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La giustizia locale

Il fine di una teoria normativa della giustizia è quello della «giustificazione etica delle istituzioni fondamentali che modellano una forma di vita collettiva, stabile nella durata».
La domanda cui una tale teoria deve rispondere, «definendo i criteri di giustificazione e offrendoli alla condivisione da parte dei cittadini e delle cittadine», riguarda la giustizia di una società.
Dato che il panorama della filosofia politica contemporanea è piuttosto complesso, in questa introduzione tenterò di esporre brevemente le “linee guida” di alcune delle principali scuole di pensiero.

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Introduzione Il fine di una teoria normativa della giustizia è quello della «giustificazione etica delle istituzioni fondamentali che modellano una forma di vita collettiva, stabile nella durata». 1 La domanda cui una tale teoria deve rispondere, «definendo i criteri di giustificazione e offrendoli alla condivisione da parte dei cittadini e delle cittadine» 2 , riguarda la giustizia di una società. Dato che il panorama della filosofia politica contemporanea è piuttosto complesso, in questa introduzione tenterò di esporre brevemente le “linee guida” di alcune delle principali scuole di pensiero. L’Utilitarismo L’utilitarismo può essere considerato un caso particolare di welfarismo in quanto propone di focalizzare l’attenzione sul benessere (welfare) inteso come l’utilità delle persone quando tentiamo di valutarne le condizioni. Il concetto di utilità è stato interpretato dalle diverse correnti dell’utilitarismo come “edonismo del benessere”, come “soddisfazione delle preferenze” e, infine, come “soddisfazione delle preferenze informate (o razionali)”. Quest’ultima sembra la posizione più corretta ed è quella sostenuta dagli utilitaristi contemporanei. Essi non propongono l’eguaglianza dell’utilità, ma la sua massimizzazione collettiva. Ovviamente questa non coincide neppure con l’eguaglianza dell’utilità individuale. Infatti supponiamo che a) io abbia un grado di utilità pari a 10 e un’altra persona pari a 1; oppure che b) entrambi abbiamo una grado di utilità pari a 5. Secondo il principio della massimizzazione dell’utilità collettiva dovremmo preferire la prima alternativa dato che la sua utilità collettiva è pari a 11; mentre secondo l’ideale dell’uguale utilità dovremmo preferire l’alternativa b). Il problema, secondo chi nutre “sentimenti” ugualitari, è che «dare un peso assoluto al principio morale della massimizzazione dell’utilità collettiva significa ignorare completamente la moralità delle distribuzioni di utilità». 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabetta Triola Contatta »

Composta da 175 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1748 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.