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La comunicazione sulla rete Internet Relay Chat. Usi e funzioni sociali della tecnologia

Informazioni tesi

  Autore: Enrico Palmisano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Giolo Fele
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 272

Scopo di questo studio è mettere in luce il ruolo di IRC e delle altre reti di chat text-based come ambienti in cui è possibile stabilire e coltivare relazioni sociali con persone mai conosciute prima. Malgrado tutti i vincoli che questi media pongono alla “larghezza di banda” della comunicazione interpersonale, in realtà non esiste alcun limite di natura tecnologica al livello di intimità e coinvolgimento reciproco che gli individui possono raggiungere nelle loro interazioni in rete. L’efficacia e la densità di queste relazioni mediate dal computer dipende in larga misura dal modo in cui le persone interpretano la chat, anche attraverso la mediazione della loro cultura, e dalle motivazioni che le spingono a servirsi della rete. È proprio la disposizione degli utenti a stringere legami con altre persone, anche sotto nuove forme, sfruttando le risorse di questa tecnologia, che ha portato il cosiddetto “popolo di IRC” a produrre un repertorio originale di simboli necessari ad arricchire la comunicazione verbale, ed è ancora questo bisogno di socialità che li spinge a riunirsi in comunità, sfruttando gli spazi che IRC offre.
La chat pone tutti gli utenti dinanzi a nuove forme di socialità e a nuovi strumenti per stabilire e mantenere relazioni con individui geograficamente distanti. Queste novità, come sempre, comportano vantaggi ma anche problemi e prospettive di mutamento. Le comunità virtuali, ad esempio, non hanno molto in comune con quelle costituitesi su base geografica. Esse si condensano lungo le dimensioni trasversali degli atteggiamenti, degli interessi e dei gusti e, pur essendo una risorsa preziosa soprattutto per i membri di minoranze che hanno difficoltà a stabilire rapporti coi propri simili, possono diventare una via di fuga dalla diversità e dalla complessità sociale.
Più in generale, in rete, cambiano le risorse e i parametri con cui le persone scelgono i propri interlocutori e orientano il proprio atteggiamento verso di essi. In un ambiente caratterizzato dall’anonimato e dalla distanza fisica, l’esteriorità e l’aspetto fisico passano, almeno temporaneamente, in secondo piano, a tutto vantaggio di qualità come il carattere, la sensibilità, l’intelligenza, il gusto e gli ideali. Oscurati il corpo, lo status sociale e il contesto, la comunicazione si affida esclusivamente alla parola come unico fattore in grado di determinare i successi e le sconfitte nei rapporti con gli altri. Risulta quindi fondamentale la gestione di quel patrimonio di forme espressive, abbreviazioni ed emoticons che caratterizzano il linguaggio degli IRCers, nonchè il controllo sulla rappresentazione di sè, molto più ampio in questo ambiente che nella vita offline, i cui effetti dipendono però dall’abilità e dalla sensibilità degli individui. Per questo, in molti casi, le chat finiscono col somigliare a giochi di strategia in cui ogni messaggio può essere letto come una mossa volta a orientare l’interazione verso il risultato desiderato. IRC rappresenta dunque un’interessante riaffermazione della scrittura, sia pure in forma di compromesso con il parlato, come veicolo per la comunicazione emotiva ed empatica, in un’epoca contraddistinta dal ruolo predominante dell’immagine e del corpo.
La comunicazione in chat solleva tra l’altro problemi etici di non facile soluzione. Ad esempio: fino a che punto i giochi d’identità sono da considerare come lecite attività di sperimentazione in grado di rispondere a bisogni psicologici? E in quali casi essi diventano vere e proprie forme di inganno e di abuso? Spesso il contesto, ovvero il canale in cui l’interazione ha luogo, è in grado di indicare quando e in che misura la simulazione è accettabile e quando essa giunge inaspettata.
In contesti sostanzialmente anonimi come le chat, ciò che rende possibili le interazioni è innanzitutto l’atteggiamento di sospensione dell’incredulità che tutti gli utenti, sebbene in misura diversa, accettano di assumere. Tuttavia i frequentatori italiani delle chat si mostrano spesso scettici sulla “dignità” e l’efficacia delle relazioni sviluppate in una finestra di testo. La nostra cultura, rispetto a quella anglosassone, attribuisce un valore superiore alla comunicazione corporea e al contatto visivo, mentre ci rende poco inclini ad apprezzare l’ispessimento dell’alone di virtualità e indeterminazione che circonda le interazioni in chat. Per questo molti utenti italiani di Internet sono tuttora restii a immergersi nel mondo puramente text-based di IRC e delle altre reti di chat, oppure si differenziano dai chatters americani per un uso della chat strumentale e condizionato all’incontro faccia a faccia.

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2 Introduzione La nascita della rete Internet e il conseguente sviluppo di canali, forme e scenari di comunicazione fra gli individui attraverso il computer hanno messo studiosi di aree diverse di fronte alla necessità di analizzare queste nuove tecnologie, raggruppate e identificate dalla sigla CMC (computer mediated communication), e all’obbligo di rivedere alcuni assunti fondamentali sui presupposti, sulla struttura e sulle dinamiche delle interazioni fra esseri umani. In particolare, la cosiddetta “CMC sincrona”, ovvero quella che vede due o più partecipanti scambiarsi messaggi testuali in tempo reale attraverso la rete, ha ben presto costretto sociologi e psicologi a confrontarsi con l’evidenza di relazioni informali, “calde” ed emotivamente coinvolgenti sostenute e per di più instaurate (questa la maggiore novità) tra partner distanti migliaia di chilometri, in molti casi condannati per sempre all’invisibilità reciproca. A ben vedere, Internet non è stata la prima tecnologia a permettere lo sviluppo di interazioni in tempo reale e a distanza attraverso la parola scritta, con un coinvolgimento emotivo (se non sensoriale) talvolta paragonabile a quello delle relazioni non mediate: non bisogna infatti dimenticare il caso della diffusione del Minitel in Francia, uno strumento che ha ben presto ridotto milioni di utenti in uno stato di dipendenza che è stato oggetto di studio. Eppure il Minitel sembrava inizialmente destinato a svolgere un ruolo non molto dissimile dal nostro Televideo, essendo stato concepito come un grande magazzino di informazioni consultabile dagli utenti con una modesta partecipazione interattiva. La svolta giunse quando, come evidenziato da Rheingold [1993], si introdusse un sistema di messaggerie in tempo reale capace di coinvolgere gli abbonati in una rete di interazioni che trascendeva il semplice scambio di informazioni. Lo stesso cambiamento di prospettiva ha portato al boom della rete Internet, in principio pensata dai suoi realizzatori

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