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I prigionieri di guerra italiani in Unione Sovietica tra propaganda e rieducazione politica. ''L'Alba'', 1943-1946

Ho suddiviso il mio lavoro in quattro capitoli, preceduti da una breve introduzione storica sulle origini e le motivazioni della “campagna antibolscevica” voluta da Hitler e Mussolini e completati da un’appendice capace di integrare ed approfondire le diverse tematiche prese in esame.
La ricerca si apre con la trattazione della tragica odissea vissuta dai prigionieri di guerra italiani dalla cattura fino alla vita di tutti i giorni all’interno dei campi di concentramento. In particolare mi sono soffermato ad analizzare gli aspetti della loro struttura ed organizzazione, del lavoro, dell’assistenza sanitaria, dell’assistenza morale e religiosa e quello del diritto negato alla corrispondenza con le famiglie. Ritengo tale analisi di fondamentale importanza nell’ottica generale della tesi, perché attraverso la conoscenza delle pessime condizioni di vita all’interno dei lager, si potranno comprendere meglio le reazioni dei prigionieri sottoposti ad una sempre più pressante propaganda politica.
La tematica principale su cui è basato il mio lavoro, l’opera di propaganda e rieducazione politica svolta all’interno dei campi, viene trattata all’interno dei due capitoli centrali. In essi, dopo avere introdotto brevemente la storia dell’insediamento dei fuoriusciti comunisti italiani in Unione Sovietica, passo ad analizzare il loro ruolo attivo all’interno dei lager nell’opera di “conversione democratica” dei prigionieri. Vengono presi in considerazione i tre canali di diffusione attraverso i quali si svolse l’opera di rieducazione politica: l’attività dei commissari politici sovietici e degli istruttori politici italiani, le scuole di antifascismo e il giornale per i prigionieri di guerra “L’Alba”. Ampio spazio viene dedicato alla descrizione della lotta politica all’interno dei campi tra gli appartenenti ai gruppi antifascisti ed il dissenso a tali gruppi. Tra l’una e l’altra schiera era inserita la maggioranza degli internati che si mantenne neutrale, in una posizione di equidistanza tra i due schieramenti in lotta, preferendo non prendere posizione fino al termine della prigionia.
Un intero capitolo si occupa invece del terzo canale di diffusione: il giornale per i prigionieri di guerra italiani, “L’Alba”. In esso, dopo aver esaminato la struttura e l’organizzazione del giornale, passo ad analizzare come gli articoli apparsi sul foglio abbiano contribuito a rivelare la maturazione antifascista dei prigionieri, a rappresentare la vita nei campi ed infine a creare l’immagine dell’Unione Sovietica. La copiosità degli articoli apparsi sui 144 numeri del giornale mi ha permesso di tracciare un quadro più che mai esauriente sull’orientamento politico raggiunto da quei prigionieri che in esso esprimevano le proprie opinioni e, soprattutto, sullo spirito che li animava nel progetto di ricostruzione morale e materiale dell’Italia una volta rimpatriati.
In ultima analisi ho focalizzato l’attenzione sulle ripercussioni che la prigionia in Unione Sovietica ebbe sia sui reduci dalla stessa sia sull’opinione pubblica italiana in generale, con un interesse particolare dedicato alla sorte dei trattenuti. L’analisi delle tappe che costituirono il travagliato rimpatrio dei militari italiani è stata condotta principalmente sulle fonti provenienti dall’Ambasciata italiana a Mosca e dal Ministero degli Affari esteri italiano, conservate presso l’archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, nonché sul libro di Roberto Morozzo della Rocca, La politica estera italiana e l’Unione Sovietica (1944-1948). Viene inoltre preso in esame il crollo del mito sovietico conseguente al rimpatrio. L’analisi di tale aspetto è stata sviluppata attraverso il ruolo avuto dalla stampa di ogni tendenza politica nell’affrontare l’argomento dei reduci dalla prigionia e culminato nel famoso processo D’Onofrio, che può essere considerato una rappresentazione in chiave processuale di quella che era stata la tragica prigionia nei lager sovietici.

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3 NATURA E SCOPI DELLA RICERCA Dalla lettura di una tabella intitolata I prigionieri italiani nella seconda guerra mondiale, ripresa dalla Relazione del Delegato italiano presso la Commissione dell’ONU per i prigionieri di guerra, è scaturito lo spunto primario del mio lavoro. In essa si riportava che su circa 70.000 soldati italiani catturati dall’Esercito Rosso dopo la disfatta dell’ARMIR, 10.087 furono rimpatriati, ossia solamente il 14%. Tale percentuale risulta spaventosamente bassa soprattutto se confrontata con le percentuali di prigionieri di guerra italiani rimpatriati dalle altre potenze belligeranti: il 99% dagli Stati Uniti e dalla Francia ed il 98% dalla Germania e dall’Inghilterra. 1 In particolare, il fatto che dai lager nazisti fosse stata rimpatriata la quasi totalità degli internati, mi ha indotto ad analizzare più approfonditamente le cause che portarono alla morte un così elevato numero di soldati nei campi di prigionia sovietici. In seguito, fin dalle prime letture di alcuni testi su tale argomento, ho potuto constatare che oltre alle tragiche condizioni di vita degli internati, la prigionia in Unione Sovietica fu caratterizzata da un altro fattore fondamentale che la contraddistinse da quella delle altre nazioni in guerra: l’opera di propaganda e rieducazione politica svolta sui prigionieri di guerra caduti nelle loro mani. Si trattò dell’unico caso di una sistematica rieducazione politica praticata dai vincitori sui vinti durante la seconda guerra mondiale. Quest’ultimo aspetto costituirà l’argomento centrale della mia tesi. Durante la raccolta del materiale al fine di sviluppare una visione d’insieme su questo tema, mi sono imbattuto in una copiosa memorialistica sulla 1 Si rimanda al documento n. 35 riportato in Appendice.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Vaglica Contatta »

Composta da 522 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5458 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.