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La cura di comunità come modello operativo di un nuovo sistema dei servizi: uno studio di caso

Informazioni tesi

  Autore: Luigi Zironi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ivo Colozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 292

Il benessere è una condizione comprensiva della vita della persona che include elementi materiali, sociali e spirituali: esso diventa il prodotto dell'azione di più soggetti, pubblici e privati, che si ''mettono in rete'' e contribuiscono, ciascuno secondo le proprie competenze, al risultato finale. Riconoscere il ruolo fondamentale delle reti primarie e delle iniziative di ''terzo settore'' per il benessere degli individui, non vuol dire autorizzare uno ''Stato del benessere'' in crisi a riversare su di esse tutto quanto non riesce a gestire, come se fossero una sorta di valvola di sfogo. La sfida delle politiche di community care sta proprio nella capacità di realizzare ''reti'' di assistenza ai membri più deboli di una comunità che coinvolgano tanto gli attori informali (familiari, amici, vicini di casa, volontari, gruppi di auto-aiuto o di mutuo-aiuto, associazioni, ecc.), quanto attori formali sia pubblici che privati, il tutto all'interno della comunità locale, cioè nell'ambiente umano e socioculturale da cui la persona proviene.
Lo studio di caso ha per oggetto le reti sociali di dieci persone affette da patologie progressive fortemente invalidanti e dei loro rispettivi care giver principali. Lo scopo è quello di ricavare dalla rappresentazione, analisi e confronto tra le varie reti di sostegno, alcune informazioni sui punti-chiave del problema ''assistenza di lungo periodo'' e formulare suggerimenti per le politiche sociali.

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INTRODUZIONE Ci si chiede, all'inizio del presente lavoro, chi si occupi del benessere dei cittadini; "lo Stato" è la risposta che per anni, fino alla recente crisi del Welfare State, è stata prevalente. Lo Stato sociale e la sua organizzazione hanno sempre avuto come punto di riferimento l'individuo, isolato dalle formazioni sociali in cui è inserito, e lo hanno considerato il più delle volte un soggetto passivo, che va assistito perché portatore di specifici diritti. Si è sempre data poca enfasi alle possibilità di recupero autonomo dell'individuo, alla riduzione progressiva dello stato di bisogno attraverso un inserimento per tappe nel contesto economico, sociale e relazionale. I servizi pubblici generalmente non si propongono obiettivi promozionali e non richiedono all'individuo di impegnarsi per il proprio reinserimento e per il superamento del bisogno. Mettere al centro l'individuo e considerarlo il referente primario delle politiche sociali significa trascurare tutti i soggetti che sono in relazione con lui, la sua "rete sociale": il risultato è la passività, una posizione di attesa degli aiuti pubblici, una deresponsabilizzazione crescente della società civile e un processo di atrofizzazione delle formazioni sociali intermedie, con conseguente aumento della domanda di servizi e dei relativi costi. Negli ultimi anni si è assistito ad ritorno in auge nel sistema societario di realtà associative espressione della libera volontà dei cittadini: si tratta proprio di quelle formazioni sociali intermedie in grado di favorire la partecipazione e di dare un nuovo impulso alla società civile. Al consueto movimento dall'alto in basso delle politiche sociali si è così associato un moto contrario, una proposta dal basso in

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