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Tommaso Landolfi. La pietra lunare

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Termini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Mauro Giacomo Novelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Il presente lavoro si propone l’obiettivo di studiare da un punto di vista narratologico le principali componenti strutturali di uno dei testi più rappresentativi del fantastico novecentesco italiano, il romanzo La pietra lunare di Tommaso Landolfi.
Nel primo capitolo è innanzitutto presentato il profilo generale dell’autore, ci si sofferma sugli episodi più significativi della sua parabola biografica e intellettuale e si ripercorrono le tappe della sua produzione letteraria, mettendone in luce le principali costanti tematiche e toccando alcune delle problematiche affermatesi nella ricezione critica (la dialettica tra confessione e travestimento, la presenza o meno di una cesura e di due distinti Landolfi, il rapporto tra gioco e letteratura). Uno spazio consistente è inoltre dedicato all’esposizione delle radici concettuali e ideologiche da cui scaturiscono le modalità letterarie dello scrittore, con particolare attenzione alle riflessioni teoriche intorno al potere e ai limiti del linguaggio che costituiscono il vero fil rouge di tutta l’opera landolfiana. La sezione si conclude con una breve ricognizione della storia redazionale ed editoriale de La pietra lunare.
L’analisi del testo è condotta seguendo le indicazioni fornite dagli studi teorici sul fantastico del critico strutturalista Tzvetan Todorov e confrontandone il paradigma con le caratteristiche delle diverse parti, a livello di storia e discorso. Il secondo capitolo prende in esame gli strumenti impiegati dallo scrittore per costruire il piano enunciativo dell’opera, mentre il terzo ruota attorno al mondo fittizio interno alla narrazione e alle entità che in esso si muovono. In primo luogo si procede dunque ad illustrare quali siano i tratti costitutivi del narratore impostato da Landolfi, riscontrandoli nella tendenza a frantumare di continuo la diegesi mediante un’azione pervasiva di commento e ritrattazione che ha lo scopo di incrinarne la credibilità. Tra le strategie destrutturanti adottate dalla voce narrante sono osservati da vicino gli inserti metalinguistici e metanarrativi, le digressioni pseudo-trattatistiche, gli appelli rivolti al lettore e la riproduzione parodica del discorso dei personaggi. Si considerano quindi le variazioni del punto di vista ed è sottolineata la centralità del ruolo occupato dai meccanismi della percezione nell’economia del romanzo, con particolare riferimento al tema dello sguardo, inteso come facoltà privilegiata per l’esplicarsi dell’indole voyeuristica e visionaria tipica del poeta e soggetto a ripetuti momenti di crisi durante il processo di regressione ai primordi vissuto dal protagonista. Vengono inoltre esaminate le oscillazioni della velocità narrativa, i fenomeni concernenti la disposizione temporale degli eventi e i rapporti di durata tra storia e racconto.
L'ultimo capitolo presenta in un quadro d’insieme le due schiere di personaggi che animano i poli contrapposti della realtà paesana e del sottomondo lunare, rilevandone la comune staticità caricaturale e rimarcando come l’intento satirico si realizzi sempre in Landolfi attraverso la deformazione dell’aspetto anatomico. Ampio spazio è dedicato alla misteriosa figura di Gurù: sono analizzati la sua natura a metà tra l’umano e il bestiale e la conseguente costruzione per tratti antitetici, il suo ruolo di guida iniziatica e madre per il protagonista e il suo profondo legame con una forma di linguaggio arcaica e poetica. Segue poi uno studio della dimensione spaziale che, oltre a ripercorrere i luoghi emblematici dello scrittore (il palazzo, la montagna, la caverna), mette in risalto i numerosi debiti de La pietra lunare nei confronti del romanticismo tedesco. L’ultimo paragrafo verte infine sul livello linguistico-stilistico e tenta un’approfondita disamina delle soluzioni caratteristiche dell’eccentricità landolfiana, soffermandosi non solo sul piano lessicale, ma anche sui costrutti della sintassi e le figure retoriche riconoscibili nel romanzo.

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3 INTRODUZIONE Il presente lavoro si propone l’obiettivo di studiare da un punto di vista narratologico le principali componenti strutturali di uno dei testi più rappresentativi del fantastico novecentesco italiano, il romanzo La pietra lunare di Tommaso Landolfi. Pubblicata per la prima volta presso Vallecchi nel 1939, alle soglie del secondo conflitto mondiale, l’opera capitale della «maturità giovanile» 1 dello scrittore passò in sordina senza destare grande interesse nella critica del tempo e ricevette le meritate attenzioni soltanto a partire dalla fine degli anni settanta, quando la figura e l’attività letteraria di Tommaso Landolfi iniziarono ad essere rivalutate e fatte oggetto di approfondite ricerche. Allo stato attuale dell’arte, complici anche la maggiore fruibilità rispetto alle prove più sperimentali e la particolare felicità del risultato, la surreale vicenda di formazione narrata ne La pietra lunare è diventata una delle creazioni più celebri all’interno del vasto e composito universo landolfiano. Nonostante ciò mancano ancora approcci di analisi sistematici a questo importante romanzo e il nostro intento è appunto quello di provare a porre rimedio a tale mancanza. Nel primo capitolo del lavoro è innanzitutto presentato il profilo generale dell’autore, ci si sofferma sugli episodi più significativi della sua parabola biografica e intellettuale e si ripercorrono le tappe della sua produzione letteraria, mettendone in luce le principali costanti tematiche e toccando alcune delle problematiche affermatesi nella ricezione critica (la dialettica tra confessione e travestimento, la presenza o meno di una cesura e di due distinti Landolfi, il rapporto tra gioco e letteratura). Uno spazio consistente è inoltre dedicato all’esposizione delle radici concettuali e ideologiche da cui scaturiscono le modalità letterarie dello scrittore, con particolare attenzione alle riflessioni teoriche intorno al potere e ai limiti del linguaggio che costituiscono il vero fil rouge di tutta l’opera landolfiana. La sezione si conclude con una breve ricognizione della storia redazionale ed editoriale de La pietra lunare. L’analisi del testo è condotta seguendo le indicazioni fornite dagli studi teorici sul fantastico del critico strutturalista Tzvetan Todorov e confrontandone il paradigma con le caratteristiche delle diverse parti, a livello di storia e discorso: il secondo capitolo prende in esame gli strumenti impiegati dallo scrittore per costruire il piano enunciativo dell’opera, mentre il terzo ruota attorno al mondo fittizio interno alla narrazione e alle entità che in esso si muovono. In primo luogo si procede dunque ad illustrare quali siano i tratti costitutivi del narratore impostato da Landolfi, riscontrandoli nella tendenza a frantumare di continuo la diegesi mediante un’azione pervasiva di commento e ritrattazione che ha lo scopo di incrinarne la credibilità. Tra le strategie destrutturanti 1 A. Zanzotto, Nota introduttiva a T. Landolfi, La pietra lunare, Rizzoli, Milano 1990, pp. 7-30, qui p. 9.

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narratologia
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