Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Aspetti psicologici della riforma previdenziale in Italia

Qual è lo strumento previdenziale più idoneo? I risparmiatori italiani dovranno sempre più far fronte a questo quesito per sviluppare un reddito pensionistico soddisfacente. Come stanno reagendo? L'argomento è stato trattato tramite tre rassegne di studi: sulla decisione di andare in pensione, sulla decisione di effettuare investimenti finanziari e sulla decisione di risparmio, sia a livello individuale che familiare. Un breve studio esplorativo su giovani lavoratori dipendenti chiude il quadro. I risultati sono molteplici: il maggiore consiste in una disinformazione diffusa. Infine vengono citati alcuni spunti per sviluppare la ricerca futura.

Mostra/Nascondi contenuto.
4 Introduzione Uno dei problemi del disavanzo pubblico italiano è rappresentato dalle pensioni, sia correnti che future: in Italia, come in altri Paesi, a causa delle sempre più esigue risorse finanziarie destinate alla previdenza, già da alcuni anni sono state contemplate una serie di riforme allo scopo di ridurre l’intervento economico statale e incentivare “i lavoratori attuali a preparare la propria pensione privata” (Beltratti, 2001, p. 37). La riforma previdenziale ha suddiviso, allo stato attuale, il sistema previdenziale in tre pilastri, ovvero quello della pensione pubblica, della pensione complementare e della pensione integrativa. L’introduzione dei nuovi strumenti previdenziali, come i fondi pensione e i piani pensionistici individuali, non hanno però ancora ottenuto i risultati sperati: le risorse investite sono minime, stimabili in circa 2 miliardi di euro (a confronto dei 400 miliardi circa di euro gestiti dai fondi comuni d’investimento). In particolare, sono i giovani lavoratori quelli più colpiti dalla riforma: costoro devono attivarsi precocemente per risparmiare risorse sufficienti per garantirsi un buon livello di reddito nell’età anziana. Ma non sembra che ciò avvenga, e il rischio è quello di incrementare il livello di povertà tra gli anziani del futuro. Perché la previdenza complementare e integrativa stenta a decollare? L’argomento è complesso. I cambiamenti previdenziali implicano, oltre ai fattori più prettamente economici, anche aspetti politici, generazionali, industriali, nonché familiari e individuali. Il contributo della psicologia sociale è quello di indagare sui fattori che modulano la decisione dell’individuo di aderire o meno ad un piano pensionistico individuale o ad un fondo pensione. Nelle pagine seguenti cercheremo di sviluppare questo proposito. Il primo capitolo descriverà la riforma previdenziale italiana, focalizzandosi prevalentemente sui fondi pensione come strumento principe del rinnovamento. Un breve paragrafo sarà dedicato anche ai sistemi previdenziali dei maggiori Paesi occidentali, per ottenere un confronto, specialmente con chi si è attivato prima di noi. Il secondo capitolo tenterà di individuare, tramite una rassegna di studi sulle decisioni di pensionamento, di investimento finanziario e di risparmio, quali sono i fattori significativi emersi in letteratura. Il terzo capitolo descriverà uno studio esplorativo effettuato allo scopo di indagare le

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Paola Manzoni Contatta »

Composta da 161 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1301 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.