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Lessico operistico

Ho cercato di tracciare una storia dell'evoluzione del linguaggio tecnico del melodramma italiano, attraverso la realizzazione di un dizionario, che ha infine compreso circa 50 lemmi.
Per farlo, ho consultato i testi dei primi compositori fiorentini della fine del XVI secolo (ad esempio Vincenzo Galilei) fino ad arrivare, poi, ai loro colleghi del XX secolo (epistolari di Verdi, Puccini).
Per la realizzazione della parte linguistico teorica, mi sono basata su lessici italiani della fine del XVIII secolo (Alberti da Villanova), del XIX (Tommaseo Bellini, Tramater, Broglio), e su una scelta del XX secolo (fra cui Sabatini Coletti, Devoto Oli, Zingarelli, Garzanti, Palazzi Folena, De Mauro). Ho inoltre consultato saggi linguistici inerenti il linguaggio della musica (Bonomi, Trovato, Nicolodi).
Fondamentale è stato l'apporto di opere straniere, in particolare dei lessici specialisti di Brossard (1703) e di Rousseau (1767), e dell'enciclopedia dell'opera lirica, di Rosenthal e Warrack.
La parte più interessante e ricca di soddisfazioni di questo lavoro è stata quella relativa alla prima attestazione dei lemmi. In essa ho cercato di fornire, per ogni termine analizzato, l'autore e l'opera che li vedeva impiegati, per la prima volta, nella loro accezione musicale. Molto spesso è capitato che questa ricerca mi portasse a trovare attestazioni più antiche rispetto a quelle indicate dai maggiori lessici italiani.
A conclusione del lavoro, ho potuto evidenziare che, nonostante la straordinaria fioritura del genere teatrale, e l'insuperato successo di pubblico, il melodramma italiano, non abbia saputo elaborare un linguaggio tecnico specifico, ma che esso sia rimasto vincolato ad usi personali dei diversi autori, o anche a termini generici, appartenenti al generico ambito artistico, e non esclusivamente a quello musicale o melodrammatico (il lemma ''aria'' è caso emblematico).

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12 Aria Forma musicale vocale e strumentale. Nel melodramma, per aria si intende un pezzo chiuso per voce solista, con accompagnamento musicale e schema strofico. La parola trae origine dalle composizioni a più voci, designate con tale termine a partire dalla fine del 1400. In Italia le prime attestazioni di Aer riguardano un modulo melodico, composto sulla prima strofa di un testo poetico popolaresco, da ritornellarsi sulle altre. Di questo tipo sono gli Aer de versi latini e gli Aer de versi capituli di Antonio Capreolo (XV-XVI secolo) e Filippo Lurano (ca.1475-1520) stampati all’inizio del 1500 dal Petrucci, che li chiama: “Modi di cantar versi latini, capituli, sonetti”. Questi aer preludiano l’aria che verrà in seguito, perché già a partire dalle trascrizioni ricavate dagli Aer pubblicati nel 1509 da Franciscus Bossinensis (XV-XVI secolo), il canto viene affidato ad una sola voce di soprano, mentre le altre parti sono interpretate dal liuto che accompagna. Analoghe a questo tipo di aer sono le air de cour nate in Francia fra il 1500 e il 1600 e costituite da una semplice melodia per voce sola, con accompagnamento strumentale (anche in questo caso, di solito, si tratta di un liuto). Nel 1500, con la fioritura del madrigale e delle altre forme liriche minori, anche polifoniche, la parola Aria assume un significato generico (ad esempio si chiamano “ariosi” alcuni madrigali in raccolte apparse fra il 1555 e il 1584). La tendenza alla monodia e allo schema strofico non emerge fino alla fine del 1500, quando il nuovo stile, monodico e recitativo, si impone sul contrappunto. L’aria monodica, annunciata dal canto di Giulio Caccini (ca. 1550- 1618) a Firenze, appare nella raccolta di madrigali e arie dello stesso interprete, pubblicata nel 1601 con il titolo Le Nuove musiche. Stilisticamente siamo di fronte a componimenti che vedono una mescolanza di elementi recitativi, melodici ed ornamentali, svolti sopra un testo a più strofe, con periodi a schema variabile, secondo la lunghezza del testo.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Annamaria Novero Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3266 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.