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Problemi di avviamento ad operatività di un impianto di compostaggio

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Fedeli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Gianfranco Veronesi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

Alla luce della nuova normativa sul riciclaggio (D.Lgs. 22/97, ai più noto come “Decreto Ronchi”, e relativi aggiornamenti) ci si propone di evidenziare l’importanza che un sistema come il compostaggio sta assumendo in am-bito nazionale, ma soprattutto nelle zone nordorientali dove più elevato è lo sfruttamento zootecnico.
Il fermento generato dall’aggiornamento del quadro legislativo ha indubbia-mente favorito la diffusione di impianti per il trattamento dei residui organici volti alla realizzazione di concimi e ammendanti; questi processi sono già no-ti e negli ultimi anni, anche sotto la spinta dell’incremento delle cosiddette colture biologiche, si è assistito ad una vera esplosione della domanda dei concimi organici, in pratica ottenibili esclusivamente dal trattamento di tali residui.
In passato gli impianti di compostaggio hanno seguito un’evoluzione diffe-renziata, fra quelli destinati al trattamento dei residui di origine zootecnica e quelli utilizzanti la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU).
Nel contempo però si sono avuti pochi esempi di strutture per il trattamento dei fanghi da impianti di depurazione delle acque e, in ogni caso, caratteriz-zati da sensibili problemi di fermentescibilità e di mantenimento di livelli ot-timali delle reazioni biologiche.
Per lo svolgimento di questa tesi è stato possibile seguire fin dall’inizio della sua attività un nuovo tipo di impianto di compostaggio, la Biofer di Boara Polesine (Rovigo), progettato per trattare tutte le tipologie di materiali sopra descritti.
La sperimentazione prevedeva la verifica dei processi di compostaggio sulle quattro platee, testando in continuità le temperature della massa in fermenta-zione e correlando tali valori con le caratteristiche chimico-fisiche dei mate-riali contenuti.
Fra gli obiettivi previsti, anche la “resistenza” del processo nei confronti di eventuali perturbazioni esterne (trattamenti antibiotici ecc.) e la risposta mec-canica ed energetica dell’intero impianto (affidabilità delle macchine), in mo-do da riuscire a definirne i limiti di operatività.
Per ottemperare allo scopo di tutela ambientale, sono state pure sistemati-camente testate le emissioni verso l’esterno, prima e dopo la realizzazione dei biofiltri, nonchè l’impatto ambientale causato sia dai trasporti che dalle emissioni maleodoranti.
In conclusione, sono stati valutati anche gli aspetti economici e di mercato del prodotto ottenuto: anello finale di una catena che ci permette di dimostra-re come la tecnica del compostaggio rappresenti oggi una valida soluzione per il recupero produttivo dei residui di natura organica, in quanto li trasfor-ma in un prodotto stabilizzato, di elevato valore agronomico e facilmente gestibile.

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1 Introduzione Alla luce della nuova normativa sul riciclaggio (D.Lgs. 22/97, ai più no- to come “Decreto Ronchi”, e relativi aggiornamenti) ci si propone di e- videnziare l’importanza che un sistema come il compostaggio sta assu- mendo in ambito nazionale, ma soprattutto nelle zone nordorientali dove più elevato é lo sfruttamento zootecnico. Il fermento generato dall’aggiornamento del quadro legislativo ha in- dubbiamente favorito la diffusione di impianti per il trattamento dei resi- dui organici volti alla realizzazione di concimi e ammendanti; questi processi sono già noti e negli ultimi anni, anche sotto la spinta dell’incremento delle cosiddette colture biologiche, si è assistito ad una vera esplosione della domanda dei concimi organici, in pratica ottenibili esclusivamente dal trattamento di tali residui. In passato gli impianti di compostaggio hanno seguito un’evoluzione dif- ferenziata, fra quelli destinati al trattamento dei residui di origine zoo- tecnica e quelli utilizzanti la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). Nel contempo però si sono avuti pochi esempi di strutture per il tratta- mento dei fanghi da impianti di depurazione delle acque e, in ogni caso, caratterizzati da sensibili problemi di fermentescibilità e di mantenimen- to di livelli ottimali delle reazioni biologiche. Per lo svolgimento di questa tesi è stato possibile seguire fin dall’inizio della sua attività un nuovo tipo di impianto di compostaggio, la Biofer di Boara Polesine (Rovigo), progettato per trattare tutte le tipologie di ma- teriali sopra descritti. La sperimentazione prevedeva la verifica dei processi di compostaggio sulle quattro platee, testando in continuità le temperature della massa in fermentazione e correlando tali valori con le caratteristiche chimico- fisiche dei materiali contenuti. Fra gli obiettivi previsti, anche la “resistenza” del processo nei confronti di eventuali perturbazioni esterne (trattamenti antibiotici ecc.) e la rispo- sta meccanica ed energetica dell’intero impianto (affidabilità delle mac- chine), in modo da riuscire a definirne i limiti di operatività.

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