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Le S.O.A. (Società Organismi di Attestazione)

Le S.O.A. (Società Organismi di Attestazione) sono state istituite con il Regolamento approvato con D.P.R. n. 34/2000, in attuazione della Legge Quadro sui lavori pubblici n. 109 del 1994, per verificare che le imprese partecipanti ai pubblici appalti siano in possesso dei requisiti richiesti dal D.P.R. stesso.
Oggetto della tesi è la S.O.A. da un punto di vista prettamente commerciale. Per la sua istituzione, infatti, sono previste delle particolari regole che fanno dubitare che tali enti siano delle società di diritto comune, delle società alle quali, cioè, si applicano le sole norme del codice civile.
Individuare a quale categoria esse appartengono, quindi, è essenziale poiché da tale qualificazione dipende la normativa cui bisogna ricorrere in caso di lacuna o anomalia. Una S.O.A., infatti, deve costituirsi con un capitale sociale non inferiore ad un miliardo delle vecchie lire, gli azionisti devono possedere determinati requisiti, deve avere la sede legale nel territorio della Repubblica, può svolgere esclusivamente l’attività di attestazione e, per poter iniziare a svolgere la propria attività, deve ottenere l’autorizzazione dell’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici.
Tutti questi elementi specificano ed integrano quanto previsto dal codice civile per la costituzione di una semplice società per azioni e la qualificano sicuramente come società di diritto speciale.
Di società di diritto speciale, tuttavia, si parla in due sensi, società di diritto speciale in senso stretto e società anomale. È opportuno, quindi, individuare a quale categoria le S.O.A. appartengano. Ciò è essenziale perché la distinzione non è meramente classificatoria poiché, quando ci si trova di fronte ad una società di diritto speciale in senso stretto il diritto societario comune trova automatica applicazione in tutti gli aspetti non disciplinati dalla normativa speciale; mentre alle società anomale la disciplina generale può applicarsi solo nei limiti in cui essa risulti compatibile con la loro anomalia, e dunque solamente negli aspetti non influenzati dall’anomalia stessa.
Le società anomale sono quelle società in cui manca un elemento della fattispecie generale, che può essere sia lo scopo di lucro sia il numero delle parti. Non è certamente il caso delle S.O.A., poiché il loro scopo di lucro è l’aspetto più discusso dell’intero Regolamento e il numero dei soci deve essere almeno pari a 2. Né all’interno della Legge Quadro nè nel Regolamento è presente una norma che alluda alla soppressione dello scopo di lucro, nè oggettivo nè soggettivo, e niente può far pensare che le S.O.A. si atteggino a società in fatto senza scopo di lucro perché esse sono costituite, controllate e gestite da privati, le quali rilasciano (o non rilasciano) le c.d. attestazioni dietro corrispettivo.
Le società di diritto speciale in senso stretto, invece, sono società che presentano tutti i requisiti generali richiesti dal legislatore più alcuni specifici. Si dividono ulteriormente in società che devono la loro specialità alle parti o all’oggetto esercitato.
Le S.O.A. rientrano sicuramente in questa categoria e anche i primi commentatori del Regolamento hanno osservato come esso presenti numerosi caratteri di specialità rispetto al sistema codicistico previsto per le società. Esso presenta, innanzitutto, quello che la dottrina definisce il minimo comune denominatore della disciplina di quelle società che devono la propria specialità all’oggetto esercitato, cioè, nella preventiva autorizzazione allo svolgimento dell’attività, in un capitale sociale più alto di quello codicistico ed inoltre nel fatto che gli amministratori debbano avere particolari requisiti di onorabilità e professionalità.
La S.O.A., invero, per poter svolgere la propria attività, necessità di una preventiva autorizzazione, è dotata di un capitale sociale minimo più alto di quello previsto dall’art. 2327 c.c. e può chiamare a ricoprire le più rilevanti cariche direttive solo soggetti con comprovata esperienza, professionalità e onorabilità.

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4 Introduzione. La trasformazione che ha subito l�economia nazionale ed internazionale in questi ultimi decenni, ha comportato un�evoluzione e un adattamento degli istituiti di diritto pubblico ad essa correlati. Anche in connessione con la graduale armonizzazione comunitaria della normativa sugli appalti, ci si � posto il problema di una nuova impostazione dei controlli pubblici in questo delicato settore, che permettessero maggiore corrispondenza ai fini pubblicistici tutelati dalla suddetta normativa. Il risultato di tale mutamento � stato prima la legge del 1994 1 , che ha riformato l�intera materia nel merito, cui ha fatto seguito, nel 2000, un regolamento 2 che ha sostanzialmente ribaltato il principio dell�impostazione pubblicistica degli accertamenti del possesso dei requisiti, seguita sino ad allora. Infatti, con l�emanazione del D.P.R. 21 gennaio 2000, n. 34, che ha comportato la radicale trasformazione del sistema dei pubblici appalti, si � prevista la costituzione di nuove societ� cui � 1 Cfr. la legge n. 109 del 11 febbraio 1994, in S. O. Gazz. Uff., S. G., n. 204, del 26 febbraio 1994, pag. 1 ss., recante il titolo �Legge quadro sui lavori pubblici�. 2 Cfr. il regolamento alla legge n. 109 del 1994, approvato con D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, in S. O. alla Gazz. Uff., S. G. n. 49, del 29 febbraio 2000 pag. 1 s.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Silvia Scanu Contatta »

Composta da 196 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3496 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.