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Comunicazione, biologia, senso comune. La sfida delle biotecnologie alle credenze e ai concetti tradizionali sul vivente

La finalità del saggio è quella di approfondire indagare, utilizzando strumenti teorici provenienti dalle scienze cognitive, dalle neuroscienze, dalla sistematica biologica e dall’antropologia, i motivi socio-cognitivi per i quali, come è stato messo in luce dalle recenti indagini sulla percezione pubblica, le moderne biotecnologie, intaccando alcuni aspetti della concezione comune del vivente, hanno un effetto tanto perturbante sul grande pubblico.

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3 1 Introduzione "La rivoluzione della biotecnologia ci obbligher� a riconsiderare molto attentamente i nostri valori pi� profondi e ci costringer� a porci di nuovo seriamente la domanda fondamentale sul significato e lo scopo dell'esistenza�" (Jeremy Rifkin, Il secolo biotech, trad. it. Baldini & Castoldi, 1998, Milano, p. 370) Il 22 febbraio del 1997 il ricercatore scozzese Ian Wilmut annuncia al mondo l�esistenza di Dolly, il primo mammifero clonato, una pecora generata con il DNA prelevato da un individuo adulto. In quei giorni l�immagine di questa mite e apparentemente comunissima pecorella, comparsa sui quotidiani, sulle copertine dei pi� prestigiosi settimanali e sulle reti televisive di tutto il mondo, ha evocato in ciascuno di noi inquietudini e reazioni emotive caratterizzate da una sentimento di fondo difficile da descrivere. La semplice parola �biotecnologia� evoca ormai scenari inquietanti, immagini terrificanti di schiavi clonati produttori di organi da trapiantare, fa pensare ad alimenti transgenici che inducono mutazioni genetiche ecc. Sullo sfondo si staglia minacciosa la prospettiva di un futuro cupo in cui l�umanit�, dopo aver distrutto la natura, se riuscir� a sopravvivere, regredir� ad uno stadio primitivo di civilt�. I media e la finzione narrativa, dal romanzo al cinema, hanno attinto da questo immaginario e contemporaneamente lo hanno arricchito dando espressione alle paure pi� profonde, portando alla luce prospettive, certamente improbabili, ma innegabilmente anche seducenti e non prive di suggestione. Il disagio non � solo indotto da rappresentazioni che fanno leva su dinamiche emotive, poich� emerge perfino nell�ambito della riflessione filosofica. Il filosofo Hans Jonas, ad esempio, paventa la possibilit� che, a causa delle manipolazioni genetiche pi� ardite, si rischi di perdere <<la stessa unit� della specie, e il significato della parola �uomo�, non pi� unico diventerebbe ambiguo>> 1 . Di fronte a tale eventualit�, che pure si prospetta come un caso limite, � difficile, secondo Jonas, 1 Jonas (1974), tr. it. p. 254

Tesi di Master

Autore: Eugenio Borrelli Contatta »

Composta da 64 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1912 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.