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L'immagine letteraria dell'ebreo: da ''oggetto'' a ''soggetto''

Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Usai
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1993-94
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Giuseppe Marci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

La propaganda antisemita orchestrata dal Regime fascista iniziò nel 1936, ma anche prima di tale data è possibile rintracciare, nella letteratura italiana, gli stessi stereotipi che portarono all'accettazione delle Leggi sulla razza. A partire dalla seconda metà del XIX secolo si assiste ad un cambiamento dell'antisemitismo da quello storico, di matrice religiosa, che vede nell'Ebreo il deicida da convertire forzatamente, a quello moderno, laico, che nell'Ebreo vede l'oppositore politico (carbonaro o reazionario a seconda dei punti di vista) il cui unico scopo è l'asservimento delle altre razze. Il terreno è pronto per i Protocolli dei Savi di Sion e la successiva eliminazione fisica del nemico della Patria. Questo processo è visibile anche nelle opere di alcuni scrittori italiani - Bersani, Oriani, D'Annunzio e Papini - accumunati (con la parziale eccezione di Bersani) dalla descrizione dell'Ebreo come oggetto, cioè come personaggio che non agisce in prima persona ma le cui azioni, e spesso misfatti, sono visti e raccontati da altri. Solo dopo la Shoah, grazie al Romanzo di Ferrara di Bassani, l'Ebreo può assumere il rango di protagonista, di soggetto che narra la sua storia. A questo punto cadono le differenze tra ebrei e gentili ma si sottolineano quelle tra chi accetta e viene accettato dal regime fascista e chi ne è escluso (ebrei ma anche omossessuali e oppositori politici) fino alla figura emblematica di Geo Josz, rifiutato dagli stessi ebrei perchè testimone che non è disposto a dimenticare.

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3 Introduzione Ogni volta che si tratta di antisemitismo in Italia, la teoria generale è che questo misterioso virus, che ha colpito tutti i Paesi della diaspora, non abbia mai attecchito nel nostro contesto. Sebbene vi fossero delle buone condizioni per lo sviluppo dell’ebreofobia, prime fra tutti l’esistenza dei ghetti, che furono aboliti nella seconda metà del XIX secolo, e la grande influenza, in tutti i settori della società, della chiesa cattolica, che considerava gli ebrei deicidi, ossia responsabili della morte di Cristo, si direbbe che “l’Italia fu il solo grande Paese d’Europa dove gli ebrei, dopo l’emancipazione, si integrarono facilmente ... e dove praticamente l’antisemitismo, nei suoi aspetti moderni, fu ignorato” (1) fatto salvo il periodo tra il 1938 e il 1945. Questa considerazione potrebbe apparire giustificata in un confronto tra l’Italia e gli altri Paesi occidentali. Certo l’antisemitismo dilagante in Russia e colpevole della condanna di Dreyfus in Francia, non si manifestò mai in Italia con episodi così eclatanti. Ma osservando la situazione italiana in particolare, non si può non notare come spesso la stampa cattolica, in lingua italiana, abbia organizzato varie campagne antisemite, talvolta amplificando le notizie che giungevano dall’estero (2) .

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Parole chiave

antisemitismo
ebrei
letteratura razzista
persecuzioni antiebraiche
letteratura antisemita

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