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I gruppi di imprese (analisi delle modalità di costituzione e sviluppo e dei relativi aspetti gestionali ed organizzativi)

Informazioni tesi

  Autore: Luca Berardo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Cristiano Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

Questo lavoro parte dalla profonda convinzione che il modello di sviluppo per le imprese costituito dal gruppo sia la via da percorrere e la soluzione da adottare per sempre più problemi; tale convinzione è anche motivata da un’indagine dell’Unioncamere che, partendo dalla totalità delle aziende registrate, ci mostra come sempre più imprenditori soprattutto della piccola e media azienda italiana scelgano la via del gruppo per potersi sviluppare e per far progredire le proprie aziende.
Il taglio narrativo dato all’argomento è prettamente aziendalista senza tralasciare però precisi e dovuti richiami alla teoria economica esemplificata in alcuni suoi grandi esponenti.
Grande risalto è stato dato alle varie fasi in cui si articola il delicato processo di costituzione di un gruppo di imprese, partendo dalle convinzioni e dal disegno a tratti visionario di un imprenditore, passando per la pianificazione della forma da dare alle singole aziende e poi al gruppo stesso fino ad arrivare alla piena realizzazione del progetto GRUPPO.
Mi sono soffermato con attenzione anche sull’aspetto dell’identità di gruppo ovvero come arrivare a creare la mentalità comune tra i vari membri del costituendo gruppo, quali meccanismi adottare e quali azioni evitare se si vuole arrivare ad avere un team affiatato.
Ho cercato di esaminare anche il rapporto spesso difficile che si può venire a creare tra la figura dell’imprenditore, con le sue caratteristiche e la sua sfera di influenza e il suo management che per formazione, per cultura e per ambiti di azione potrà avere idee in contrasto con l’imprenditore.
Non ho tralasciato neppure di fare un accenno alle recenti ingloriose fini di alcuni grossi gruppi come ad esempio il colosso texano dell’energia ENRON o il gigante delle telecomunicazioni americano WORLDCOM, per non parlare degli allarmismi e delle preoccupazioni date dalla “nostra” FIAT.
La conclusione del lavoro presenta invece l’intervista a rappresentanti di varie associazioni di categoria tra le quali: UnioneIndustriali, Assobeton, API…., sulla necessità dell’associazionismo tra le imprese e le società e ad esponenti di varie società tutti animati dalla profonda convinzione che gruppo sia il modello di sviluppo da perseguire.

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INTRODUZIONE MODELLO DI SVILUPPO:IN CORDATA PER CRESCERE Diversificare, ottenere economie di scala, acquisire una maggiore professionalità risolutiva in specifiche funzioni aziendali, ottimizzare la distribuzione, creare reti orizzontali e verticali che diano maggiore redditività e flessibilità nella gestione….., sono solo alcune delle ragioni che spingono sempre più imprenditori italiani a dire che: “Gruppo è bello!” E’ ciò che emerge da un’indagine risalente al mese di marzo fatta dall’Unioncamere. Il rapporto ha preso le mosse dalle aziende registrate: parliamo quindi della foto dell’intero sistema imprenditoriale, superando in attendibilità altre ricerche (Mediocredito, Istat, Banca d’Italia) che erano effettuate su base campionaria. Da questa ricerca è emerso un dato interessante e cioè che la diffusione dei gruppi di imprese interessa sempre più una quota consistente di società di piccola e media dimensione. Ecco pertanto un po’ di dati forniti dal data-base di Unioncamere: da mezzo milione di aziende si arriva a dare vita a 42.286 gruppi e di questi raggruppamenti solo la metà controllati da società mentre il restante 50% fa capo direttamente a persone fisiche. Il 24,6% delle aziende appartenenti a gruppi rappresenta i tre quarti dell’occupazione, i due terzi del fatturato e il 60% del valore aggiunto delle società di capitali. Queste 42mila cordate, cioè gruppi di società legate tra loro da partecipazioni di maggioranza assoluta, controllano il 2,6% dell’intero sistema imprenditoriale nazionale.

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managerialità
struttura industriale
gestione d'impresa
strategie competitive
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