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L'agricoltura geneticamente modificata dall'erosione della biodiversità ai problemi di una biopolitica globale

Cosa sono le biotecnologie? Come si sono evolute nel corso del ventesimo secolo? Cosa è l’ingegneria genetica? Cosa sono gli organismi geneticamente modificati?
Rappresentano una minaccia per la salute e l’ambiente?
Cosa dicono le normative di regolamentazione in materia di coltivazione e distribuzione sul mercato? Esiste una differenza tra i vari paesi riguardo la sperimentazione biotecnologica e l’immissione nell’ambiente dei vegetali Gm e, soprattutto, riguardo l’atteggiamento della popolazione nei confronti dei prodotti biotecnologici?
Che ruolo svolgono le grandi multinazionali delle biotecnologie?
Si è preferito iniziare la presentazione di questo lavoro con una serie di domande su quello che, da più parti, è definito il “cibo di Frankenstein”. Il motivo è che il problema riguardante gli organismi geneticamente modificati è lungi dall’essere risolto e presenta, nella sua evoluzione, aspetti più complessi del solo dibattito scientifico sulla loro eventuale pericolosità ambientale.
L’obiettivo perseguito è, infatti, quello di evidenziare le molteplici implicazioni etiche, sociali e politiche che accompagnano l’estendersi del fenomeno Ogm.
Partendo dalla definizione di organismo geneticamente modificato e ripercorrendo, brevemente, la storia della manipolazione genetica, si è tentato di dimostrare il pericolo che, con l’introduzione massiccia e globale degli Ogm nell’ambiente, possa scomparire la Biodiversità, già messa in pericolo dalla deforestazione, dall’inquinamento e dall’introduzione delle colture ad alta resa produttiva della Rivoluzione Verde, sostituita da un sistema di monocoltura, che viene oggi di fatto imposto al sud del mondo a spese delle tradizionali esperienze indigene, più fondate ecologicamente e in grado di garantire un’agricoltura realmente sostenibile per quelle aree geografiche.
Sembra profilarsi, a questo punto, un ultimo scenario: la contrapposizione tra “locale” e “globale”, che rimanda a quello che era per Foucault “il nocciolo della razionalità politica moderna” e cioè la correlazione permanente tra individualizzazione e totalizzazione.
Tutto questo apre la strada a una riflessione più ampia, riguardante i pericoli di una “biopolitica” globale, nella quale rischia di essere assorbita l’individualità di ogni essere vivente.

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INTRODUZIONE Cosa sono le biotecnologie? Come si sono evolute nel corso del ventesimo secolo? Cosa è l’ingegneria genetica? Cosa sono gli organismi geneticamente modificati? Rappresentano una minaccia per la salute e l’ambiente? Cosa dicono le normative di regolamentazione in materia di coltivazione e distribuzione sul mercato? Esiste una differenza tra i vari paesi riguardo la sperimentazione biotecnologica e l’immissione nell’ambiente dei vegetali Gm e, soprattutto, riguardo l’atteggiamento della popolazione nei confronti dei prodotti biotecnologici? Che ruolo svolgono le grandi multinazionali delle biotecnologie? Si è preferito iniziare la presentazione di questo lavoro con una serie di domande su quello che, da più parti, è definito il “cibo di Frankenstein”. Il motivo è che il problema riguardante gli organismi geneticamente modificati è lungi dall’essere risolto e presenta, nella sua evoluzione, aspetti più complessi del solo dibattito scientifico sulla loro eventuale pericolosità ambientale. L’obiettivo perseguito è, infatti, quello di evidenziare le molteplici implicazioni etiche, sociali e politiche che accompagnano l’estendersi del fenomeno Ogm.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Serena Taurino Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2307 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.