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Il telelavoro nella Comunità europea: status quo e prospettive di regolamentazione

Trattare della natura giuridica del telelavoro nella Comunità Europea è un esercizio tutt’altro che facile. Per un primo (e risolutivo!) aspetto innanzitutto: manca ancora una definizione certa che qualifichi il fenomeno. Curiosamente, neppure nei testi ritenuti fondamentali in materia a livello comunitario viene proposta una definizione di questo concetto.
Fino ad oggi il continuare a parlarne non ha mai portato ad una seria presa di posizione da parte delle Istituzioni comunitarie in ordine ad una sua regolamentazione, pur essendosi manifestata questa esigenza anche recentissimamente, come si può evincere dalle interrogazioni parlamentari alla Commissione presentate da due deputati del Partito Popolare Europeo nel marzo dello scorso anno.
Scopo del presente lavoro sarà quindi quello di fornire un quadro che sia il più organico possibile in relazione al fenomeno oggetto di studio. A tal fine verrà preso in esame il percorso che ha portato le Istituzioni comunitarie ed in particolare la Commissione Europea ad individuare nel telelavoro un pilastro fondamentale per la creazione di nuovi posti di lavoro.

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6 Introduzione Trattare della natura giuridica del telelavoro nella Comunità Europea è un esercizio tutt’altro che facile. Per un primo (e risolutivo!) aspetto innanzitutto: manca ancora una definizione certa 1 che qualifichi il 1 In realtà molte sono le definizioni proposte da studiosi di varie discipline (sociologi, politici, economisti e giuristi) ma nessuna completamente soddisfacente per diversi motivi che andrò ad illustrare nella parte dedicata all’inquadramento giuridico del fenomeno. Per comodità riporto alcune (proposte di) definizioni maggiormente autorevoli e condivise, in una rassegna tutt’altro che esaustiva: "Forma di lavoro che è effettuata in luogo distante dall'ufficio centrale o dal centro di produzione e che implica una nuova tecnologia che permette la separazione e facilita le comunicazioni" DE MASI D., Impiegati e operai, lasciamoli tutti a casa, in Telèma, autunno 1995, pag. 7; "Qualsiasi attività alternativa di telelavoro che faccia uso delle tecnologie della comunicazione non richiedendo la presenza del lavoratore nell'ambiente tradizionale dell'ufficio" BANGEMANN M., intervista a cura di RICCI A., Bangemann: L’Europa accetta la grande sfida in Telèma, autunno 1995, pag 28; "Ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell'informazione", NILLES J., Non ho alcun dubbio: vivremo molto meglio, in Telèma, autunno 1995, pag. 19; "Prestazione di chi lavori con un videoterminale topograficamente al di fuori delle imprese cui la prestazione inerisce", GIUGNI G., E’ necessario, subito, un altro (tele)statuto in Telèma, autunno 1995, pag.46; “Prestazione flessibile di lavoro personalizzato nei servizi telematici”, FROSINI V., Burocrazia migliore? Si, col computer, in Telèma, autunno 1995, pag. 62; “Ogni lavoro effettuato a distanza, al di fuori dell’ufficio centrale o del posto di produzione, nel quale il lavoratore non intrattiene rapporti personali con i colleghi ma può comunicare con loro facendo ricorso alle nuove tecnologie”, DI MARTINO V. - WIRTH L., Le télétravail: un nouveau mode de travail et de vie in Revùe International du Travail, 1990/5, vol. 129, pag. 586; “Ogni forma di lavoro svolta per conto di un imprenditore o un cliente da un telelavoratore (lavoratore dipendente, lavoratore autonomo o lavoratore a domicilio) regolarmente o per una quota consistente del tempo di lavoro da una o più località diverse dal posto di lavoro tradizionale

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Maurutto Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1293 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.