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A scuola da Aspasia: uomini e donne tra retorica e politica nell'Atene del V secolo a.C.

Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Freccero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Serena Salomone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

Aspasia di Mileto è conosciuta soprattutto come l’amante straniera di Pericle, il grande statista dell’Atene del V sec. a.Cr. La tradizione antica, proveniente per lo più dalla commedia attica, ha visto in lei un’etera e un’ammaestratrice di ragazze da avviare alla stessa professione; ma altre fonti ci parlano di lei come riconosciuta maestra di retorica e intellettuale.
Secondo una recente ipotesi di Peter J. Bicknell, Aspasia sarebbe giunta in Atene al seguito di Alcibiade il vecchio come sorella nubile della moglie del nobile ateniese; Pericle, anch’egli appartenente alla famiglia degli Alcmeonidi l’avrebbe allora incontrata semplicemente frequentando il proprio clan familiare,senza dover pensare a un adescamento in ambienti di malaffare.
Plutarco nella Vita di Pericle ci trasmette la testimonianza antica più consistente su Aspasia; riporta la cattiva fama proveniente dai comici, ma affianca anche la testimonianza delle fonti del circolo socratico, Eschine di Sfetto, Antistene e lo stesso Socrate, secondo cui Aspasia insegnò la retorica a Pericle e a molti ateniesi di spicco e fu unita a lui da un legame forse anticonformista ma sicuramente solido e mal conciliabile con l’ipotesi dell’eterismo; Plutarco riporta anche la tradizione di un processo per empietà che coinvolse Aspasia, della cui storicità è lecito dubitare poiché non ha lasciato traccia nelle fonti storiche che trattano il periodo. Nell’opera di Senofonte Aspasia è citata da Socrate che la ricorda come sua maestra nei Memorabili, e come la donna più adatta per la formazione delle future spose nell’Economico; il fatto che Socrate in questi brani usi una terminologia che ricorda quella del grande sofista Gorgia fa pensare che Aspasia sia stata allieva del grande maestro siciliano, da cui avrebbe mutuato l’amore per la parola, la consapevolezza del suo enorme potere di persuasione, sia nei rapporti privati che nella sfera politica.
Eschine di Sfetto le dedicò un dialogo che portava il suo nome; qui Socrate consiglia un ricco ateniese, Callia, di mandare suo figlio a scuola da lei; di fronte allo scetticismo del padre di avere una donna come insegnante per il figlio, Socrate citava esempi di virtù dimostrata da donne famose nell’antichità.
Un frammento dell’Aspasia di Eschine, giunto a noi tramite Cicerone e Quintiliano, che lo consideravano un modello classico del procedimento argomentativi dell’induzione, Aspasia interroga successivamente la moglie di Senofonte e Senofonte stesso; il tema è se preferire cose più belle appartenenti ad altri rispetto a quelle che si hanno; arrivando al dubbio se è lecito preferire anche i partner degli altri, Aspasia conclude che tutti ricercano per sé il partner migliore in assoluto, ma che la ricerca è vana se non è accompagnata anche da un perfezionamento individuale, poiché la ricerca del partner migliore è reciproca negli amanti.
Antistene invece probabilmente avversava il sapere e il modo di vivere di Aspasia; nei frammenti rimasti della sua Aspasia attacca violentemente i due figli di Pericle e della prima moglie, Santippo e Paralo, che conducevano vita dissoluta, e lo stesso Pericle; egli infatti aveva in spregio l’amore e il piacere.
Platone nel Menesseno fa recitare a Socrate un discorso retorico che egli dice fosse composto da Aspasia; l’intenzione è di parodiare un genere, l’orazione pubblica, che Platone aborre per la sua mancanza di riferimento al vero e vuoto esercizio di parole; ma proprio attaccando Aspasia e il suo genere di retorica egli ci consente di evidenziare, se si confronta questo discorso con altri dello stesso genere pervenuti di Lisia, Demostene, Iperide, Isocrate, la fiducia di Aspasia nel potere della parola, la sua capacità di creare un grande affresco mitico sullo sviluppo della potenza ateniese, il legame che essa dichiara con gli antichi poeti encomiastici (Pindaro su tutti), in una prospettiva per cui l’antico legame della parola con la divinità serve ormai a guidare uno stato e ad esercitare non più un potere sacrale ma pubblico e civico.
Sinesio di Cirene nel Dione ci testimonia una fondamentale intuizione di Aspasia: che l’esercizio dell’arte della parola e della filosofia non sono tra loro incompatibili; egli dice che lo stesso Socrate, attendendo la morte in carcere, iniziò a poetare, testimoniando che il Vero e il Bello non sono categorie inconciliabili, come vorrà tutta la tradizione filosofica posteriore, ma due aspetti di una stessa elevazione dell’anima il cui nesso è ancora l’eros, tema su cui Aspasia è ancora una volta maestra (erotodidaskalos).

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Introduzione “Supponiamo per esempio che gli uomini fossero rappresentati nella letteratura soltanto in qualità di amanti delle donne, e non fossero mai amici di altri uomini, soldati, pensatori, sognatori; non resterebbe molto delle tragedie di Shakespeare, e come ne sarebbe menomata la letteratura! Ci rimarrebbe forse gran parte di Otello; e anche di Antonio; ma niente di Cesare, niente Bruto, niente Amleto, né Lear, né Jacques; la letteratura verrebbe incredibilmente impoverita, come infatti è stata incalcolabilmente impoverita dalla non partecipazione delle donne”. La paradossale situazione descritta da Virginia Woolf 1 rappresenta la norma per le donne, soprattutto nell'antichità. Questo fu anche il destino di Aspasia: essa è e rimane nell'immaginario soprattuto l'amante straniera di Pericle. Aspasia di Mileto fu donna, straniera e maestra di retorica nell'Atene del V secolo a. Cr., dove le leggi dello stato decretavano l'esclusione dalla vita politica dei non cittadini e la sola idea che una donna esercitasse un mestiere intellettuale faceva pensare a uno scherzo di natura, a una perversione del carattere femminile cui fare fronte con tutti i mezzi 2 . L' 'ideale situazione per una donna greca era che si parlasse di lei il meno possibile, in bene e in male 3 , e lei stessa si esprimesse il meno possibile.Non sorprende allora che nei suoi confronti si scatenasse una campagna di diffamazione sistematica e pungente, che avrebbe portato persino, se la notizia di Plutarco 4 è attendibile, ad un processo pubblico a suo carico dove dovette difendersi dall'accusa di empietà e lenocinio,imputazioni per le quali, in caso di riconosciuta colpevolezza, era previsto l'esilio e perfino la pena di morte. “La città greca”, scrive Eva Cantarella 5 , “rappresenta la realizzazione perfetta di un progetto politico e sociale che esclude la donna”.Ma Aspasia sfugge a questa regola, e proprio nell'epoca in cui la città si struttura definitivamente secondo le leggi del logos, cerca di assicurare uno spazio di pensiero e di autonomia al soggetto femminile, che si vorrebbe invece escludere e confinare nella sfera di ciò che non ha pensiero (donne, bambini,schiavi, animali).

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Parole chiave

retorica
storia greca
storia antica
aspasia di mileto
pericle
atene

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