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Alessandro Baricco: le utopie del narrare

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Bracci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Elisabetta Mondello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

Questa ricerca parte dall’ipotesi che esista un forte legame fra la narrativa di questo autore e la costruzione degli spazi, tesa appunto a volersi confrontare con la problematica del bordo, della sua ineffabilità ed indicibilità.
Non credo sia questa la sede per appurare quanto in ciò Baricco si dimostri scrittore di mestiere o ispirato, ma attraverso questo filo mi pongo lo scopo di legare le varie suggestioni che i luoghi dei romanzi offrono e di polarizzarle, se possibile in questa direzione, per ottenere, non un tutto omogeneo, ma una prospettiva interpretativa.

A tal fine la seguente analisi è divisa in due parti.
La prima prende in esame i luoghi notevoli ed i topoi che ricorrono nelle storie di Baricco e attraverso un’estesa campionatura ne definisce il loro carattere di eccezionalità ed assolutezza dal contesto reale.
Si è cercato inoltre di rendere espliciti i legami fra gli spazi ed i personaggi che in essi si muovono, riscontrando nella loro “tensione al limite” l’osmosi con i luoghi stessi che ne foggia la caratterizzazione.
La seconda parte sposta il livello dell’analisi in una dimensione più astratta e mediante categorie dicotomiche cerca di definire una linea estetica della narrativa di Baricco.
In tal senso si potrebbero anche scambiare le due parti, procedendo in maniera deduttiva, per leggere nella prima la messa in atto dei principi della seconda.
Volendo essere una ricerca “esplorativa” nei territori narrativi di questo autore, il risultato ha portato ad alcune incongruità rispetto alle linee che, soprattutto nei primi romanzi, erano più nette.
Da qui la necessità di aggiungere una nota finale che vuol essere un tentativo, non di sistematizzare univocamente un’anomalia, ma di interpretarla per delineare una direzione verso cui l’autore sembra muoversi.

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Alessandro Baricco: “Le utopie del narrare” Claudio Bracci 4 Introduzione Ho trovato questa frase su Internet, precisamente su www.holdenlab.it . Forse vale la pena di spendere qualche parola su questo sito. Non è la solita serie di pagine che snocciolano un’organizzata gerarchia di informazioni. O meglio, è pure questo, ma anche qualcosa di diverso. E’ uno spazio della mente, uno spazio a più dimensioni in cui muoversi avanti dietro sopra e sotto, in maniera indiscriminata, e soprattutto senza mai sbagliare. Chiunque abbia provato a suggestionarci fin ora con parole come ipertesto e multimedialità, probabilmente immaginava questo. Un posto in cui è possibile muoversi per associazioni mentali, fra lettura, immagini e suoni. Magari può sembrare vagamente visionaria come idea, ma riflettendoci la sensazione è quella: in Holden Lab trovi innanzi tutto uno strumento per vedere il mondo. Spazi del genere, fino a pochi anni fa, erano inimmaginabili. Eppure, quasi a voler ancorare il balzo nel futuro che il web compie, questi luoghi si chiamano siti: una parola che sa di polvere e di archeologia e che quasi stride con l’incorporeità dei bit. Ma forse non è il sito archeologico il posto “vuoto” per eccellenza che l’informazione (come quella contenuta nei bit?) riempie di significato storico restituendocene una visone? Tornando allora alla definizione iniziale di bordo conviene soffermarsi sulla conclusione che “raccontare a volte è l’unico ingresso possibile”: non a caso Holden Lab è un “portale”, un ingresso anomalo nello spazio della narrazione. Questa premessa vuole rendere la suggestione che tale citazione porta con sé e quanto il fatto di essere scritta in una pagina web ne amplifichi il senso e lo schiuda oltre un riferimento allo specifico del libro stampato. «A pensarci, sul bordo pesa l'infinito. La pressione deve essere enorme: il bordo è l'ultimo confine della forma finita e assolve il suo compito in modo silenzioso e trasparente. Un narratore deve fare perdere l'innocenza alle parole e, nel caso del bordo, riconoscere in esso l'impotenza del compiuto. Ogni limite imbriglia le possibilità, e raccontare a volte è l'ultimo ingresso possibile».

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