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''Miscuit utile dulci''. La poesia filosofica di Giuseppe Colpani (1738-1822)

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Galli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Vittorio Criscuolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

Esprimere un giudizio sull'opera di Colpani implica l'obbligo di una distinzione tra la produzione edita negli anni che vanno dalla collaborazione con il gruppo caffettista fino al 1780, e quella del periodo post-rivoluzionario.
Con la collaborazione al Caffè Colpani poté prendere parte all’iniziativa più importante e più avanzata dell’Illuminismo italiano, ed ebbe così la possibilità di diffondere dalla colonne di quella prestigiosa rivista il suo programma di una poesia utile, divulgativa delle scoperte scientifiche e del nuovo pensiero dei lumi.
Appare chiara peraltro la distanza delle sue posizioni rispetto alle battaglie condotte dal gruppo dell’Accademia dei pugni.
Colpani si limita a criticare il petrarchismo e la sterile poesia d’occasione ma non si discosta poi molto dal gusto “alto e rococò” alla moda in molti ambienti della società settecentesca.
Anche il suo stile non si allontana certo molto dalla tradizione letteraria, ed anzi manifesta in qualche parte significative reminiscenze dello stile arcadico.
Siamo ben lontani dalle severe critiche della tradizione linguistica e letteraria che caratterizzano la rivista milanese.
Certamente nei suoi poemetti Colpani riesce, a volte con qualche efficacia, a tradurre in versi il suo ideale di poesia “filosofica” o per meglio dire divulgativa, o didascalica ma non va al di là di un generico, superficiale entusiasmo per l’idea di progresso e per la nuova filosofia, senza però rivelare una reale profondità di pensiero.
Il suo tono è sempre celebrativo, mai problematico, e si accontenta di ridurre in semplici formule teorie filosofiche e scoperte scientifiche.
In fondo egli esprime bene quella cultura che si può definire da salotto, diffusa appunto nelle classi aristocratiche così osteggiate dal Parini.
Anche il suo classicismo non va al di la di una moderata adesione al gusto dominante del secolo, ma è privo di autentico spessore culturale.
Anagraficamente, Colpani, nato nel 1738, appartiene alla generazione de Il Caffè, ma sicuramente la sua formazione attinge a riferimenti culturali precedenti, per cui egli, nella Milano dei Verri e dei Parini, appare un po’ superato dai tempi.
Il suo entusiasmo per il metodo sperimentale rinvia a quella diffusione dello spirito enciclopedico, che si era realizzato anche in Italia a partire dalle due edizioni toscane della grande opera francese.
Ma negli anni ’70 e ’80 del Settecento quell’entusiastica scoperta apparirà lontana, e ben altri, più drammatici problemi, si ponevano agli ambienti illuministi.
D’altra parte le radici del suo interesse per la scienza traspaiono bene dai ripetuti richiami all’ambiente bolognese di Eustachio Manfredi, e rinviano il dunque alla cultura della prima metà del secolo.
E’ emblematico anche il fatto che tutta la sua produzione poetica si ponga come espressione, se non unico modello, l’opera di Francesco Algarotti.
Insomma per i riferimenti culturali e letterari di cui si alimentava la sua opera Colpani appare fermo alla realtà intellettuale della prima metà del secolo, una realtà già nettamente superata dalla Milano del Caffè.
Dei nuovi problemi che la filosofia dei lumi si trovò a dover affrontare, Colpani non mostra alcuna consapevolezza.
Ben evidenti sono anche i limiti di Colpani sul piano letterario.
La sua attenzione si concentra, probabilmente al di là delle sue stesse intenzioni, sui contenuti più che sulla forma.
C'è la ricerca di una nitidezza espressiva sorretta da un linguaggio chiaro e razionale; ma allo stesso tempo la forma risulta talora scialba, più spesso perfino sciatta.
L'autore bresciano cerca di farsi portavoce delle istanze illuministe, ma, e qui troviamo il suo grande limite, non riesce a superare il semplice riecheggiamento e soprattutto non offre alcun contributo originale.
La sua ultima produzione scade in una banale poesia d'occasione, in una rima facile, con la quale Colpani celebra eventi e personaggi storici senza alcuna reale partecipazione.
Tuttavia non si deve nemmeno eccessivamente ridimensionare il ruolo di Colpani nella cultura del suo tempo.
Intanto andrebbe studiata la fitta rete di relazioni umane e letterarie che Colpani intrattenne per tutta la sua vita.
Inoltre non si deve dimenticare che proprio le figure minori come Colpani mettono in evidenza, anche meglio dei letterati più importanti, motivi, aspirazioni, idee che saranno diffusi nella società del tempo e che esprimono il caratteristico mondo di certi salotti settecenteschi.

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2 Giuseppe Colpani nacque a Brescia il 30 marzo 1738 da Antonio e Anna Maria Bussi, da una famiglia di condizione agiata. Secondo la descrizione di Fornasini era di “di bassa statura, di persona proporzionata, e di nobile portamento. Era festevole nella conversazione, e pieno di attici sali”. 1 Studiò, dapprima sotto la guida di don Pierantonio Bazzini, autore in lingua greca della vita di Panagioti da Sinope, dal quale apprese appunto il greco mostrando sin da ragazzo una netta propensione per la poesia e le belle lettere. Studiò filosofia sotto la direzione del dotto e celebre teatino padre G.B. Scarella, le scienze matematiche con il gesuita padre Federico Sanvitali. La sua precoce e felice disposizione alla poesia venne accennata addirittura dallo stesso Colpani in un suo poemetto “La nebbia dell'estate”, pubblicato nel 1783. Conobbe la lingua inglese e lesse molta produzione letteraria anglosassone, che contribuì certamente ad orientarlo verso quel modello di poesia "filosofico" che rappresentò il principale punto di riferimento della sua opera letteraria. Grande ammirazione riservò, inoltre, ad uno dei suoi autori preferiti, Pope. Un altro autore che ebbe notevole influenza sulla formazione di Colpani fu senza dubbio Lucrezio, e ancora tra i latini ebbe molta 1 G. FORNASINI, Elogio dell'autore, in Ultime poesie di Giuseppe Colpani, Brescia, 1823, pag. 25

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