconda Organizzazione internazionale alla prima.
Il terzo e ultimo caso di studio disamina delle relazioni tra l’UE e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dopo un’analisi storica del rafforzamento della posizione delle diverse Comunità europee, il capitolo tratta del modo in cui il Trattato di Lisbona preveda un obbligo di adesione alla Convezione. Il capitolo descrive – dettagliamene – l’accordo raggiunto, perché l’UE aderisca alla Convenzione e il periodo di stand – by deciso, dopo che la Corte di Giustizia dell’UE ha dato parere negativo, nel 2014, al succitato accordo.
Questa analisi conclude, sostenendo che l’UE è stata in grado di agire, come attore unico, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – quantomeno nei suoi rapporti con le altre Organizzazioni internazionali. Ciononostante, questa tesi conclude, asserendo che al fine di avere una politica estera – e, quindi, le relazioni esterne – dell’Unione che sia coerente sarebbe necessario che l’UE si trasformi negli Stati Uniti d’Europa.Questa analisi ha il fine di fare disamina del modo in cui il Trattato di Lisbona – firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009 - abbia rafforzato il settore delle relazioni internazionali dell’Unione europea.
Il primo capitolo apre con una digressione storica, che analizza le prime forme di integrazione nell’ambito delle relazioni internazionali delle varie Comunità europee che si sono susseguite – con particolare riguardo alla Comunità europea di difesa, alla fondazione della Cooperazione politica europea, i due “Piani Fouchet” e un’analisi dei diversi Trattati che hanno rafforzato le Comunità nell’ambito delle relazioni internazionali.
Il secondo capitolo, invece, analizza – a livello politico, diplomatico e giuridico – in quale maniera il Trattato di Lisbona abbia rafforzato la capacità delle diverse istituzioni nell’area delle relazioni internazionali. Più precisamente, tale capitolo fa un’analisi storiche dell’evoluzione delle differenti istituzioni dell’Unione, al fine di provare in che maniera il Trattato di Lisbona abbia rafforzato la loro posizione nel settore delle relazioni internazionali.
Infine, l’ultimo capitolo prende in analisi tre casi di studio, con lo scopo di verificare in che modo l’ultimo Trattato di riforma abbia migliorato il settore delle relazioni internazionali dell’UE.
Il primo caso di studio analizza le relazioni tra l’UE e l’Organizzazione delle Nazioni Unite, prendendo in considerazione lo status di osservatore rafforzato concesso all’Unione, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, creando – in tal maniera – un precedente, dato che l’Unione europea è la prima, e fino a ora l’unica, Organizzazione internazionale a aver ottenuto tale status giuridico presso l’Assemblea Generale dell’ONU. Inoltre, il capitolo prende in considerazione in che modo il Trattato di Lisbona abbia migliorato, anche, lo status dell’Unione presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il secondo caso di studio tratta, invece, dei rapporti tra Unione e Consiglio d’Europa. Tale analisi apre con un excursus storico, che prende in considerazione le relazioni tra le diverse Comunità che hanno susseguito – a partire dalla CECA fino alla CEE, passando per l’EURATOM – con il Consiglio d’Europa fino alla firma del Trattato di Lisbona. Il capitolo analizza in che modo il Trattato di Lisbona abbia aperto nuove possibilità nei rapporti tra Consiglio e UE, fino a prevedere un’eventuale adesione della seconda Organizzazione internazionale alla prima.
Il terzo e ultimo caso di studio disamina delle relazioni tra l’UE e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dopo un’analisi storica del rafforzamento della posizione delle diverse Comunità europee, il capitolo tratta del modo in cui il Trattato di Lisbona preveda un obbligo di adesione alla Convezione. Il capitolo descrive – dettagliamene – l’accordo raggiunto, perché l’UE aderisca alla Convenzione e il periodo di stand – by deciso, dopo che la Corte di Giustizia dell’UE ha dato parere negativo, nel 2014, al succitato accordo.
Questa analisi conclude, sostenendo che l’UE è stata in grado di agire, come attore unico, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – quantomeno nei suoi rapporti con le altre Organizzazioni internazionali. Ciononostante, questa tesi conclude, asserendo che al fine di avere una politica estera – e, quindi, le relazioni esterne – dell’Unione che sia coerente sarebbe necessario che l’UE si trasformi negli Stati Uniti d’Europa.

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RIASSUNTO Il fine primario di tale analisi è quello di verificare fino a che punto il Trattato di Lisbona, firmato nel 2007 ed entrato in vigore due anni dopo, abbia rafforzato quello che è – tradizionalmente- considerato uno dei settori che rappresentano il sinonimo della sovranità statale: le relazioni internazionali dell’Unione europea. Il primo capitolo dell’analisi apre con una digressione storica, che prende in considerazione il periodo che ricopre lo sviluppo delle prime forme di integrazione fino alla ratifica del Trattato di Lisbona. Più nello specifico, vengono analizzate la Comunità europea di difesa, la Cooperazione politica, i “Piani Fouchet” e i diversi Trattati – dai Trattati di Roma, firmati nel 1957 ed entrati in vigore nel 1958 sino al Trattato che avrebbe adottato una Costituzione per l’Europa, concluso nel 2004 e mai entrato in vigore – abbiano, dapprima, inserito – informalmente – un’area esclusa dei Trattati istitutivi, quella delle relazioni esterne delle Comunità e, successivamente, rafforzato tale ambito. Il secondo capitolo analizza, invece, in che modo le relazioni internazionali dell’UE siano state rafforzate, da un punto di vista istituzionale. Tale sezione analizza – dettagliatamente – la storia delle istituzioni dell’Unione fino alle modifiche apportate dall’ultimo Trattato di riforma, al fine di verificare il loro rafforzamento – attraverso il Trattato di Lisbona – nel settore delle relazioni esterne. Infine, l’ultimo capitolo prende in considerazione tre casi di studio, con lo scopo di provare se – effettivamente - le modifiche apportate dal Trattato di Lisbona, nell’area delle relazioni internazionali, siano state in grado di migliore l’azione esterna dell’Unione. I tre casi di studio prendono in considerazione i rapporti tra l’Unione e altre Organizzazioni internazionali – l’ONU, il Consiglio d’Europa e la Convenzione europea per i diritti umani. Mentre il primo caso di studio analizza l’attuale status di osservatore rafforzato, concesso all’UE dall’Assemblea Generale dell’ONU – venendo tale status considerato un precedente a livello giuridico, dato che l’UE è la prima Organizzazione internazionale ad aver ottenuto tale tipo di status – e come il Trattato di Lisbona abbia influenzato – positivamente – anche, sullo status dell’Unione presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il secondo caso di studio tratta di come si sono sviluppati i rapporti tra l’UE e il Consiglio d’Europa, prevedendone, addirittura, una possibile adesione. Il terzo caso di studio tratta di come il Trattato di Lisbona abbia previsto una clausola, che preveda l’obbligo di adesione alla Convenzione. Si conclude che l’UE sia stata in grado di agire in qualità di attore unico. 3

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Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Favarin
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Simone Paoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 323

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