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Il Corriere della Sera e l'analisi del sindacalismo rivoluzionario spagnolo tra il 1919 ed il 1936

Informazioni tesi

  Autore: Claudio Arnone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Maurizio Antonioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 211

Questo lavoro mira a ricostruire la visione e l'analisi del sindacalismo rivoluzionario spagnolo attraverso gli occhi del maggior quotidiano italiano del tempo, "Il Corriere della Sera". Il più ricco, il più potente, il più diffuso. "Il re dei quotidiani", così preciso nel riferire i fatti, che i tre quarti della stampa italiana vi attingeva le notizie.Questa ricerca ricopre un arco di tempo che va dal 1919, anno carico di novità ed aspirazioni per il movimento operaio europeo, fino ad arrivare al 1936, considerato da molti, forse con troppa superficialità, l'anno zero della rivoluzione spagnola. Tutto ciò ha richiesto la raccolta e l'analisi di circa 500 articoli pubblicati dal "Corriere della Sera" nel corso di circa 17 anni e riguardanti, più o meno direttamente le vicende legate al sindacalismo rivoluzionario spagnolo;ecco perché mi è sembrato utile iniziare questo lavoro ricostruendo brevemente la storia del quotidiano milanese sottolineando affinità e divergenze tra la gestione dei fratelli Alberto e Luigi Albertini e le successive, le quali segnarono la progressiva fascistizzazione del "Corriere della Sera".La stampa assunse, in un regime come quello fascista largamente basato sulla mistificazione e la censura dell'informazione, un'importanza eccezionale. Mussolini d'altronde sapeva bene che il Corriere era il quotidiano italiano più diffuso all'estero.Esso doveva quindi essere fascista, ma poteva evitare certe esagerazioni propagandistiche che fuori dall'Italia sarebbero risultate ridicole: era dunque questa la differenza tra il Corriere ed il resto della stampa italiana.Ciò non vuol affatto dire che il quotidiano milanese non fosse sottoposto a pressioni da parte del regime e neppure che venne meno alla sua funzione di quotidiano borghese caratterizzato da una forte pregiudiziale antioperaia. Fu proprio questa pregiudiziale una delle espressioni di quella affinità individuabile tra il Corriere degli Albertini e quello del periodo fascista. Se non si può quindi parlare di due giornali completamente dissimili, di due Corrieri distinti, occorre comunque precisare che le differenze furono parecchie.Una volta chiarito questo importante aspetto era fondamentale spendere alcune parole sulla nascita, lo sviluppo e la struttura della Confederación Nacional del Trabajo, (organizzazione sindacale spagnola nata nel 1910) prima di concentrarsi sull'analisi degli articoli e delle vicende che la videro protagonista della storia spagnola.
Lo spazio dedicato inizialmente dal "Corriere della Sera" alla situazione politico-sociale della Spagna fu abbastanza esiguo; ben presto, tuttavia, l'aggravarsi delle vicende legate ai conflitti sociali, drammaticamente attuali in tutta Europa, fece si che anche il caso spagnolo fosse affrontato dal quotidiano milanese con sempre maggior interesse e spazio. La posizione del quotidiano di via Solferino tuttavia fu chiara sin dall'inizio: le responsabilità di questa guerra erano interamente addossate al sindacalismo rivoluzionario irresponsabilmente colpevole di fomentare il conflitto sociale con i suoi continui scioperi. Il Corriere dei fratelli Albertini, così come in seguito il Corriere "organo del regime fascista", negava qualsiasi legittimazione politica alla C.N.T. considerando il sindacalismo solo un problema di ordine pubblico.
La posizione del quotidiano di fronte alla dittatura del generale Primo de Rivera fu pressappoco quella tenuta di fronte al fascismo. Ancora una volta, nonostante la precedente esperienza, i fratelli Albertini inizialmente appoggiarono la dittatura di De Rivera intravedendo in essa la reazione alle "violenze bolsceviche" per poi distaccarsene poco dopo. Questo fu l'unico momento in cui un giornalista del Corriere, Filippo Sacchi, parve schierarsi dalla parte dei lavoratori, in occasione delle repressioni guidate dal noto ministro dell'Interno, il generale Martínez Anido. Soltanto due anni dopo i fratelli Albertini e Filippo Sacchi verranno allontanati dal Corriere perché ormai chiaramente schierati su posizioni antifasciste. Il quotidiano milanese subì una rapida involuzione ed i toni si indurirono.
La visione distorta che il Corriere fornì nel corso di quegli anni della storia spagnola tuttavia non ci impedisce di individuare con chiarezza quale fu il retroterra sociale e politico dal quale nacque il conflitto tra le due anime della Spagna. I fattori strutturali e congiunturali che hanno avuto un ruolo determinante furono altri e si possono facilmente individuare: il conflitto strutturale, la crisi economica mondiale, e la congiuntura politica europea che incise su quella spagnola. Proprio a quest'ultimo fattore è riconducibile il ruolo svolto dal fascismo italiano negli avvenimenti politici spagnoli. "Il Corriere della Sera" ebbe, in questo contesto, il compito di sostenere il regime fascista nel suo sempre più aggressivo appoggio alla reazione delle destre spagnole, che culminerà con il successivo intervento dell'Italia.

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INTRODUZIONE Al termine della prima guerra mondiale in tutta Europa i grandi quotidiani d'informazione, fatta eccezione per quelli del movimento operaio erano, nella gran parte dei casi, controllati direttamente dalla grande finanza e dalla grande industria, che li usava come propri strumenti d'influenza presso i governi e per orientare in modo ad essi favorevole le masse. Anche l'Italia, sotto questo punto di vista, non costituiva un eccezione; seppur con qualche ritardo, gli ambienti finanziari e industriali dopo la guerra avevano cominciato a muoversi più attivamente e con maggior disinvoltura nei confronti della stampa 1 . I maggiori quotidiani italiani erano controllati da industriali, i quali, attraverso i direttori ed i redattori hanno raccontato, commentato ed a volte profondamente influenzato gli avvenimenti del nostro paese. Si può quindi pensare di far luce su di un periodo storico partendo da queste importanti fonti della storia contemporanea? Certamente l'analisi della storia attraverso la visione dei quotidiani del tempo può aiutare a riscoprire da vicino uomini, movimenti, partiti rispettandone anzitutto la logica interiore, ascoltandone le ragioni e ridonando così a quell'epoca la sua fisionomia irripetibile. Occorre però sempre considerare i giornali come l'espressione di una tendenza politica per poi ricostruirne la loro linea. Seguendo giorno per giorno lo svolgersi della situazione, affrontando i principali problemi, con la loro guida (certamente parziale e non disinteressata) si potrebbero approfondire gli avvenimenti di un periodo storico in modo autentico e diretto. A questo punto il problema è cercare di capire se queste considerazioni sono valide solo per gli avvenimenti storici nazionali o se in qualche modo anche la visione che i quotidiani italiani diedero della politica interna degli altri paesi possedeva 1 Valerio Castronovo, La stampa italiana dall'unità al fascismo, Laterza, Bari, 1970, p. 328.

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