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Giornalismo on line: organizzazione del lavoro e variabili economiche

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Francobandiera
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Angelo Agostini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Le variabili economiche del giornalismo online sono rilevanti come chiave di lettura tanto delle dinamiche più spicciole quanto dei cambiamenti più significativi in atto nell’organizzazione del lavoro delle redazioni (telematiche e non). In primo luogo perché la struttura economica è di per sé una delle componenti fondamentali di un medium, di pari importanza rispetto al tipo di contenuti erogati ed alla struttura comunicativa. In secondo luogo perché gli aspetti economici di un medium fungono da sempre come meccanismo regolatore in grado di orientare i contenuti e di imporre vincoli organizzativi alle imprese informative.
Anche se sono passati quasi dieci anni dalla comparsa dei primi servizi informativi nel Web, tuttavia, stentano ad emergere con chiarezza i ''modelli di business'' per il commercio delle news in rete. L'analisi delle evoluzioni seguite da tali modelli porta a conclusioni che non sono limitate al semplice dato economico: attraverso la stabilizzazione dei modelli economici dell'editoria in rete sembra infatti passare il futuro dell'intero comparto informativo, costretto ad una cambiamento di tipo sistemico dall'affollarsi di nuovi canali resi disponibili dalle evoluzioni tecnologiche. Emerge, in particolare, l'esigenza di una ridistribuzione dei contenuti che sappia intercettare le specifiche esigenze e le differenziate disponibilità di spesa delle differenti utenze selezionate da tali canali.

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Introduzione Introduzione Un buon punto di vista per osservare il giornalismo online è l’analisi dei suoi aspetti economici, rilevanti come chiave di lettura tanto delle dinamiche più spicciole quanto dei cambiamenti più significativi dell’organizzazione del lavoro nelle redazioni telematiche. In primo luogo perché la struttura economica è di per sé una delle componenti fondamentali di un medium, di pari importanza rispetto al tipo di contenuti erogati ed alla struttura comunicativa. In secondo luogo perché gli aspetti economici fungono da meccanismo regolatore in grado di orientare i contenuti e di imporre vincoli organizzativi alle imprese informative. Adottare la seconda motivazione significa, in altre parole, utilizzare le variabili economiche come prospettiva, un punto di osservazione per guardare fenomeni più complessi: usando quest’ottica, ad esempio, potremmo annoverare tra gli inventori della radio lo spesso dimenticato David Sarnoff, l’ideatore della formula del broadcasting commerciale, accanto ai vari Hertz e Marconi, e non solo perché ha escogitato una formula che garantisse il sostentamento economico dei network radiofonici, ma anche perché, grazie a questo meccanismo, è riuscito a mettere in relazione due esigenze sociali differenti. Quella delle aziende disposte a pagare in cambio di visibilità commerciale e quella delle famiglie portate ad acquistare elettronica di consumo a causa di quel ripiegamento del consumo d’evasione nella sfera domestica che l’urbanizzazione d’inizio secolo ha originato 1 . C’è poi una terza ragione, particolarmente significativa in riferimento al contesto italiano, che ci porta a osservare le costrizioni che l’ambiente telematico impone ai modi di fare giornalismo in un’ottica del tutto particolare: si tratta di considerare gli assetti economici e i modelli di business del giornalismo on line come variabili indipendenti in grado di spingere verso il cambiamento di alcune sedimentate (cattive) abitudini del nostro giornalismo. La sensazione, infatti, è quella di trovarsi di fronte a un ambiente comunicativo in grado di dare un’ultima spallata ad alcuni “vizi” della stampa italiana attraverso un aumento del peso dei lettori nella capacità di determinare i prodotti. I commenti sulla questione sembrano essere tutti concordi. Solitamente si parte dalla vocazione all’elitarismo, che si dice verrà definitivamente rimpiazzata da una più attenta considerazione degli interessi reali di chi i giornali li legge (e non di chi li fa); poi si dice che si perderà la cattiva abitudine di prestare troppa attenzione al chiacchiericcio della politica, perché, tanto, non interessa nessuno. Infine si afferma che il vero risultato sarà la morte dello “mondo idiota del broadcasting per entrare nel mondo intelligente dove a ciascuno viene offerta la prima scelta” (Gilder, 1994). Non posso non essere d’accordo con molte di queste conclusioni, ma credo che dai ragionamenti che svolgerò nei prossimi capitoli emergano 1 La relazione tra urbanizzazione, crescita delle periferie e ripiegamento nella sfera domestica dei consumi di svago è analizzata da Morley e Silverstone, 1990; analoghe considrazioni vengono volte anche da Abruzzese, in una sua intervista ospitata nelle pagine del sito Mediamente

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