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Franklin D. Roosevelt, l'intervento in guerra degli Stati Uniti: il progetto di un ordine mondiale liberal-democratico e liberista. Analisi e bilancio

Informazioni tesi

  Autore: Martina D'aguanno
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fulvio D'amoja
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

Questo lavoro di tesi è iniziato con il rilevare il sensibile cambiamento subito dalla politica estera statunitense durante l'Amministrazione Roosevelt: un Paese chiuso nel proprio isolazionismo cambia gradualmente rotta, per accorgersi e vivere l'interdipendenza con le vicende europee.
È l'emergere ed il concreto realizzarsi dell'internazionalismo rooseveltiano, unito all'incrollabile fiducia del Presidente nella cooperazione internazionale, come soluzione intuita per instaurare un ordine mondiale solido e duraturo.
Il Discorso della Quarantena, nell'ottobre del 1937, è il primo accenno alla conversione all'internazionalismo cooperativistico; già nella fase precedente alla Conferenza di Monaco (settembre 1938), Roosevelt è sempre più convinto dell'inadeguatezza dell'isolazionismo statunitense. Le conseguenze di Monaco (ottobre 1938) mutano l'internazionalismo in interventismo, ora Roosevelt conosce il nemico che dovrà affrontare.
L'intuizione rooseveltiana, su cui si articola l'azione statunitense nel periodo prebellico, l'accurato intervento in guerra e la progettazione del dopoguerra, è nella comprensione dell'interdipendenza tra la realtà europea e quella americana.
È necessario entrare in guerra, non prima, però, di aver stabilito le regole dell'intervento statunitense: gli Stati Uniti si preparano a sostenere lo sforzo bellico, ma alle condizioni dettate e contenute nella Carta Atlantica.
Intervenire nella Seconda Guerra Mondiale è la possibilità offerta agli Stati Uniti per plasmare l'ordine mondiale che ne uscirà; dal progetto e dalla preparazione dell'intervento, dipenderà il ruolo americano nell'assetto internazionale postbellico.
L'accenno, contenuto nella Carta Atlantica, alla volontà di dare vita ad un sistema vasto e duraturo di sicurezza collettiva è ribadito alla Conferenza di Mosca; a Dumbarton Oaks si è già arrivati a delineare lo scheletro essenziale dell'organizzazione; a Yalta, poi, Roosevelt sostiene la proposta del diritto di veto, come modalità di voto nel Consiglio di Sicurezza, pensato nell'ottica di assicurare l'unità tra le Grandi Potenze, come premessa per la cooperazione internazionale e migliore possibilità per custodire la pace.
È evidente, analizzando gli avvenimenti e le relazioni internazionali alleate durante la Seconda Guerra Mondiale, come lo sviluppo del progetto rooseveltiano s'intrecci alle vicende di guerra ed alle Conferenze al vertice; si può dire che esso sia un processo cominciato concretamente con la firma della Carta Atlantica, ma la sua vera origine, il suo embrione originale, sono nella progettazione dell'intervento statunitense: un filo sottile unisce tutto lo svilupparsi degli avvenimenti di guerra e di pace, un filo nelle mani di Roosevelt.
Il suo progetto politico-economico ha possibilità di successo nel momento in cui c'è dialogo tra le Potenze, da cui dipendono la pace e l'ordine mondiali. Se il dialogo è il presupposto per la cooperazione internazionale, la sua applicazione concreta nel dopoguerra è nell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il cui destino è strettamente legato a quello del progetto rooseveltiano; essi, per tutto il periodo bellico, procedono su strade parallele per poi coincidere quando la guerra arriva al suo epilogo.Il progetto di Roosevelt non è idealistico e non ha fallito nell'impatto con la realtà; il suo punto d'origine è ideale, tende, cioè, all'ideale politico; l'esatta intuizione rooseveltiana consiste nella convinzione che i principi difesi e sostenuti nella Carta Atlantica sono insitamente democratici e liberali. Infatti, essi oggi sono comunemente accettati come irrinunciabili per l'organizzazione interna di uno Stato che si possa e voglia definire civile e democratico; laddove essi sono negati c'è spazio solo per la violenza e l'anarchia politica.
Quando, nel 1946, tutte le posizioni si chiariscono, la possibilità di conservare la cooperazione alleata sarà evidentemente impossibile: con la Guerra Fredda al dialogo sostituisce un'impenetrabile cortina di ferro. L'ordine mondiale, allora, è messo come in una sospensiva attesa, causata del precipitare delle relazioni tra le due superpotenze, cui corrisponde una sorta di paralisi dei lavori dell'Onu. La fine dell'attesa coinciderà con l'inizio della distensione nei rapporti Usa-Urss, da quel momento le stesse Nazioni Unite potranno riprendere un'effettiva azione internazionale.

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CAPITOLO I Roosevelt e gli inglesi § 1. L'intuizione di Roosevelt La Seconda Guerra Mondiale, durante i primi otto mesi, ma soprattutto durante il periodo tra l'autunno e l'inverno del 1939-1940, dopo l'attacco tedesco della Polonia e quello sovietico della Finlandia, negli Stati Uniti viene anche definita la "strana guerra" 1 : dopo l'ondata di violenza e aggressioni iniziali, Hitler sospende ogni combattimento, lasciando l'Europa, i suoi avversari ed il mondo intero in uno stato di attesa e di incertezza. Proprio in tale periodo e per tale motivo cresce in America la forza ed il sostegno all'ipotesi isolazionista. E' un periodo di vuoto totale, assoluto, per mancanza d'azione da parte dei belligeranti, per l'incertezza su come agire e su come considerare la guerra scoppiata in Europa che sembra già essere giunta ad un punto morto. Negli Stati Uniti, in questo periodo, emerge con crescente chiarezza il duplice sentimento americano in relazione agli avvenimenti europei: la volontà di non partecipare al conflitto europeo, alla guerra straniera e parteggiare per la vittoria dell'Inghilterra e della Francia. Desideri inconciliabili, ma forse, è ancora comprensibilmente prematuro che il popolo americano, ed il suo stesso Presidente, non capiscano la contraddittorietà della situazione. 1 Sherwood, La Seconda Guerra Mondiale nei documenti segreti della Casa Bianca,città, Garzanti, 1949; pag. 57.

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