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Leopardi e lo sport

giacomo leopardi e lo sport Anche se può sembrare strano, il pensiero di Leopardi si rivolse innumerevoli volte verso lo sport; soffermandosi in particolar modo sul concetto di anima e corpo ripreso soprattutto nello “Zibaldone”.

Ad es. sul finire del XVIII sec. in molti paesi si era soliti disputare incontri di “palla al bracciale”, che consisteva “nell’addomesticare” con un pesante attrezzo di legno irto di punte (bracciale) una sfera di cuoio e scagliarla da una parte all’altra di un rettangolo di gioco. Questi incontri erano talmente entusiasmanti da spingere persino il nostro poeta Leopardi a recarsi ad assistere ad incontri di palla al bracciale e uno di questi incontri, disputatosi a Recanati, a cui partecipò l’allora famoso Carlo Didimi di Treia, ispirò al poeta il canto V “A un vincitore nel pallone”, dedicandola a questo grande campione. La canzone, così come affermano Damiani e Rigoni, non è altro che esaltazione del vigore del gioco e dell’illusione. Questa esaltazione sarebbe incomprensibile se il Leopardi in tanti passi dello Zibaldone non ci chiarisse il concetto che lui a maturato nel tempo riguardo al corpo, all’anima e alla storia del mondo vista come progressiva caduta delle illusioni. Infatti in un altro passo dello Zibaldone dell’8 dic. 1820 scriveva:” Il vigore e il ben essere del corpo conferisce alla serenità dell’animo, e la serenità dell’animo al vigore e al ben essere del corpo...”.

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Cap.I - La vita di Leopardi Leopardi e lo sport 4 LA VITA DI LEOPARDI Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno del 1798 a Recanati (Macerata), piccolo centro della provincia pontificia. E’ il primogenito di cinque figli: Carlo (1799-1878), Paolina (1800-1869), Luigi (1804-1828) e Pierfrancesco (1813-1851). Il padre, il conte Monaldo (1776-1847), nutre idee decisamente reazionarie; è però colto, amante delle lettere e sollecito verso i figli. Invece la madre, Adelaide dei marchesi Antici (1778-1857), che dal 1803 assumerà efficacemente la direzione degli affari domestici e la cura del patrimonio familiare gravemente compromesso dagli sperperi giovanili del marito, è una donna solerte nei doveri materni, ma fredda e severa, ridotta dalla religione a odiare la vita, la bellezza e il piacere; al punto che non solamente non compiangeva quei genitori che perdevano i loro figli bambini, ma gli invidiava intimamente e sinceramente, perché questi erano volati al cielo senza pericoli. Concetto, questo, che sembra il ritratto tremendo che si legge nello Zibaldone: …(353-5,25 novembre 1820). -Nel 1807 l’istruzione di Giacomo, Carlo e Paolina viene affidata all’abate Sebastiano Sanchini, che li guiderà fino al 1812: in quegli anni “finirono gli studi scolastici di Giacomo (…), perché il precettore non aveva più altro da insegnargli”. Nel 1809 Giacomo compone vari testi poetici, il primo dei quali-per sua stessa testimonianza- è il sonetto La morte di Ettore, scritto dopo la lettura di Omero. Compone anche le prime prose e, tra i dieci e gli undici anni, traduce le Odi di Orazio: ventinove dal I libro e quindici dal II. Nel 1810 scrive vari altri componimenti poetici, in italiano e in latino, tra i quali spicca Il Diluvio Universale. Nel 1811 compone la tragedia La virtù indiana e le prime Dissertazioni filosofiche. Traduce in ottava rima l’ars poetica di Orazio. Una lettera scritta al padre in francese alla vigilia di Natale testimonia lo studio precoce anche di questa lingua. Nel 1812 incomincia, nella ricca biblioteca paterna (16.000 volumi), quei “sette anni di studio matto e disperatissimo”, in cui logora irrimediabilmente la propria salute: in questi anni si manifesta nel

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Motorie

Autore: Addolorata Riso Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 23939 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.