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''Lord of the flies'' di William Golding'' e ''The Beach'' di Alex Garland: il dissolvimento dell'utopia vittoriana

Informazioni tesi

  Autore: Claudia Spotorno
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Hilary Cox Gatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 134

La ricerca che qui si propone nasce dalla volontà di mettere a confronto Lord of the Flies di William Golding e The Beach di Alex Garland, due opere che, pur all’interno delle loro differenze narrative ed epocali, mostrano degli elementi significativi di confronto.
La scelta di questi due testi nasce dall'individuazione di elementi peculiari comuni che hanno fatto sorgere la curiosità, da sempre alla base di ogni ricerca, di approfondirne l’analisi.
Il primo elemento emerge immediatamente e con forza nel particolare scenario che fa da sfondo ai due romanzi: l’isola.
Questo comune denominatore di insularità ha portato la ricerca ad analizzare il perché di questa scelta, che si configura all’interno di un retaggio culturale proprio di William Golding e Alex Garland in quanto scrittori inglesi.
Il passo successivo è stato quello di legare il concetto di isola al concetto stesso di utopia, letteralmente u-tòpos = senza luogo, parola coniata da Tommaso Moro nella sua opera De optimo rei publicae statu desque insula Utopia.
L’Utopia di Moro idealizza, concretizzandola, l’isola che non ha luogo, un posto che non c’è, dove si può descrivere un mondo immaginario che possiede istituzioni diverse e migliori di quelle vigenti nella realtà, ispirate a principi etici e sociali ritenuti, di solito, irrealizzabili.
Partendo dal concetto dell’utopia si è giunti ad analizzare un esempio di isola del XIX secolo, in piena Età Vittoriana, concretizzato nel Coral Island di Robert Michael Ballantyne.
Si tratta di un’opera che delinea un concetto di utopia proprio di un’epoca di piena espansione dell’Impero Britannico in cui si avverte, anche alla luce di un’esaltazione sia economica che politica, la visione di una realtà romanticizzata, in cui l’isola appare come un paradiso terrestre dove non esistono conflitti e dove tutto viene risolto usando il semplice buon senso.
Proseguendo nell'individuazione delle caratteristiche comuni alle due opere, l’attenzione è stata maggiormente focalizzata sul concetto stesso di isola, che viene esplicitato in maniera differente dai due autori, a causa della differente condizione di naufraghi in Lord of the Flies e di viaggiatori alla ricerca di un’alternativa in The Beach.
In questo processo si sono evidenziate le somiglianze all’interno delle differenze, sottolineando il comune tentativo di voler dar vita, pur al di fuori della propria realtà conosciuta, ad un’organizzazione sociale con compiti e ruoli ben definiti e un leader riconosciuto dalla comunità.
Ci si è scontrati così con il fantasma di un’isola e di una spiaggia, l'isola dei grandi ideali, dei sognatori dove tutto sembra perfetto e reale, e ci si è domandati se le due isole in questione fossero vere o regni di pura illusione. In entrambi i casi si è assistito alla completa degenerazione dovuta a quella che si può definire “la malattia dell’essere umani”, che comporta l’uscita dal paradiso e la discesa all’inferno. L’isola può essere un luogo incontaminato e perfetto nel suo essere microcosmo, ma l’inserimento stesso dell’essere umano al suo interno apre le porte alla disintegrazione dell’ideale.
Durante il corso della ricerca, attraverso la messa a fuoco degli inevitabili conflitti che emergono all’interno delle due comunità, si sono evidenziate delle caratteristiche che hanno portato l’analisi dei due testi in un contesto più circoscritto, dimostrando la vicinanza di Lord of the Flies e The Beach nello sviluppare un concetto di dissolvimento di un’utopia che, partendo da Tommaso Moro, si è venuto delineando attraverso l’opera di Ballantyne.
I tempi sono cambiati, le guerre mondiali hanno portato distruzione e morte ad un livello mai conosciuto prima e non ci si può dimenticare che, pur su di un’isola che sembra un paradiso, gli esseri umani si trovano sempre a combattere con i propri istinti e la propria storia, ciò che impedisce ai protagonisti delle opere di Golding e di Garland di portare a compimento quell’esperienza idilliaca già vissuta nel romanzo di Ballantyne.

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1 INTRODUZIONE La ricerca che qui si propone nasce dalla volontà di mettere a confronto Lord of the Flies di William Golding e The Beach di Alex Garland due opere che, pur all’interno delle loro differenze narrative ed epocali, mostrano degli elementi significativi di confronto. La scelta di questi due testi nasce dall'individuazione di elementi peculiari comuni che hanno fatto sorgere la curiosità, da sempre alla base di ogni ricerca, di approfondirne l’analisi. Il primo elemento emerge immediatamente e con forza nel particolare scenario che fa da sfondo ai due romanzi: l’isola. Questo comune denominatore di insularità ha portato la ricerca ad analizzare il perché di questa scelta, che si configura all’interno di un retaggio culturale proprio di William Golding e Alex Garland in quanto scrittori inglesi. Il passo successivo è stato quello di legare il concetto di isola al concetto stesso di utopia, letteralmente u-tòpos = senza luogo, parola coniata da Tommaso Moro nella sua opera De optimo rei publicae statu desque insula Utopia. L’Utopia di Moro idealizza, concretizzandola, l’isola che non ha luogo, un posto che non c’è, dove si può descrivere un mondo

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Parole chiave

alex garland
utopia
william golding
letteratura inglese
the beach
robert michael ballantyne
letteratura vittoriana
lord of the flies
il signore delle mosche
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