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Miles of rambling stones. L'immaginario spaziale nella trilogia di Gormenghast

Questa tesi verte sul tema dell’immaginario spaziale nella trilogia di Gormenghast, opera di Mervyn Peake. L’autore, inglese nato nel 1911 a Kuling, in Cina, da genitori missionari, si dedicò alla stesura delle tre opere che costituiscono le Gormenghast Novels dalla metà degli anni quaranta alla fine degli anni cinquanta. Precisamente, Titus Groan, il primo romanzo, è datato 1946, seguono, nel 1950 Gormenghast e nel 1959 Titus Alone.
Nel corso della trilogia di Peake sono riscontrabili evoluzioni riguardanti il tema dello spazio. Il castello che fa da sfondo alle azioni dei personaggi assume, infatti, delle sfumature di significato nei diversi momenti della narrazione. Se, ad un primo livello, l’edificio è da considerarsi nella sua massiccia fisicità, in un secondo momento emergono i valori e i significati celati dalle sue mura. Simbolicamente, Gormenghast rappresenta la staticità e l’eternità della dinastia dei Groan, di cui Titus, il protagonista, fa parte. I rituali del castello assumono, in tale cornice, una valenza a-storica e a-temporale: questo mondo si presenta all’apparenza inattaccabile, in quanto concepito come l’unica dimensione possibile.
L’evoluzione della narrazione si basa innanzitutto sulla contestazione dei valori, del potere e, in Titus Alone, anche dell’unicità di Gormenghast. I personaggi di Steerpike e Titus rappresentano elementi di disturbo esterni ed interni rispetto alla stirpe dei Groan. Il primo, il kitchen boy, compie una vera e propria scalata per impossessarsi del potere detenuto dal Conte fingendo di aderire e rispettare le sue leggi. Il secondo, futuro Conte Groan, contesta i valori della propria famiglia ribellandosi e distaccandosi da essa.
E’ necessario oltretutto sottolineare che il castello prende parte attivamente alle vicende che avvengono al suo interno. Esso, assieme al paesaggio che lo circonda, rispecchia o contrasta nettamente con il clima della narrazione. Oltre a ciò, i singoli individui trovano come massima espressione del proprio io le stanze dove abitano. Ad esempio, Swelter, il diabolico capocuoco, sembra trovarsi a proprio agio nel soffocante Inferno delle cucine. La contessina Fuchsia, invece, si realizza instaurando un rapporto di amore e dipendenza nei confronti dei mobili e degli oggetti che popolano il suo attico. Un altro esempio significativo è quello di Sepulchrave, Conte di Gormenghast, che impazzisce una volta che la biblioteca viene rasa al suolo da un incendio, opera di Steerpike.
Titus Alone compie un passo in avanti rispetto a Titus Groan e Gormenghast. Titus, adolescente, lascia Gormenghast per andare alla scoperta del mondo. La madre lo avverte, però, che tale impresa si rivelerà vana: “there is nowhere else…you will only tread a circle”. Tale affermazione troverà conferma, ma il giovane dovrà scontrarsi con delle realtà molto diverse dalla propria. La città di Titus Alone, con i suoi palazzi moderni, il ghetto dell’Under River e lo zoo di Muzzlehatch non ha nulla a che vedere con le “miles of rambling stones” di Gormenghast. Tale esperienza sarà decisiva per la formazione dell’identità di Titus, il quale sceglierà di lasciare il nuovo mondo per tornare un’ultima volta a Gormenghast. Lì avverrà una presa di coscienza finale da parte del ragazzo, ormai pronto a staccarsi dal luogo di provenienza pur continuando a portarlo nel cuore.
Nella sua articolazione questa tesi intende dimostrare le differenti manifestazioni metaforiche del castello di Gormenghast e il continuo interscambio di quest’ultimo con la psiche e le azioni dei personaggi.
Oltre a ciò, è importante sottolineare il ruolo di Gormenghast come punto di riferimento spirituale anziché geografico per la formazione dell’identità di Titus Groan. Egli parte infatti da una dimensione considerata unica per poi scoprire i molteplici aspetti della realtà affrontandola da diversi punti di vista.

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2 0.1 NEL CASTELLO DI GORMENGHAST Gormenghast, that is, the main massing of the original stone, taken by itself would have displayed a certain ponderous architectural quality were it possible to have ignored the circumfusion of those mean dwellings that swarmed like an epidemic around its outer walls. 1 Con questa frase si apre il primo dei tre romanzi della cosiddetta trilogia di Gormenghast, l’opera più conosciuta di Mervyn Peake. Questo scrittore di nazionalità inglese nacque nel 1911 a Kuling, in Cina, dove il padre missionario si era trasferito per lavoro. Egli frequentò la Tientsin Grammar School e, quando la sua famiglia ritornò in Inghilterra, fu iscritto all’Eltham College nel Kent. Successivamente Peake continuò i suoi studi presso la Croydon School of Art e, dal 1929 al 1933, alla Royal Academy School. Per la maggior parte della sua vita Mervyn Peake esercitò le arti di pittore, illustratore, scrittore di pezzi poetici e teatrali, ma la sua reputazione letteraria si basa principalmente sui tre romanzi dedicati a Titus Groan. La prima delle tre opere che formano la trilogia è Titus Groan (1946), seguono Gormenghast (1950) e Titus Alone (1959). 2 Il primo interrogativo che l’opera solleva riguarda l’identità del protagonista della trilogia di Peake. In prima analisi si potrebbe pensare a Titus Groan, erede al trono di Gormenghast, 1 M. Peake, The Gormenghast Novels. Titus Groan, Gormenghast, Titus Alone, New York, The Overlook Press, 1995, p. 9. “Gormenghast, ossia il principale agglomerato della pietra originale, preso singolarmente avrebbe mostrato una massiccia qualità architettonica dove fosse stato possibile ignorare quel nugolo di umili abitazioni che pullulavano come un’epidemia nelle sue mura esterne”. Le traduzioni delle citazioni dall’opera di Peake sono opera dell’autrice di questa tesi. 2 Si legga la recentissima biografia di G.P. Winnington, Vast Alchemies: the Life and Work of Mervyn Peake, London, Peter Owen Publishers, 2000.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Fiorella Nilenia Pezzotta Contatta »

Composta da 156 pagine.

 

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