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Il processo di concentrazione dell'industria italiana: analisi cross-section a livello settoriale

Informazioni tesi

  Autore: Saverio Venezia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze Statistiche ed Economiche
  Relatore: Maria Davì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 156

La tendenza che un fenomeno o carattere ha di accentuarsi in uno o in pochi individui, luoghi, tempi, di un collettivo statistico prende il nome di concentrazione.
Tale concetto può essere studiato da diverse ottiche, con riferimento alle unità produttive, infatti, si può parlare di concentrazione tecnica, economica o finanziaria. In ogni caso è interessante valutare come la quantità totale del fenomeno è ripartita tra le unità che compongono il collettivo, e ciò tramite opportune misure.
Considerando che pochi risultano essere stati i tentativi di valutare il grado di concentrazione “finanziaria” esistente nel sistema industriale italiano, lo scopo del presente lavoro è stato quello di esaminare questo aspetto del fenomeno della concentrazione relativamente ai settori costituenti l’industria in senso stretto per l’anno 1999.
In primo luogo è stato effettuato uno studio approfondito degli indici assoluti di concentrazione, ognuno dei quali richiede e fornisce, in definitiva, informazioni differenti, e ciò nell’intento di trovare una misura che possieda delle proprietà desiderabili in relazione sia alla concezione che si ha delle disuguaglianze indagate, sia agli scopi che vengono perseguiti.
Ai fini della ricerca condotta in questa sede era necessario il reperimento di dati riguardanti i gruppi societari presenti in ogni settore.
A tal proposito sono risultati di fondamentale importanza i conti economici delle principali società italiane forniti da Mediobanca (2000).
Dopo avere proceduto al calcolo dei più noti indici assoluti di concentrazione (rapporto di concentrazione, indice di Herfindhal e indice di entropia), relativamente a tre differenti variabili indicanti la disuguaglianza dimensionale dei gruppi societari (fatturato, valore aggiunto, numero dei dipendenti), si è effettuata un’analisi critica dei risultati ottenuti per ogni indice.
Da questa operazione è emerso che l’indice di Herfindhal, calcolato per il fatturato, risulta essere l’indice migliore ai fini dello studio del fenomeno considerato.
Si è, inoltre, effettuata un’analisi descrittiva dei livelli di concentrazione dei settori industriali italiani che ha messo in evidenza alcune peculiarità riguardanti sia la tipologia della concentrazione in esame, sia la particolare struttura economica italiana.
Per la tipologia dei dati esaminati, i livelli di concentrazione finanziaria sono risultati più elevati rispetto a quelli di concentrazione economica così come sono stati rilevati in studi precedenti.
È emersa, di conseguenza, la maggior incidenza percentuale sul prodotto lordo attribuibile ai settori appartenenti alle classi di concentrazione medio-alte, diversamente da quanto si è verificato in relazione alla concentrazione di tipo economico che, invece, sottolinea la particolare struttura dimensionale del sistema economico italiano caratterizzato dalla microdimensione delle imprese.
I risultati ottenuti, poi, dalla scomposizione dell’indice H nelle quote percentuali attribuibili alla disuguaglianza dimensionale delle società e alla numerosità delle stesse hanno mostrato che i settori caratterizzati da un’elevata concentrazione sono maggiormente influenzati da uno soltanto dei due fattori e che a livello aggregato è la disuguaglianza dimensionale ad avere un maggior peso sul grado della concentrazione.
Per concludere, osservando le sostanziali somiglianze nei processi di concentrazione esistenti in settori analoghi dei vari Paesi e le differenze tra le varie industrie, si può confermare l’importanza di fattori sistematici nei processi di concentrazione industriale. Senza però dimenticare la pur incisiva influenza sul fenomeno di fattori casuali, evidenziata, peraltro, dalla divergenza tra i valori delle distribuzioni teoriche e quelle effettive riscontrate in letteratura.
L’ultima parte del lavoro ha avuto come oggetto la verifica dell’influsso che alcune variabili mostrano sui livelli della concentrazione.
L’analisi di regressione basata sui dati settoriali ha attestato l’importanza che le variabili prese in esame rivestono nella determinazione dei processi di concentrazione. Superando i limiti del modello tradizionale, le variabili considerate, oltre che esogene, risultano essere anche di natura endogena all’impresa, attribuendo, pertanto, un notevole rilievo anche agli aspetti più innovativi della competizione strategica tra imprese, soprattutto per quel che riguarda l’intensità dei costi irreversibili effettuati da queste ultime.

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-1- Introduzione In un’indagine su quei caratteri per i quali è ipotizzabile il trasferimento di una parte del fenomeno tra due unità, occupa una posizione fondamentale l’analisi della distribuzione del fenomeno. Risulta interessante, in particolare, valutare, tramite opportune misure, come la quantità totale è ripartita tra le unità che compongono il collettivo statistico. Una tale indagine prende il nome di studio della concentrazione. In questa sede, prima di effettuare un’indagine empirica, verrà introdotto il concetto di concentrazione e verranno illustrate le caratteristiche delle differenti tipologie di ricerca effettuabili in tale contesto teorico. Si esporrà, inoltre, una antologia delle diverse misure della concentrazione in rapporto alle proprietà da esse possedute, in particolare, la sensibilità alle modalità più e meno elevate e la scomponibilità, nel tentativo di individuare l’azione che le determinanti della concentrazione svolgono sulla disuguaglianza della distribuzione. Questa esposizione sarà effettuata nell’intento di trovare una misura che possieda proprietà desiderabili in relazione sia alla concezione

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Parole chiave

gruppi di imprese
concentrazione finanziaria
indice di herfindahl
concentrazione industriale
concentrazione economica

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