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I conflitti interorganici (la nozione di potere nella giurisprudenza costituzionale)

La tesi affronta il problema relativo alla nozione di potere dello stato, ai sensi dell'art. 134 Cost., attraverso l'esame delle principali elaborazioni dottrinali nonché del lavoro della Corte costituzionale. In particolare viene citata la giurisprudenza costituzionale più recente (1990/2002) e ci si interroga sugli eventuali sviluppi del concetto di potere.

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Introduzione: ratio dell’istituto e cenni sulla relativa disciplina. L’origine dei conflitti interorganici va ricercata all’interno della stessa previsione di un organo garante della rigidità costituzionale. Nella prospettiva che la Costituzione fosse non solo la “tavola” dei principi giuridici fondamentali, ma anche l’accordo sulle regole del gioco politico, parve necessario affiancare al giudizio sulle leggi un controllo sugli atti e sui comportamenti dei poteri dello Stato, affinché il principio di supremazia costituzionale fosse garantito anche nelle relazioni tra gli organi dell’ordinamento. Dunque, nel disegno del Costituente, il giudizio sui conflitti completava e rafforzava l’attività svolta dalla Corte quale “interprete qualificato” della Costituzione. L’accessorietà dell’istituto al sindacato di legittimità, se vale a chiarirne la ratio, fu tuttavia la causa della scarsa attenzione che ad esso riservarono in assemblea costituente; il problema di quest’ulteriore competenza della Corte fu accantonato proprio perché logicamente subordinato alla verifica dell’opportunità di istituire la Corte stessa. Da una semplice lettura dell’articolo 134 Cost. emerge con chiarezza questa trascuratezza: la norma che se ne ricava non è che una delle tante

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefania Pone Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3756 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

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