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La subfornitura come strategia di sviluppo in una piccola impresa del settore cosmetico. Il caso Mavi Sud S.r.l.

Informazioni tesi

  Autore: Giancarlo Bojano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Marco Pellicano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

Obiettivo del presente lavoro è la valutazione della possibilità che hanno le piccole imprese italiane operanti nel settore cosmetico di competere con le grandi multinazionali estere leader di mercato, attraverso l’instaurazione di relazioni diverse da quelle di concorrenza sugli stessi mercati di sbocco. In particolare sarà affrontato il tema della subfornitura, con tutte le sue diverse sfaccettature, dal contoterzismo, espressione della massima dipendenza del subfornitore verso l’impresa committente, fino al contratto di partenariato, punto “ideale” di arrivo, in cui il subfornitore è “promosso” al ruolo di partner e non dà più soltanto un apporto esecutivo.
La decisione di trattare il fenomeno “piccola impresa” deriva dal fatto che la Piccola e Media Impresa (Pmi nel seguito del documento) è attualmente il fondamento della realtà economica italiana, particolarmente in alcune zone del paese. Non si tratta, quindi, di una struttura produttiva di transito verso la grande dimensione, ma di una realtà economica autonoma, che, negli ultimi dieci anni, in relazione alla crescente importanza assunta nel tessuto industriale del nostro Paese, è diventata oggetto di interesse e di approfondimento da parte degli studiosi italiani di economia aziendale e di management: si definiscono obiettivi di ricerca che pongono al centro dell’attenzione le condizioni di sviluppo duraturo delle piccole imprese, si propongono pubblicazioni contenenti modelli e strumenti interpretativi, si progettano corsi universitari e seminari formativi mirati sulle problematiche di governo delle imprese di minori dimensioni.
Le Pmi, da molti considerate l’asse portante del sistema economico italiano, costituiscono un insieme estremamente variegato e complesso, certamente soggetto a mutamenti anche significativi, continuamente capace di giocare un ruolo determinante in un contesto caratterizzato da dinamiche intense e talora imprevedibili: fenomeni, già da tempo in atto in diversi settori, quali globalizzazione, deindustrializzazione, concentrazione, da più parti ritenuti una minaccia per le piccole imprese in quanto tali, si rivelano spesso, per queste ultime, fonte inattesa di opportunità: inattesa, in verità, solo per coloro che non conoscono, o conoscono solo superficialmente, la capacità di adattamento delle Pmi, la velocità di risposta ai cambiamenti, la capacità in alcuni casi sorprendente di molti imprenditori di modificare l’impostazione imprenditoriale della loro azienda, rendendola più articolata e complessa, e di avviare significativi processi di crescita qualitativa prima ancora che quantitativa.
Dopo una breve introduzione alla strategia d’impresa e alla difficoltà a rinvenire nelle piccole imprese una strategia pianificata, il secondo capitolo intende sottolineare l’importanza che hanno assunto negli ultimi dieci anni, le modalità di crescita per linee esterne come valida strategia per il perseguimento dello sviluppo di medio-lungo periodo della piccola impresa. Tra queste, la subfornitura rappresenta un’opportunità molto vantaggiosa per le piccole imprese specializzate che operano nel settore cosmetico, poiché l’evolversi delle formulazioni e l’impiego di nuovi e sempre più innovativi ingredienti cosmetici, nonché la formidabile quantità e assortimento di prodotti di bellezza, diversi per composizione, packaging e funzionalità, rendono estremamente onerosa e complessa l’autonoma gestione in ogni singola azienda di tutte le referenze che le moderne case cosmetiche vantano in listino.
Il terzo capitolo intende sottolineare il positivo andamento del mercato cosmetico italiano, che ancora non conosce segni di saturazione e che contribuisce in maniera decisamente positiva all’andamento dell’economia nazionale e all’immagine del “Made in Italy” all’estero.

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4 INTRODUZIONE Obiettivi e campo d’indagine Obiettivo del presente lavoro è la valutazione della possibilità che hanno le piccole imprese italiane operanti nel settore cosmetico di competere con le grandi multinazionali estere leader di mercato, attraverso l’instaurazione di relazioni diverse da quelle di concorrenza sugli stessi mercati di sbocco. In particolare sarà affrontato il tema della subfornitura, con tutte le sue diverse sfaccettature, dal contoterzismo, espressione della massima dipendenza del subfornitore verso l’impresa committente, fino al contratto di partenariato, punto “ideale” di arrivo, in cui il subfornitore è “promosso” al ruolo di partner e non dà più soltanto un apporto esecutivo. La decisione di trattare il fenomeno “piccola impresa” deriva dal fatto che la Piccola e Media Impresa 1 (Pmi nel seguito del documento) è attualmente il fondamento della realtà economica italiana, particolarmente in alcune zone del paese. Non si tratta, quindi, di una struttura produttiva di transito verso la grande dimensione, ma di una realtà economica autonoma, che, negli ultimi dieci anni, in relazione alla crescente importanza assunta nel tessuto industriale del nostro Paese, è diventata oggetto di interesse e di approfondimento da parte degli studiosi italiani di economia aziendale e di management: si definiscono obiettivi di ricerca che 1 Numerosi studiosi accomunano realtà diverse che, anche se dotate di caratteristiche comuni, hanno una propria specificità economica: già più di trent’anni fa il Cattaneo, cosciente della diversità delle piccole dalle medie imprese e altrettanto convinto delle indubbie difficoltà classificatorie, preferì non affrontare la distinzione tra piccole e medie imprese, ma le accomunò fra le “imprese di minore dimensione” poichè entrambe dipendenti “dalle scelte delle imprese di maggiori dimensioni” e tali da non essere in “grado di modificare apprezzabilmente la dinamica del mercato”. Secondo altri autori “l’essenza di una media impresa… è individuabile solo attraverso parametri quantitativi – tipicamente il numero degli addetti” (Marchini, 1987), pertanto ha senso, ed è significativa, la sola suddivisione tra grandi e piccole imprese.

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