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Capacità cognitive e linguistiche nei primati non-umani. Una scimmia può comunicare con l'uomo?

Intento di questa tesi è di fornire una serie di informazioni, le più complete possibili, circa le similarità e le differenze tra lo sviluppo del linguaggio umano e quello di scimmie superiori quali gorilla (Gorilla gorilla) e scimpanzé (Pan troglodytes), tenendo in considerazione il fattore intellettivo come principale requisito di capacità cognitiva.
Abbiamo quindi voluto presentare, partendo da un punto di vista critico, una rassegna di osservazioni effettuate fino ad oggi, capaci di dimostrare come la comunicazione instauratasi tra l’uomo e il primate non-umano mediante i vari tipi di metodi addestrativi (linguaggio gestuale, linguaggio a mezzo computer, ecc.), sia costituito da un tipo di linguaggio realmente in grado di trasmettere informazioni e di seguire le progressive fasi di apprendimento verbale nei bambini umani durante i loro primi anni di vita.

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5 Introduzione I primati, nome della famiglia appartenente all’ordine dei mammiferi comprendenti l’uomo, le simiae e le cosiddette meta-simiae o prosimiae, sono tra gli organismi più studiati e osservati da zoologi, psicologi ed etologi per la complessità della loro vita sociale. Se suddividiamo questi in due categorie cioè in primati umani e primati non-umani, questi ultimi sono maggiormente interessanti in quanto rappresentano un punto di passaggio “obbligato” nell’evoluzione dell’uomo. Ciò è dovuto anche alla presenza di una loro determinata intelligenza, sembrano essere dotati cioè di un sistema nervoso complesso che permette loro di apprendere non solamente dietro addestramento. Ovviamente, per poter sostenere ciò è necessario circoscrivere il termine “intelligenza” cioè quell’insieme di capacità tra cui il saper apprendere, accompagnato dal saper trarre regole generali, dal sapere fare astrazioni come pure dal saper rispondere con comportamenti adeguati, adattativi e abili a determinate situazioni. È inoltre opportuno sottolineare l’importanza attribuibile al fattore genetico e ad altri fenomeni propri di ogni singolo individuo (come ad esempio l’emozionabilità ecc.) (1). Per quanto riguarda il termine “primate” esiste anche una antica definizione che permette di circoscrivere la stessa categoria e cioè: “Mammiferi placentari unghiulati, dotati di clavicole e orbite cerchiate da ossa; tre tipi di denti; cervello sempre con un lobo posteriore e una fessura calcarina; alluce con unghia piatta; intestino sviluppato; pene; scroto; sempre due mammelle pettorali” (2). Nella categoria troviamo diverse specie. Principalmente possiamo affermare che non tutte presentano la stessa capacità di acquisizione, tanto meno la medesima intelligenza. Non è poi facile determinare, anche una volta valutate sperimentalmente, le stesse capacità cognitive come esse cioè siano effettivamente indici di intelligenza. Ogni avanzamento intellettivo nei primati

Tesi di Laurea

Facoltà: Magistero

Autore: Flavia Monica Moraro Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3646 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.