Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il dolo del tentativo

La tesi ha ad oggetto l’elemento psicologico del tentativo, con particolare riferimento all’ammissibilità del dolo eventuale.
Si è cercato in primo luogo di verificare la fondatezza dell'orientamento che, identificando il dolo del tentativo con quello del reato consumato, ritiene ammissibili, in linea di principio, tutte le forme del dolo. Tale concezione, esigendo per il delitto tentato una risoluzione criminosa identica a quella che naturalisticamente supporta la condotta tipica del reato consumato, ha il merito di offrire un solido fondamento all’esclusione del dolo allorché il soggetto compia atti a scopo di “ricognizione” o “esperimento”, pur animato dalla volontà di realizzare il fatto. L’impostazione, tuttavia, smarrisce la propria autentica base dogmatica non appena si riconosca l’autonomia della fattispecie del delitto tentato sul piano strutturale.
Se infatti il tentativo è un titolo di delitto autonomo, dotato di elementi caratterizzanti anche sul piano oggettivo, il dolo di questa particolare figura incriminatrice, secondo i principi generali, deve rapportarsi ai rispettivi elementi costitutivi e non più a quelli del delitto consumato.
E’ del resto pacifico, in dottrina ed in giurisprudenza, che il dolo intenzionale e il dolo diretto siano compatibili, per il grado di intensità della volontà colpevole, con il delitto tentato.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 PRIMO CAPITOLO L’ELEMENTO SOGGETTIVO DEL DELITTO TENTATO 1) IL DOLO COME ELEMENTO SOGGETTIVO DEL TENTATIVO “ Il dolo del delitto tentato è identico al dolo del delitto consumato”: questa affermazione pacifica in dottrina e nella giurisprudenza prelevante 1 identifica il dolo del delitto tentato con il dolo della fattispecie del reato consumato con l’inevitabile corollario di poter adattare al delitto tentato tutte le forma di dolo valevoli per il delitto consumato. Prima di passare ad analizzare i significati di una tale affermazione è necessario chiarire ciò che tale affermazione pone per concetto presupposto: la forma dell’elemento soggettivo in relazione al tentativo è il dolo. Certamente su un piano strettamente giusnaturalistico si può escludere in via di principio la configurabilità di un tentativo sorretto da colpa: in una tale dimensione, infatti, tentare e colpa sono termini antitetici (sarebbe infatti assurdo che si possa tentare ciò che non si vuole). Tale impostazione giusnaturalistica del problema deve però trovare immediato riscontro nelle 1 Cass., 20giugno 1985, in Riv. pen., 1986, 652; Cass., 22 marzo 1985, ivi, 1986, 344;Cass. sez. un., 18 giugno 1983, in Cass. pen., 1985, 1515, con nota di GUARALDO, Dolo eventuale e delitto tentato: profili di un’incompatibilità; ivi, 1984, 493; in Mass. Pen., 1984, 309, con nota di M. GALLO ; Cass., 6 novembre 1981, in Cass. pen., 1983, 1314, con nota di CIAMPI; Cass., 12 giugno 1981, in Riv. It., 1983, 744, con nota di FILÈ, Delitto tentato e dolo eventuale; Cass., 28 settembre 1978, in Riv. pen., 1979, 622; Cass, 21 novembre 1977, in Riv. It., 1979, 687, con nota di D’ASCOLA, il dolo del tentativo: considerazioni sul rapporto tra fattispecie oggettiva e fattispecìe soggettiva; Cass., 22 marzo 1977, in Cass. Pen.., 1978, 653; Cass., 5 febbraio 1973, in Giur. It., 1974, 11, 263; Cass., 22 gennaio 1973, ivi, 1974, lI, 262.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Fabrizio Pellegrino Contatta »

Composta da 104 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7120 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 31 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.