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Prospettive di mediazione culturale: dentro il conflitto e oltre. Studio di un caso. L'Unità Operativa Interculturalità della Asl di Bergamo

Informazioni tesi

  Autore: Laura Galuppo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Elena Marta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

Quello di oggi è “il tempo dei mediatori”, ma chi siano costoro e in cosa consista nello specifico la mediazione culturale, è difficile a dirsi.
Il seguente lavoro si propone di rispondere a questi interrogativi attraverso una ricognizione delle prospettive di mediazione in Italia e lo studio di un caso. Oggetto di interesse saranno dunque i significati della mediazione culturale, intesa come tecnica di gestione dei conflitti, ma anche, in senso più ampio, come strumento di facilitazione del dialogo e della relazione tra gruppi culturali. Verranno poi trattate le diverse esperienze di mediazione culturale, le caratteristiche del ruolo del mediatore ed i percorsi formativi. Infine la mediazione sarà esaminata anche da un punto di vista organizzativo e giuridico.
La seconda parte del lavoro è dedicata ad una ricerca sulla mediazione culturale nella Asl di Bergamo. Lo studio, qualitativo e descrittivo, permetterà di illustrare in questo contesto l’insieme delle prospettive di mediazione e dei suoi significati, con particolare attenzione al concetto di conflitto. Esso è infatti un dato quasi inevitabile nella relazione interculturale, di cui non rappresenta però un ostacolo bensì una risorsa, su cui il mediatore può intervenire sfruttandone il potenziale creativo e trasformativo.
La speranza dell'intero lavoro è che sia la riflessione teorica sia la ricerca aiutino a definire i contorni, i limiti e le possibilità di sviluppo della professione del mediatore culturale, testimoniandone il valore e la complessità.

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5 INTRODUZIONE Il tempo delle pietre gettate e il tempo delle pietre raccolte. Ecclesiaste In una delle regioni del mondo oggi più martoriate dai conflitti culturali e religiosi sorge da oltre vent’anni un villaggio che porta due nomi. Nevè Shalom in ebraico, Wahat al-Salam in arabo, due lingue per esprimere un unico progetto, un’Oasi di Pace. Oggi più che mai questa realtà in cui sono sorte scuole di ogni ordine e grado, centri di cultura e di studio, luoghi di preghiera e di meditazione a cui israeliani e palestinesi accedono insieme, è un punto di riferimento per la mediazione culturale. L’Oasi di pace non è il mondo di sogno nel quale tutti convivono serenamente, in amicizia, isolati dalla guerra e dai massacri. E’ piuttosto una zona di frontiera che quotidianamente affronta il disordine e il conflitto. E che spera nel fatto che la violenza non sia l’unica risposta possibile ad essi. Ogni giorno di pace potrebbe essere l’ultimo. Ogni volta che la televisione viene accesa il progetto di Nevè Shalom/ Wahat al-Salam potrebbe fallire. Ma sono vent’anni che la coscienza del conflitto non spegne la fiducia nella parola e nella cooperazione. E questo avviene in quanto si lavora per far incontrare e conoscere due culture, per consentire loro di esprimere le emozioni e anche il disagio connesso alla relazione e per individuare modalità di rapporto basate sull’uguaglianza e sulla ricerca di valori comuni. Per salvaguardare la pace non è possibile prescindere dalla complessità del conflitto e dalla sua gestione. La mediazione culturale, che sempre più oggi è definita come uno strumento di integrazione e di dialogo tra le culture, dovrebbe imparare da questa esperienza a non temere il conflitto, ma ad addentrarsi in esso per conseguire la propria “missione”. Questo punto di vista non sembra tuttavia sempre condiviso e prioritario. Le prospettive di mediazione oggi sono numerose e composite. Anche solo fare ordine in esse, esaminare le forme e i significati che assumono, i contesti in cui sono presenti, i ruoli che mettono in gioco e i percorsi organizzativi in cui si inseriscono è un’impresa difficile. Quello di oggi è “il tempo dei mediatori” (Six, 1990), ma chi siano questi mediatori culturali e cosa facciano non è facile a dirsi. Non è facile stabilire quale matrice comune abbiano tutte le “mediazioni”, né dove stia e che ruolo abbia in queste pratiche il conflitto.

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