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L'autarchia e le sue conseguenze sul sistema industriale italiano

Oggetto di questa tesi è l’analisi del fenomeno autarchico. Tale argomento viene trattato considerando le cause che lo originarono, sia di carattere economico, come il deficit della bilancia commerciale, sia di carattere militare, come il raggiungimento dell’autosufficienza per non dover soffrire la mancanza di materie prime qualora l’Italia fosse entrata in guerra contro Francia e Gran Bretagna. L’indagine viene condotta analizzando quale fu l’andamento delle importazioni e delle esportazioni italiane tra il 1922 ed il 1938 e considerando gli effetti provocati dalla guerra d’Abissinia. Lo studio si sposta poi sui provvedimenti presi dal governo per attuare l’autarchia, quali la selezione delle importazioni, di cui era responsabile il Sottosegretariato per gli scambi e le valute, e la selezione delle produzioni, messa in pratica grazie all’istituzione del Commissariato Generale per le Fabbricazioni di Guerra, avvenuta nel 1935, ed all’entrata in vigore della legge numero 141 del 1933 relativa alle realizzazioni di nuovi impianti industriali e agli ampliamenti di quelli esistenti. Vengono analizzate, inoltre, le conseguenze, sia positive che negative, della politica autarchica, costituite dal forte sviluppo fatto registrare durante la seconda metà degli anni Trenta dai settori meccanico, chimico e metallurgico, la cui produzione fu favorita dal regime per motivi bellici, dallo scadimento qualitativo e dall’instaurazione di un gap tecnologico nei confronti delle realizzazioni estere per quanto concerne soprattutto i modelli di armamenti e, infine, dal contributo fornito alla ripresa postbellica dalle tecnologie e dalle riorganizzazioni autarchiche. Oltre a ciò, si ricerca il motivo della modesta produzione bellica italiana durante la Seconda Guerra mondiale, piuttosto curioso, dato che il Paese si era preparato, in senso autarchico, alla guerra nei cinque anni precedenti l’inizio delle ostilità. La conclusione di questa ultima analisi è che in Italia, durante il conflitto, non si manifestò una assoluta mancanza di materie prime, ma solo una situazione di relativa scarsità, accentuata e peggiorata, però, dalla inefficienza della organizzazione preposta alla loro distribuzione ed al loro razionamento.

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4 Introduzione I caratteri distintivi della politica autarchica promossa dal regime fascista (sostituzione delle importazioni e contingentamento dei prodotti non realizzabili internamente) erano già riscontrabili in alcuni provvedimenti adottati durante la prima metà degli Anni Trenta al fine di ridurre il più possibile gli effetti deleteri della grande Depressione sull’economia italiana, ma cominciarono a manifestarsi in maniera sempre più incisiva all’approssimarsi della guerra d’Abissinia (1935-36) 1 . Questa avventura coloniale del regime segnò, come è noto, lo spartiacque tra la sistemazione del mondo mutuata dalla Prima Guerra Mondiale e l’avvio di quel processo internazionale di riarmo che sarebbe poi sfociato nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale 2 . Oltre a ciò, a causa delle sanzioni imposte all’Italia dalla Società delle Nazioni, il conflitto africano ebbe anche l’effetto di focalizzare l’attenzione del Duce sui problemi di approvvigionamento che il Paese avrebbe dovuto affrontare qualora fosse entrato in guerra contro la Francia o, soprattutto, contro l’Impero Britannico. E’ bene ricordare, infatti, che l’Italia è un Paese povero di risorse naturali e all’epoca ne era ancora più bisognoso, poiché ancora non erano stati sfruttati i giacimenti di gas naturale nella Pianura Padana, né tali risorse sarebbero potute giungere dalle colonie africane, dato che Somalia ed Eritrea ne erano prive mentre in Libia nessuno si sarebbe mai sognato di trovare del petrolio, sebbene l’AGIP avesse effettuato delle ricerche (purtroppo infruttuose) in tal senso già a cavallo tra gli Anni Venti e gli Anni Trenta. La scarsità di materie prime comportava quindi la necessità di importare da Paesi esteri, soprattutto via mare, tutte quelle risorse, come ad esempio ferro, cotone, carbone, petrolio, e perfino macchinari, ritenute necessarie per il corretto funzionamento del sistema produttivo. Per rendere un’idea della portata del fenomeno basti ricordare che nel

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Alessandro Della Mano Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

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Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.