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L'isterizzazione del corpo femminile

Informazioni tesi

  Autore: Paola Ugolini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Valerio Marchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

Attraverso un'analisi diacronica degli studi sull'eziologia dell'isteria si è visto come, fino dai più lontani esempi che si è potuto reperire, tutte le principali teorie a riguardo abbiano definito l'isteria quale patologia propria del solo sesso femminile facendola derivare da problemi relativi all'utero, interpretando i fenomeni delle convulsioni e del soffocamento isterico come la conseguenza dei movimenti di un utero che si immaginava errante nel corpo della malata, o di vapori velenosi che, prodottisi all'interno della matrice, risalivano fino alla bocca dello stomaco; in ogni modo escludendo a priori la possibilità dell'esistenza dell'isteria in un soggetto maschio. Inoltre, attraverso l'esame degli studi concernenti la nascita e lo sviluppo della psicanalisi, si è visto come l'analisi dei casi di isteria abbia ricoperto un ruolo di primo piano nell'evoluzione del pensiero di Freud, al punto che si è potuto definire l'isteria ''madre della psicanalisi''. Tenendo conto degli sconvolgenti mutamenti che la psicanalisi ha provocato nel campo della considerazione che l'uomo ha di sé, in seguito alla scoperta che un inconscio incontrollabile è in grado di determinare comportamenti che ciascuno credeva dipendenti soltanto dalla propria volontà, al punto da incarnare, nell'opinione concorde di tutti gli autori studiati, il punto decisivo di rottura dell'ottimistica fiducia nelle capacità umane propria delle culture classiche e rappresentando, al contrario, la crisi dell'uomo moderno, si è avanzata l'ipotesi che l'immobilismo ed il rigido conservatorismo che si sono visti essere le caratteristiche fondamentali degli studi sull'isteria possano essere spiegati come il prodotto della volontà di non abbandonare certezze rassicuranti per l'animo umano, e di non oltrepassare un limite al di là del quale si intuiva che potessero prodursi conseguenze critiche per la coscienza umana. Fare dell'isteria una patologia tipicamente femminile, anzi, la patologia femminile per eccellenza rispondeva al duplice scopo di tranquillizzare la coscienza e confermare la fiducia nelle capacità umane per l'egemone società maschile, e di riconfermare le teorie sull'inferiorità fisica e psichica della donna. Con la prima guerra mondiale, tuttavia, le condizioni di vita, sia fisica che mentale, dei soldati al fronte subirono tanti e tali mutamenti da provocare come diretta conseguenza un aumento a dir poco impressionante dei casi di isteria nell’esercito. L'ambiente medico si trovò, conseguentemente, nell'impossibilità di perseverare nel proprio tradizionale atteggiamento di negazione dell'esistenza dell'isteria maschile. La maggior parte degli psichiatri fece quindi ricorso, per spiegare l'eziologia dell'isteria nei soldati, alla categoria della degenerazione costituzionale congenita, considerando cioè coloro che avevano sviluppato una patologia mentale nell'ambiente bellico come dei malati costituzionali affetti da tare ereditarie che si sarebbero comunque rivelate anche nel corso dell'ordinaria vita civile; tale considerazione permetteva infatti di escludere qualunque responsabilità diretta della guerra, che aveva soltanto accelerato un processo in ogni modo inevitabile, e di allontanare nuovamente dall'uomo, ora specificato come uomo ''sano'' e ''normale'', lo spettro dell'isteria, riconfermandola come propria soltanto degli organismi inferiori fisicamente e psichicamente, come la donna ed il degenerato congenito.

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3 Introduzione Questo lavoro prende il titolo da un'espressione utilizzata da M. Foucault nell'opera La volontà di sapere, ove viene infatti definito isterizzazione del corpo della donna, riportando le parole stesse di Foucault, il "triplice processo con il quale il corpo della donna è stato analizzato - qualificato e squalificato - come corpo integralmente saturo di sessualità; con il quale questo corpo è stato integrato, per effetto di una patologia che gli sarebbe intrinseca, al campo delle pratiche mediche; con il quale infine è stato messo in comunicazione organica con il corpo sociale (di cui deve assicurare la fecondità regolata), lo spazio familiare (di cui deve essere un elemento essenziale e funzionale) e la vita dei figli (che produce e che deve garantire grazie ad una responsabilità biologico-morale che dura per tutto il periodo dell'educazione): la Madre, con la sua immagine in negativo che è la donna nervosa, costituisce la forma più visibile di questa isterizzazione 1 ". Nel corso di questa ricerca si è quindi cercato di analizzare la dinamica di tale processo. Attraverso un'analisi diacronica degli studi sull'eziologia dell'isteria si è visto come, fin dai più lontani esempi che si è potuto reperire, tutte le principali teorie a riguardo abbiano definito l'isteria quale patologia propria del solo sesso femminile facendola derivare da problemi relativi all'utero, interpretando i fenomeni delle convulsioni e del soffocamento isterico come la conseguenza dei movimenti di un utero che si immaginava errante nel corpo della malata, o di vapori velenosi che, prodottisi all'interno della matrice, risalivano fino alla bocca dello stomaco; in ogni modo escludendo a priori la possibilità dell'esistenza dell'isteria in un soggetto maschio; e, conseguentemente, si è cercato di fornire una spiegazione di tale insistenza sulla natura esclusivamente femminile dell'isteria. Inoltre, attraverso l'esame degli studi concernenti la nascita e lo sviluppo della psicanalisi, si è visto come l'analisi dei casi di isteria abbia ricoperto un ruolo di primo piano nell'evoluzione del 1 M. Foucault, La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano 1991, pp. 92 - 93.

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