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La delega di poteri regolatori alle autorità indipendenti

Una delle caratteristiche peculiari dell’evoluzione nei rapporti tra il settore pubblico e la sfera delle attività private risiede nella comparsa, e nella recente proliferazione internazionale, di organismi indipendenti cui Parlamenti e Governi delegano poteri connessi ad un qualche incarico di regolamentazione: dalle independent regulatory agencies statunitensi ai regulatory offices inglesi, dalle autoritès administratives indèpendantes francesi alle autorità indipendenti italiane, etc. Sebbene la letteratura che ruota attorno al fenomeno “autorità indipendenti” sia ampia e corposa, essa tende ad incentrarsi prevalentemente sull’analisi dei processi politici e dei trend economici entro i quali questa modalità di azione pubblica ha avuto origine e si è diffusa, oppure a soffermarsi sul disegno istituzionale degli organismi delegati senza spiegare, almeno in modo esplicito, per quali ragioni le autorità di governo decidono di rinunciare a parte delle proprie legittime potestà in favore di istituzioni collocate al di fuori dalle proprie gerarchie di controllo diretto e caratterizzate, nel complesso, da una profonda eterogeneità organizzativa e funzionale.
L’obiettivo di questo lavoro risiede nel colmare questa lacuna componendo una vera e propria teoria della delega grazie alla quale individuare i vantaggi che il decisore politico ritiene di poter conseguire delegando tali poteri, le problematiche cui tale delega dà vita nonché gli effetti istituzionali delle scelte volte a conseguire i vantaggi o a fronteggiare i costi suddetti; tutto ciò onde avere a disposizione una cornice entro la quale riconsiderare e decifrare la nascita e l’espansione del modello di intervento “a mezzo” di autorità indipendenti.
Dopo aver dato conto, nella PARTE I, della letteratura tradizionale sulle autorità indipendenti - mettendo in luce: a) come la loro comparsa e la loro proliferazione nel panorama istituzionale (avvenute in luoghi, tempi e modalità diverse) debbano considerarsi il “frutto” di un processo di riforma delle relazioni tra lo Stato e la sfera delle attività private risoltosi nella diffusione universale di un modello di intervento da Stato regolatore, b) come, malgrado tanto negli Stati Uniti (prima) quanto in Europa (in seguito) tale processo si sia verificato in concomitanza di una crisi dello Stato, i.e. del suo ruolo e delle sue funzioni rispetto alla società, le spinte che lo hanno innescato appaiano diametralmente opposte, ed, infine c) come le multiformi esperienze nazionali presentino un’eterogeneità tale da rendere difficoltosa l’individuazione, se non “in negativo”, di un modello generale di autorità indipendente che dia loro giustizia – la tesi si focalizza, nella PARTE II, sulla composizione della teoria vera e propria, le cui conclusioni indicano nella possibilità di incrementare l’efficienza della regolamentazione e di ottenere dei vantaggi elettorali, le due grandi categorie di benefici che il decisore politico può porsi come obiettivi della delega, nonché nella scarsa legittimità democratica e nel rischio che si manifestino fenomeni collusivi i principali costi cui il medesimo incorre nel momento in cui decide di delegare determinati poteri ad istituzioni politicamente indipendenti o – comunque - di dar vita ad una gerarchia creando organismi “a valle” incaricati della gestione tecnica di una regolamentazione di cui egli stabilisce ex ante le linee di indirizzo.
Il disegno istituzionale degli organismi indipendenti (soprattutto relativo alla loro – formale o sostanziale – indipendenza) si pone come variabile-chiave da prendere in considerazione per intuire le ragioni che inducono le autorità politiche a delegare loro tali poteri e suo tramite è possibile anche comprendere quali riserve presenti tale scelta: in particolare, fenomeni strutturali quali la progressiva burocratizzazione delle autorità indipendenti e la scelta di separare e disperdere le funzioni demandate tra più istituzioni operative sullo stesso settore di attività possono considerarsi strategie valide per diminuire i costi della prevenzione di comportamenti opportunistici e le argomentazioni teoriche che ne stanno alla base possono costituire, laddove affiancate a quelle di carattere tradizionale, un riferimento valido per comprendere le ragioni della proliferazione di tali autorità nei contesti nazionali e nel panorama internazionale.

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v INTRODUZIONE Uno dei tratti distintivi dell’evoluzione nei rapporti tra il settore pubblico e la sfera delle attività private risiede nella comparsa, e nella recente proliferazione internazionale, di autorità indipendenti alle quali Parlamenti e Governi delegano poteri connessi – in modo più o meno diretto – ad un qualche incarico di regolamentazione. Di organismi simili è possibile trovarne in tutto il mondo: dalle independent regulatory agencies statunitensi ai regulatory offices inglesi, dalle autorités administratives indépendantes francesi alle autorità indipendenti italiane, ad esempio. Tuttavia, sebbene esistano, alla base di un modello “generale” di autorità indipendente, dei tratti che accomunano le multiformi esperienze nazionali – vale a dire l’esplicita collocazione, di tali organismi, all’esterno delle gerarchie di controllo politico ed il loro svolgere una qualche funzione regolatoria - dietro ad etichette a prima vista somiglianti si celano differenze spesso radicali, non solo da un punto di vista organizzativo, ma anche concernenti il tipo di attività delegata ed il tipo di relazione che tali organismi intrattengono con i poteri politici, economici ed istituzionali delle realtà in cui appaiono. E’ stato proprio riscontrando questa eterogeneità struttural-funzionale che il mio interesse per le autorità indipendenti ha iniziato a manifestarsi: perché, mi sono chiesta, ad un certo punto le autorità politiche “scelgono” di rinunciare a parte delle proprie – legittime - potestà delegandone l’esercizio ad organismi tecnici? Perché scelgono di porre tali organismi al di fuori dalla propria vigilanza diretta, attribuendo loro uno status di indipendenza politica? A cosa è dovuta l’estrema eterogeneità di funzioni e di strutture che le caratterizza? Quali obiettivi perseguono i decisori politici attraverso la loro creazione?

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Daniela Tauro Contatta »

Composta da 238 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2757 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.