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La limitazione di responsabilità per i crediti marittimi

Informazioni tesi

  Autore: Elena Soetje
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Stefano Zunarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 138

A quasi vent’anni dalla sua entrata in vigore, la Convenzione di Londra, ratificata nel 2002 ormai da 34 Stati, oltre alle 17 colonie britanniche, delinea la disciplina di diritto uniforme che ha avuto più successo se si considera che agli stati contraenti, che pure sono una parte relativamente minoritaria della totalità degli stati del mondo, appartiene il 47% della flotta mondiale: l’ostinazione italiana nel rifiuto di ratifica rischia di concretizzarsi in un autoarretramento in termini di perdita di indotto economico e di incertezza giuridica. E tale considerazione si corrobora anche in base al dato oggettivo dello scarsissimo utilizzo pratico della disciplina interna di attuazione della limitazione di responsabilità amatoriale. Paradossalmente infatti il ricorso effettivo alla procedura della limitazione prevista dall’ordinamento giuridico italiano, si è verificato in un numero minimo di casi, vicino allo zero.
La vicina scadenza del ventennale dell’entrata in vigore della Convenzione di Londra è un occasione per tentare un’analisi dell’evoluzione dell’ “istituto della limitazione di responsabilità per i danni nell’esercizio della nave” (l’espressione è di Berlingieri e rende meglio il tracciato evolutivo realizzato con la decisione, assunta nei lavori preparatori della LLMC, di eliminare il riferimento univoco alla persona responsabile), e un bilancio della sua effettiva esecuzione, quindi del successo dell’operazione di uniformazione.

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4 .Introduzione A quasi vent’anni dalla sua entrata in vigore, la Convenzione di Londra, ratificata nel 2002 ormai da 34 Stati, oltre alle 17 colonie britanniche, delinea la disciplina di diritto uniforme che ha avuto più successo se si considera che agli stati contraenti, che pure sono una parte relativamente minoritaria della totalità degli stati del mondo, appartiene il 47 % della flotta mondiale: l’ostinazione italiana nel rifiuto di ratifica rischia di concretizzarsi in un autoarretramento in termini di perdita di indotto economico e di incertezza giuridica. E tale considerazione si corrobora anche in base al dato oggettivo dello scarsissimo utilizzo pratico della disciplina interna di attuazione della limitazione di responsabilità armatoriale. Paradossalmente infatti il ricorso effettivo alla procedura della limitazione prevista dall’ordinamento giuridico italiano, si è verificato in un numero minimo di casi,vicino allo zero 1 . La vicina scadenza del ventennale dell’entrata in vigore della Convenzione di Londra è un’ occasione per tentare un’analisi dell’evoluzione dell’ “istituto della limitazione di responsabilità per i danni nell’esercizio della nave” (l’espressione è di Berlingieri e rende meglio il tracciato evolutivo realizzato con la decisione, assunta nei lavori preparatori della LLMC, di eliminare il riferimento univoco alla persona responsabile), e un bilancio della sua effettiva esecuzione, quindi del successo dell’operazione di uniformazione. Molto utile sotto questo profilo risulta il lavoro del C.M.I. che nel 1999 ha avviato una 1 Cfr. su questo punto Righetti, Trattato di diritto marittimo, vol.I tomo II, p.1640, ove si nota come, diversamente dalle previsioni del legislatore, il procedimento necessario di limitazione non abbia avuto la diffusione pratica sperata, il che spiega la mancanza di un’adeguata casisitica giudiziaria. D’altronde non era forse difficile intuire che in un settore come quello marittimo sempre poco incline a risolvere sul piano giurisdizionale i conflitti fra privati, la possibilità ammessa di procedere, con previsione convenzionale, alla risoluzione per via arbitrale, sarebbe risultata vincente. Non va dimenticata la lunghezza e la tortuosità della disciplina processuale della limitazione di responsabilità armatoriale para- concorsuale. E del resto la difficoltà di individuare un procedimento di limitazione lineare e quanto più possibile rapido, si riscontra nell’assenza nella LLMC di articoli destinati a definire in via uniforme e generale l’esperimento di un apposito procedimento: l’art. 14 prevede per l’attuazione processuale della limitazione il rinvio alla lex fori come criterio di collegamento.

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Parole chiave

diritto della navigazione
responsabilità armatoriale
colpa temeraria
convenzione di londra del 1976
crediti marittimi
limitazione di responsabilità

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