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Le politiche industriali della Comunità Europea - Il settore tessile

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Santelia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Gabriele Orcalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

L’ASPETTO GENERALE
La tesi si sviluppa su un duplice piano. Da un lato viene analizzata l’evoluzione della Politica Industriale della Comunità Europea nella sua accezione più teorica: i diversi presupposti, gli orientamenti prevalenti, gli approcci predominanti seguiti nel corso degli anni (protezionismo, liberalismo, etc). Dall’altro lato - e in maniera più consistente - vengono analizzate le politiche specifiche adottate dalla stessa CE per il settore tessile: i provvedimenti interni, le direttive, gli accordi internazionali, i trattamenti commerciali dei diversi partners mondiali.

LO SCOPO
E' quello di illustrare l’evoluzione dell’industria tessile europea attraverso la seconda metà del novecento, focalizzando l’attenzione soprattutto sulle strategie adottate dall’Unione per promuoverne la crescita, la ristrutturazione, la maggiore competitività di fronte alla problematica globalizzazione del settore.

LA STRUTTURA
Viene proposta una precisa analisi cronologica, attraverso una scansione per decenni che va dagli anni Cinquanta fino al 2001. Per ogni decade viene descritta la situazione della Comunità, le sue condizioni economiche ed il suo atteggiamento verso il settore industriale. Parallelamente viene analizzato il settore tessile, la sua struttura produttiva, le condizioni del mercato, le problematiche legate a fattori interni (inefficienze) e quelle derivanti da fattori esterni (pressioni concorrenziali), nonché i provvedimenti attuati dalle imprese, dagli Stati e dall’Unione stessa. Viene anche proposto un costante confronto con gli altri produttori mondiali quali gli Stati Uniti.

IL CONTENUTO in breve
L’industria tessile europea conosce a partire dagli anni Cinquanta una profonda crisi: le cause principali sono l’estrema rigidità della sua struttura produttiva - incapace di adattarsi alle nuove produzioni ed alle nuove sinergie di mercato - e la concorrenza massiccia esercitata dai nuovi produttori - diffusi dal Sud-Est Asiatico all’America Latina. L’intervento dell’Unione Europea è fin dall’inizio e per lungo tempo improntato su pratiche di sostegno interno (sussidi) e di protezione dall’esterno (barriere tariffarie, barriere non tariffarie, sistemi di quote, etc). L’Accordo Multifibre (in vigore dal 1974) e l’intervento sulle Fibre Sintetiche costituiscono il culmine di questo orientamento altamente protezionistico. Tuttavia a partire dagli anni Ottanta l’attenzione dell’Unione si sposta sulla ristrutturazione del sistema, sull’ammodernamento delle strutture produttive, sulle attività di R&S, sull’acquisizione di competitività, sul rafforzamento dei legami commerciali tra i paesi membri. Un orientamento più liberale dunque, più “maturo”, più orientato all’apertura verso mercati internazionali. Anche l’Accordo Multifibre, periodicamente soggetto a modifiche, rispecchia questo nuovo trend. L’industria Tessile, che ne ha beneficiato soprattutto dal punto di vista di una nuova efficienza e di una nuova flessibilità, oggi sembra aver superato la crisi; sostanzialmente, ad una minore produzione si è accompagnata una crescente specializzazione.

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5 PREMESSA L’industria europea ha conosciuto negli ultimi cinquant’anni una profonda trasformazione, sotto molti punti di vista: sono cambiate le strutture produttive - rivoluzionate dalle nuove tecnologie - così come sono cambiate, soprattutto, le dinamiche del mercato, come dimostrano la nascita e lo sviluppo del Mercato Unico Europeo. A periodi di forte crisi si sono alternati periodi di ripresa e di crescita, accompagnati di volta in volta da lunghi processi di riorganizzazione o di ristrutturazione. Spesso si è trattato di andamenti diffusi, omogenei, che hanno riguardato tutta l’Industria comunitaria nel suo complesso (ricordiamo ad esempio gli effetti degli shock petroliferi nei primi anni Settanta) mentre in altri casi sono stati coinvolti solamente alcune realtà nazionali o alcuni settori. Ognuno di essi ha dovuto di volta in volta affrontare, singolarmente, continui aggiustamenti, forti ridimensionamenti ma anche forti sviluppi: hanno così acquisito maggior peso nel complesso i settori più innovativi - in primis l’elettronica - mentre ne hanno perso i settori più tradizionali come la cantieristica navale o l’industria Tessile. Anche le politiche intraprese in materia dagli Stati hanno seguito un andamento simile, evolvendosi in modo parallelo: così a Politiche Industriali rigide ed interventiste, che si accompagnano ai momenti di crisi, si sono alternate nei periodi di maggior stabilità Politiche Industriali più liberali. Ma l’aspetto più significativo a riguardo è stata la nascita di un nuovo centro decisionale, la Comunità Europea (oggi Unione Europea), che è andata ad affiancarsi e gradualmente - in qualche misura - a sovrapporsi ai singoli centri nazionali. La logica conseguenza è stato lo sviluppo, benché difficile e stentato, di una Politica Industriale di livello sovrastatale. Il nostro studio si sviluppa interamente proprio sul piano europeo: il tema

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Parole chiave

settore tessile
politica industriale
industria tessile
politica comunitaria
accordo multifibre

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