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Aspetti narrativi dell'azione formativa. L'esperienza Abio

Accanto allo sviluppo e all’espansione delle attività di volontariato, si osserva un coerente aumento di richieste per attività formative che preparino adeguatamente i volontari al loro compito.
Il presente lavoro si inserisce in questo contesto e descrive l’iter di ricerca e sperimentazione in chiave narrativa da me seguito in questi mesi nell’ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale) Crema nell’ambito della formazione dei volontari.
La prima fase del lavoro è stata di valutazione del corso per volontari nelle sue precedenti edizioni, attraverso interviste a referenti dell’associazione ed a volontari.
In seguito a quanto emerso dall’analisi delle interviste, si è proceduto con la riprogettazione del corso di formazione, progetto che è stato poi messo in atto e che ha visto la mia partecipazione in qualità di osservatrice partecipante.
Al termine del corso ho utilizzato alcuni strumenti valutativi per un primo bilancio “a caldo” del nuovo progetto formativo.

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I Introduzione Il mondo del volontariato in Italia ha assunto un ruolo ed un’importanza sempre maggiori, conseguenti all’emergere di nuovi bisogni ed aree di difficoltà legate allo sviluppo economico e sociale (Zamagni, 1996; Gario, 1996; Bonfioli, 1996; Rocchi, 1993). Nell’ultimo ventennio il settore no profit ha avuto uno sviluppo impressionante, ed ha saputo farsi carico di problematiche sociali di varia natura, ponendosi come risorsa strategica da coltivare e studiare. Il ruolo del terzo settore sembra destinato ad un continuo sviluppo, legato alla necessità di opporre valori altri rispetto a quelli spersonalizzanti ed egoistici che imperano nella società moderna. Alla società di oggi, che Guidolin (1992) definisce società dell’indifferenza, il mondo del volontariato risponde con valori quali l’attenzione al prossimo, la solidarietà, la vicinanza al più debole, la risposta collettiva ai bisogni. Si tratta di opporsi alle nuove forme di povertà emergenti, che Rocchi (1993, p.92) definisce “povertà relazionali”. La complessità del reale pone nuove sfide al mondo del volontariato, sotto forma di richieste, necessità, spesso non riducibili ad una risposta preconfezionata o standardizzata. Il volontario sempre più frequentemente è chiamato a misurarsi sul piano relazionale ed a fornire risposte personalizzate e “cucite su misura”. Si tratta dunque di risposte creative, flessibili, non burocratizzate, che richiedono notevole competenza. Il volontariato ospedaliero poi, si presenta come area con forte potenziale di sviluppo, a fronte della crisi delle professionalità sanitarie e del crescente bisogno di umanizzazione ed attenzione al malato (Bonfioli, 1996; De Martis, 1992). E’ in questo contesto assolutamente attuale, ricco di spunti di conoscenza e di sviluppo, che si situa il presente lavoro di ricerca. La necessità di attività volontaristiche competenti, flessibili, coerenti alle richieste e sempre più personalizzate e fondate su capacità relazionali pone un complementare bisogno di formazione, la quale si pone come risorsa strategica per la preparazione del volontario. La leva formativa è infatti sempre più richiesta dalle associazioni di volontariato, le quali perseguono obiettivi di qualità (Bellamio, 1996; Tomai, 1996) e

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Elisabetta Denti Contatta »

Composta da 267 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10471 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.