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Consulenza finanziaria

Informazioni tesi

  Autore: Luca Guglielmi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Carla Rabitti Bedogni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

La prima parte di questo lavoro affronta l’inquadramento generale delle attività di consulenza finanziaria, della promozione/collocamento nell’offerta fuori sede di strumenti e servizi finanziari, e delle gestioni mobiliari (come disciplinate dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n.58 e dai regolamenti di attuazione). Di tali attività viene offerta una ricostruzione essenziale delle norme applicabili. Nella seconda parte, come anticipato, ci si occupa degli aspetti applicativi. Quanto alla definizione della consulenza finanziaria, si può dire che essa ha subìto interpretazioni differenziate nel tempo, evidenziando un andamento “a parabola”. In particolare, mentre nell’accezione del Legislatore del 1991 (Legge n. 1/1991) la consulenza finanziaria veniva collocata tra le “attività di intermediazione mobiliare”, successivamente, per effetto della Direttiva n. 93/22/CE e del Decreto Eurosim e del T.U.F. la consulenza esce dal novero delle attività riservate per entrare nel novero delle attività libere. Più recentemente, si propone di tornare alla vecchia configurazione del servizio di consulenza, facendolo rientrare nell’ambito dei “servizi d’investimento” e quindi delle attività riservate: questo è l’orientamento manifestato della Commissione Europea nella sua proposta di revisione della Direttiva 93/22/CE (c.d. ISD). Alla base della rinnovata sistemazione della materia vi è la considerazione che il termine “consulenza finanziaria” è troppo generico, e che si debba procedere a distinguere una consulenza “indipendente”, da una invece strumentale al collocamento o “illustrativa” dei prodotti offerti dall’intermediario. La prima è invece una consulenza globale svolta a favore del cliente, la quale abbraccia ogni prodotto finanziario accessibile nei vari mercati (nazionali ed internazionali). Recentemente, con Comunicazione n. DIN/1083623 del 7 novembre 2001, la Consob ha ritenuto che per la prestazione del servizio di consulenza occorra “la preventiva sottoscrizione di un contratto scritto, ai sensi dell'art. 30, comma 3, lett. b), del regolamento n. 11522/1998”, il quale indichi chiaramente “le caratteristiche e le modalità di prestazione del servizio, nonché i relativi costi addebitabili alla clientela”.
In altri termini, siamo in presenza di un servizio a sè stante, ossia un “autonomo centro di business” per l’intermediario. Da ciò discende che, ad un servizio siffatto mal si attaglia l’attuale definizione di “servizio accessorio” (ossia servizio non-core, non appartenente alla gestione caratteristica), potendosi invece predicare l’inclusione della consulenza finanziaria tra i servizi “principali” prestati dall’intermediario. È parso altresì conveniente analizzare l’applicazione delle regole sul conflitto d’interessi applicabili all’intermediario che presta il servizio di consulenza finanziaria. Il soggetto di norma incaricato dall’intermediario per svolgere il servizio di consulenza è il promotore finanziario. Questi è abilitato tanto a svolgere la consulenza che si è definita “illustrativa”, tanto la consulenza “indipendente” che configura il servizio di cui all’art. 1, comma 6, lett. f) del T.U.F.. Da ciò si evince che la consulenza finanziaria in materia di investimenti in strumenti finanziari può essere prestata dall’intermediario-consulente; dal promotore finanziario, in proprio, purché non risulti incaricato da un intermediario-preponente; da ogni altro soggetto. Si è affrontato, infine, il problema delle differenze che distinguono la consulenza finanziaria da attività che, prima facie, appaiono affini, ma che presentano diversità talora addirittura macroscopiche. Problematico è apparso tracciare una linea di discrimine precisa tra la consulenza strumentale al collocamento e la gestione di patrimoni mobiliari per conto terzi. Il ragionamento che fa sorgere la questione menzionata è, più o meno, il seguente: poiché il promotore finanziario è impegnato costantemente in un’opera di illustrazione e spiegazione dei prodotti offerti, questi ha un rapporto confidenziale con la clientela. Il promotore potrebbe quindi sfruttare la situazione per far compiere ai propri clienti operazioni pretestuose, oppure, ancor peggio, potrebbe selezionare personalmente i titoli da far comprare alla clientela, mettendo a rischio i loro risparmi e, di fatto, svolgendo un servizio di “gestione” di patrimoni (attività invece riservata agli intermediari autorizzati). In alcune situazioni la Consob ha irrogato provvedimenti sanzionatori ai promotori finanziari accusati di svolgere una gestione mascherata da consulenza. La dottrina assolutamente prevalente si è mostrata, viceversa, critica verso questa impostazione.

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1 SINTESI Questo lavoro si può dividere in due parti differenziate. La prima parte affronta l’inquadramento generale delle attività di consulenza finanziaria, della promozione/collocamento nell’offerta fuori sede di strumenti e servizi finanziari, e delle gestioni mobiliari (come disciplinate dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n.58 e dai regolamenti di attuazione). Di tali attività viene offerta una ricostruzione essenziale delle norme applicabili. D’altro canto, non è specifica intenzione della presente tesi di laurea, dare il quadro complessivo del diritto applicabile alle suddette attività (vista anche l’ingente letteratura rinvenibile allo scopo), quanto piuttosto cercare di affrontare, in termini giuridici, gli aspetti problematici e le zone d’ombra che caratterizzano la prassi operativa. Nella seconda parte, come anticipato, ci si occupa degli aspetti applicativi. Gli aspetti su cui si è fermata particolarmente l’attenzione sono, da un lato, la ricerca di un contenuto certo da assegnare alla (controversa) nozione di “consulenza finanziaria”, dall’altro l’evidenziazione delle diversità esistenti tra l’attività consulenziale ed attività che sono “altro” rispetto ad essa, ma che tuttavia vi si possono confondere. Quanto alla definizione della consulenza finanziaria, si può dire che essa ha subìto interpretazioni differenziate nel tempo, evidenziando un andamento “a parabola”. In particolare, mentre nell’accezione del Legislatore del 1991 (Legge n. 1/1991) la consulenza finanziaria veniva collocata tra le “attività di intermediazione mobiliare”, e per questa ragione esercitabile unicamente dagli intermediari autorizzati dalla legge, successivamente, per effetto della Direttiva n. 93/22/CE (prima) e del Decreto Eurosim e del T.U.F. (poi), la consulenza esce dal novero delle attività riservate per entrare nel “limbo” delle attività libere, non sottoposte a riserva e dunque da ognuno esercitabili. Più recentemente, si propone di tornare alla vecchia configurazione del servizio di consulenza, facendolo rientrare nell’ambito dei “servizi d’investimento” e quindi delle attività riservate: questo è l’orientamento manifestato della Commissione Europea nella sua proposta di revisione della Direttiva 93/22/CE (c.d. ISD).

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