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Actiones liberae in causa

La tesi in oggetto si propone di analizzare il principio della punibilità delle c.d actiones liberae in causa, introdotte dal codice penale del 1930 con l'art 87 che, in deroga al principio generale dell'art. 85 (è imputabile colui che al momento della commissione del reato è capace d'intendere e di volere) statuisce che deve essere considerato imputabile e quindi punibile il soggetto che si è posto in stato di incapacità di intendere e di volere al fine di commettere un reato.
In base a tale disposizione colui che al fine di commettere un reato o di prepararsi una scusa si è pone in stato d'incapacità d'intendere e di volere, e in tale stato commette un reato, è chiamato a rispondere del reato medesimo come se lo avesse commesso in stato di piena imputabilità.

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1 Premessa Il problema di determinare come e perché nelle c.d. actiones liberae in causa l’incapace per uno stato transitorio della psiche (sonno, sonnambulismo, ubriachezza, stupefazione) possa essere ritenuto imputabile e, conseguentemente, responsabile della propria azione od omissione ha da sempre tormenteto le menti dei più illustri giuristi. Il problema nasce dalla particolarità di tale disposizione che, stabilendo la punibilità di colui che si sia posto in stato d’incapacità d’intendere e di volere al fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa, introduce una deroga al principio (sancito dall’art. 85 c.p.) della contemporaneità tra stato d’imputabilità e commissione del reato. Problema, dunque, complesso, tanto più se si fa riferimento alle discussioni sorte in dottrina sulla natura giuridica dell’ubriachezza e della stupefazione volontaria o colposa: rientrano esse nella teorica dell’actio libera in causa? E’ quindi possibile l’esistenza di una forma colposa di actio libera in causa, o l’ubriachezza volontaria deve essere riallacciata al caso tipico dell’actio libera in causa dolosa, da cui naturalmente derivi esclusivamente un reato doloso? Una situazione, dunque, così singolare ed una disciplina a prima vista così anomala non potevano non suscitare appassionate discussioni in dottrina: tanto più che la norma dell’art. 87 c.p. si presentava come una novità, non avendo il Codice Zanardelli dedicato alcuna disposizione specifica all’istituto.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Rosaria Matranga Contatta »

Composta da 223 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3310 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 17 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.