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Le privative in campo vegetale biotecnologico

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Muzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vittorio Menesini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

Il rilascio di privative in campo vegetale è oggi affidato alla disciplina di due sistemi normativi: la Direttiva 44/98/Ce sul brevetto biotecnologico e il sistema della Convenzione Upov sulla tutela delle nuove varietà vegetali. Partendo da questo duplice sistema legislativo, il lavoro di tesi ha come oggetto la collocazione sistematica dei semi geneticamente modificati e delle varietà vegetali.
I semi geneticamente modificati non sono di per sé una categoria giuridica, ma rientrano nel concetto del cd “materiale biologico” che costituisce l’oggetto specifico della tutela brevettuale prevista dalla Direttiva 44/98/Ce. Per brevettare un seme geneticamente modificato, oltre a soddisfare i requisiti di novità e attività inventiva, è richiesto che nella domanda di brevetto venga descritta la funzione della proteina codificata dal gene oggetto dell’attività di manipolazione genetica; in altre parole è sufficiente descrivere la proprietà specifica (ad es. la resistenza parassitaria, l’alto tasso vitaminico) del seme creato attraverso le tecniche di ingegneria genetica. Quando invece si fa riferimento alle varietà vegetali, si indica una categoria giuridica diversa dal semplice “materiale biologico” e relativa ad un insieme di vegetali aventi le medesime caratteristiche genetiche. Per ottenere una privativa per una nuova varietà vegetale è infatti necessario che questa sia omogenea e stabile, ossia i caratteri pertinenti e rilevanti della varietà devono rimanere invariati in seguito alle successive riproduzioni e moltiplicazioni della varietà stessa.
E’ possibile quindi evidenziare come mentre l’inventore di un seme geneticamente modificato è immediatamente in grado di riconoscere il livello di creatività del ritrovato descrivendone le proprietà senza procedere alla sua concreta attuazione, il costitutore di una nuova varietà vegetale deve riprodurre le piante per alcuni cicli moltiplicativi al fine di accertarne la stabilità e l’omogeneità.
Attraverso il sistema delle licenze obbligatorie dipendenti sancito dall’art. 12 della Direttiva 44/98/Ce, se il costitutore vuole partire da semi geneticamente modificati già oggetto di brevetto per realizzare una nuova varietà vegetale e ottenerne la relativa privativa, ha la possibilità di chiedere una licenza obbligatoria non esclusiva per lo sfruttamento del seme geneticamente modificato protetto dal brevetto.

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3 INTRODUZIONE L’industria delle biotecnologie è una realtà che sta assumendo una dimensione economica e, conseguentemente, una concentrazione di potere, impressionante. Solo nel 1998 le industrie biotecnologiche costituivano il 37% del mercato globale delle sementi. La dimensione del mercato dei prodotti transgenici sta assumendo, dal punto di vista economico, dimensioni tali da attrarre cospicue concentrazioni di capitale da investire nella ricerca biotecnologica e nella sperimentazione in campo vegetale. La biotecnologia applicata all’industria, tuttavia, costituisce una delle frontiere più dibattute che si siano poste innanzi all’uomo: di fronte alle sfide portate dall’ingegneria genetica, l’atteggiamento improntato sul principio della critica, è stato spesso accompagnato da approcci di pregiudiziale chiusura per ragioni di carattere morale, etico, religioso.

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Parole chiave

brevetti
ogm
diritto industriale
invenzioni biotecnologiche
privative
varietà vegetali
direttiva 44-1998
brevettabilità delle biotecnologie
biotecnologie

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