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Ornamenti personali di età romana: le oreficerie provenienti dall'area vesuviana

Non si può non rimanere affascinati scorgendo le immagini raffiguranti i gioielli antichi: se si pensa alla perizia, al mirabile lavoro di precisione operato dagli artigiani che li hanno realizzati, non si può fare a meno di provare stupore ed ammirazione per questi oggetti. Se, poi, si rivolge il pensiero a Pompei, Ercolano, Oplontis ed alle località vicine rimaste sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio, si possono addirittura vedere gli scheletri delle vittime che recano indosso alcuni preziosi, oltre ad avere la possibilità di conoscere ed osservare una grande quantità di oreficerie pervenute fino ad oggi grazie alla cenere ed al fango sotto cui si sono conservate queste cittadine.
E’ stato proprio il fascino dei gioielli antichi, unito alle straordinarie circostanze dei rinvenimenti effettuati nelle città distrutte nel 79 d.C., a dare l’impulso per studiare le oreficerie vesuviane.
L’argomento è stato affrontato considerando, come si può evincere dal titolo, solamente i gioielli in cui ci fosse un qualche elemento d’oro, anche piccolo, ed escludendo quindi tutti i pezzi rinvenuti nell’area vesuviana in argento, bronzo, cristallo di rocca ed altri materiali preziosi o semipreziosi totalmente privi di elementi o particolari costituiti da tale metallo.
Dopo un capitolo introduttivo, teso a chiarire il valore che l’oro ed i gioielli rivestivano nelle società antiche ed in quella romana, si è trattato l’argomento dei preziosi dal punto di vista delle fonti letterarie ed archeologiche. A tale proposito, si è delineata una breve panoramica delle fonti letterarie antiche che hanno parlato, incidentalmente oppure per mezzo di una trattazione più vasta, di monili rapportabili a quelli di Pompei, Ercolano e delle altre città sepolte dal Vesuvio: le testimonianze antiche sono state suddivise in base alle tipologie degli ornamenti cui facevano cenno (orecchini, collane, bracciali, ecc….).
Nel corso della ricerca è stata, inoltre, affrontata anche l’area delle tecniche orafe, per consentire una successiva comprensione della descrizione dei pezzi presentati. Si è accennata, oltre a ciò, in base ai dati degli scavi e dei ritrovamenti effettuati, anche qualche considerazione sugli artigiani operanti nell’area studiata.
Nel corso di questo lavoro, però, si è parlato dei gioielli basandosi, principalmente, sui reperti rinvenuti nel corso degli scavi (quelli riguardanti i pezzi qui esposti) iniziati nel XVIII sec. e proseguiti fino alla fine degli anni ottanta del XX sec.. Nel capitolo relativo ai gioielli dell’area vesuviana si è scelto, innanzitutto, di preparare un paragrafo riassuntivo (peraltro diviso in sottoparagrafi secondo gli stessi criteri su cui si basa il catalogo) delle tipologie descritte di seguito nel catalogo per rendere in modo più immediato l’idea degli esemplari trattati; nel catalogo vero e proprio, poi, le oreficerie sono state ripartite a seconda della loro funzione e collocazione sul corpo (ornamenti per capelli, orecchini…) e, di ogni categoria, si sono messi in risalto i diversi tipi e, talvolta, le varianti e sottovarianti (se ci sono) comprese in ciascun tipo.
Infine, si è cercato di capire, nonostante le non sempre concordi opinioni degli studiosi, quali sono le derivazioni, i modelli artistici dei gioielli vesuviani, gioielli che vanno ricondotti nell’ambito dei monili di età romana repubblicana – primo imperiale, e di approfondire, nei casi dove è possibile, l’argomento riguardante l’identità ed il ceto sociale dei proprietari dei preziosi ritrovati.

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Premessa Non si può non rimanere affascinati scorgendo le immagini raffiguranti i gioielli antichi: se si pensa alla perizia, al mirabile lavoro di precisione operato dagli artigiani che li hanno realizzati, non si può fare a meno di provare stupore ed ammirazione per questi oggetti. Se, poi, si rivolge il pensiero a Pompei, Ercolano, Oplontis ed alle località vicine rimaste sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio, si possono addirittura vedere gli scheletri delle vittime che recano indosso alcuni preziosi, oltre ad avere la possibilità di conoscere ed osservare una grande quantità di oreficerie pervenute fino ad oggi grazie alla cenere ed al fango sotto cui si sono conservate queste cittadine. E’ stato proprio il fascino dei gioielli antichi, unito alle straordinarie circostanze dei rinvenimenti effettuati nelle città distrutte nel 79 d.C., a dare l’impulso per studiare le oreficerie vesuviane. L’argomento è stato affrontato considerando, come si può evincere dal titolo,, solamente i gioielli in cui ci fosse un qualche elemento d’oro, anche piccolo, ed escludendo quindi tutti i pezzi rinvenuti nell’area vesuviana in argento, bronzo, cristallo di rocca ed altri materiali preziosi o semipreziosi totalmente privi di elementi o particolari costituiti da tale metallo. Dopo un capitolo introduttivo, teso a chiarire il valore che l’oro ed i gioielli rivestivano nelle società antiche ed in quella romana, si è trattato l’argomento dei preziosi dal punto di vista delle fonti

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marta Grillanda Contatta »

Composta da 307 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2333 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.