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Dalla strada alle palestre, dalla musica agli spot televisivi, indagando sulle ragioni di un successo annunciato. I casi Nike e Adidas. Analisi multimediale di un nuovo culto nato tra i giovani: lo ''streetwear''

ABSTRACT
La mia ricerca è divisa in tre parti, la prima cerca una spiegazione di questo successo, tra le ragioni sociali che hanno scatenato la ''moda da strada'' negli Stati Uniti e di riflesso nel resto del mondo, evidenziando problematiche importanti come il razzismo e la povertà.

Nella seconda invece si parla delle due aziende, soprattutto della Nike che monopolizzò a lungo in quel periodo i mass media.

Nella terza ed ultima parte ho analizzato spot e pubblicità apparse in televisione e nei giornali nei nove mesi presi da me in considerazione, dall’ottobre del 1997 al marzo 1998.

La mia è stata una ricerca multimediale. Per raccogliere il materiale mi sono servita di tutti i mezzi di comunicazione a mia disposizione: internet, televisione, videoregistratore, radio, computer, riviste, quotidiani e naturalmente tanti libri.

Il testo è aperto, perché più parlato che scritto.

Ho pensato alla mia tesi come ad una conversazione e così è piena di finestre, collegamenti ed immagini che la rendono più movimentata, anche se non me la sento di definirla come un vero e proprio ipertesto.

La scelta di questa struttura è dovuta principalmente all'influenza di alcuni libri che il mio relatore mi ha consigliò, ma anche da una mia esigenza personale.
Essendo infatti cresciuta in un'epoca in cui i mass media l'hanno fatta da padrone, sono abituata a pensare e a scrivere con i ritmi della pubblicità e la sintesi degli articoli giornalistici.

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PREMESSA Nel periodo in cui mi sono iscritta all'Università, ho cominciato anche ad allenare ragazzi e ragazze che entravano nell'età adolescenziale. Ho sempre cercato quindi di associare le due cose: la pedagogia, mi aiuta a capire alcuni comportamenti e a facilitare l'apprendimento dei miei allievi, la pallacanestro mi offre un panorama eterogeneo di problemi, esempi, situazioni che non sempre trovo descritti sui libri. Certamente non è facile come sembra. La pedagogia non è una scienza esatta e di conseguenza non si possono applicare delle regole fisse a dei ragazzi così diversi tra di loro, con esigenze e capacità di apprendimento che li contraddistinguono e li rendono a volte deboli ed insicuri. Al contrario, la pallacanestro è uno sport pieno di regole, difficili da far capire a chi viene in palestra solo per divertirsi e sfogarsi dopo una giornata passata a studiare. Un buon allenatore di squadre giovanili deve essere innanzitutto un buon educatore, deve lasciare indietro la tecnica, la voglia di vincere e pensare soltanto alla formazione caratteriale dei propri giocatori. Posso assicurare che è molto faticoso, anche perché spesso si ha a che fare con ragazzi e genitori non abituati alla disciplina, al rispetto per gli altri... All'educazione! Non sono un'allenatrice delusa, sono solo un'educatrice spaventata. Io parlo molto con i miei ragazzi forse troppo; mi rendo conto infatti, che ad essere democratici e comprensivi con loro, li autorizza poi ad assumere atteggiamenti scorretti

Tesi di Laurea

Facoltà: Pedagogia

Autore: Arabella Bottaccioli Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.