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Il reato di interruzione di pubblico servizio

Tra le fattispecie incriminatrici previste dal codice Rocco a tutela della pubblica amministrazione ve ne sono alcune (artt. 330-333, 340) dirette ad assicurare la continuità e la regolarità del funzionamento di essa da forme diverse di interruzione dell’attività che possono essere realizzate sia dagli stessi appartenenti alla pubblica amministrazione sia da persone estranee.
L’ipotesi delittuosa - oggetto di questa indagine - è stata invocata per dirimere questioni relative alle occupazioni di edifici scolastici o universitari da parte di studenti in agitazione: discordanti risultano al riguardo - come a suo luogo si dirà - le soluzioni adottate dalla giurisprudenza, in specie per ciò che attiene all’elemento soggettivo.
Specifico oggetto di questa indagine sarà, inoltre, alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali, sia della Corte di Cassazione sia della Corte Costituzionale, la problematica relativa alla liceità penale delle astensioni dalle udienze degli avvocati in occasione dei c.d. scioperi degli avvocati e alla configurabilità del reato di interruzione di pubblico servizio in questa fattispecie.

Dall’esame della giurisprudenza e della dottrina che si è occupata dell’argomento oggetto di questa specifica indagine, risulta evidente che la disposizione che punisce il reato di interruzione di pubblico servizio oltre ad avere carattere sussidiario, ha un’ampiezza applicativa davvero notevole.
Infatti essa non solo non richiede una particolare qualifica dell’agente ma anche e soprattutto descrive una fattispecie c.d. a forma libera, che non prevede specifiche modalità di realizzazione della condotta criminosa, ma considera esclusivamente le conseguenze di tale condotta, che consistono nel cagionare un’interruzione o nel turbare la regolarità di un ufficio o servizio pubblico.

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3 CAPITOLO I CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE Tra le fattispecie incriminatrici previste dal codice Rocco a tutela della pubblica amministrazione ve ne sono alcune (artt. 330-333, 340) dirette ad assicurare la continuità e la regolarità del funzionamento di essa da forme diverse di interruzione dell’attività che possono essere realizzate sia dagli stessi appartenenti alla pubblica amministrazione sia da persone estranee. Il titolo secondo del libro secondo del codice penale originariamente conteneva, infatti, alcune norme come l’art. 330 il quale prevedeva il delitto di abbandono ed ostruzionismo collettivi in pubblici uffici, servizi, impieghi o lavori oppure come l’art. 333 il quale prevedeva l’abbandono ed ostruzionismo individuale in uffici o servizi pubblici o di pubblica necessità. La legge 12 giugno 1990/146, che ha dettato norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati e ha istituito la Commissione di garanzia per l’attuazione della legge, con l’art. 11 ha abrogato, infatti, sia l’art. 330 c.p. che l’art. 333 c.p., predisponendo un «apparato sanzionatorio che in coerenza con l’abrogazione suddetta è impostato sulla depenalizzazione e dunque sull’esclusiva valenza civilistica dei comportamenti dei soggetti interessati» 1 . Mentre l’art. 331 c.p. prevede l’interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità cagionata da un imprenditore del servizio pubblico o di pubblica necessità e l’art. 332 c.p. punisce l’omissione di doveri di ufficio in occasione di abbandono di un pubblico ufficio o di interruzione di un pubblico servizio, l’art. 340 c.p. «rappresenta la norma di chiusura del sistema, in quanto prevede l’interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità commessa da privati» 2 . 1 E. SINISCALCHI, Sciopero nei servizi pubblici essenziali e prestazioni indispensabili a tutela dell’utente. Il difficile equilibrio nella giurisprudenza, Arg. dir. lav. 1996, 193-227, qui 200. 2 M.B.MIRRI, Interruzione ed abbandono di pubblici uffici, Enc. giur. Treccani, 1-7, qui 1 ss..

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Luciano Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.