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La Bibbia nel Breviloquium di Ockham. La funzione argomentativa delle citazioni scritturali nel dibattito tra Ockham e i sostenitori della teocrazia pontificia

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Clemente
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Luca Bianchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

La tesi analizza l’uso delle Scritture da parte di Ockham nel Breviloquium e quest’analisi è arricchita da un confronto, su passi biblici particolarmente ricorrenti, con le argomentazioni sviluppate dai sostenitori della teocrazia papale.
La possibilità di dare un giudizio obiettivo sull’uso dei passi scritturali la fornisce lo stesso Ockham che in diversi passaggi della sua opera chiarisce quali sono le regole procedurali cui intende attenersi. Sommariamente riepilogate sono: la Scrittura prima di tutto (se si deve discutere del potere del papa bisogna ricorrere in primo luogo alla Sacra Scrittura che ogni interlocutore deve riconoscere come un’autorità degna di fede) e l’importanza della critica interna (ha maggior forza l’argomentazione di colui che vuole smentire gli pseudo papi avignonesi, se nel suo discorso ricorre alla testimonianza di decretali papali che smentiscono le affermazioni ierocratiche).
Vi è poi un capitolo importante all’interno del quinto libro che si sofferma più analiticamente sulle regole d’uso della Bibbia. I passi interpretati misticamente possono avere funzione retorica o di edificazione ma non possono provare alcunché, a meno che all’interno della stessa Bibbia non vi siano passi che svolgano l’allegoria.
La conclusione cui giungo è la seguente: Riprendendo una distinzione centrale nel pensiero politico di Ockham, si potrebbe affermare che generaliter è rispettoso dei principi posti, ma casualiter è costretto a giocare sullo stesso terreno dei sostenitori della teocrazia papale, cioè quello della strumentalizzazione a fini argomentativi della Scrittura. Se consideriamo valida questa schematizzazione riguardo all’applicazione da parte dell’autore delle proprie regole procedurali, bisogna aggiungere che a differenza dalle sue teorie politiche, dove il criterio per le eccezioni alle regole è basato sulla ricerca della felicità generale, in questo caso manca un principio teorico che giustifichi le deroghe dai suoi principi argomentativi.
Questa è una prima conclusione; tuttavia nel corso del lavoro è emerso un altro aspetto che ho approfondito: analizzando l’uso della Scrittura ho notato l’esistenza di tre tipologie argomentative.
In base al ruolo ricoperto dalla Bibbia, possiamo dire che troviamo un uso della Bibbia non solo come mera arma retorica, ma anche come “chiave di volta” di un’argomentazione. Vi è infine un terzo schema argomentativo in cui l’autorità della Scrittura pare subordinata al ragionamento filosofico dell’autore. I due ultimi casi sono i più interessanti e implicano un’ulteriore domanda: a quale delle due soluzioni Ockham conferisce la priorità argomentativa?
La risposta che ho cercato di sostenere è che la priorità argomentativa viene conferita da Ockham al procedimento razionale. Per due motivi: per la situazione storica in cui si trovava (dissidente in odore di eresia) e per la vis argomentativa depotenziata che la Bibbia si ritrovava ad avere tra XIII e XIV secolo. (questo aspetto è messo in luce attraverso il confronto con le argomentazioni dei sostenitori della plenitudo potestatis).
L’ultimo interrogativo che mi sono posto è stato invece chiarire il contenuto degli argomenti di ragione che godono di una priorità argomentativa su quelli basati sulla Scrittura.
Questo contenuto sarebbe lo ius naturale che Ockham considera una forma di equità naturale che a sua volta è un concetto conforme alla retta ragione cioè alle regole morali che una persona riconosce immediatamente come vere (proposizioni normative conosciute tramite la natura o la rivelazione).
A questo punto parrebbe profilarsi un marcato razionalismo nel pensiero del francescano, o quantomeno un conflitto tra il portato della rivelazione e quello della ragione, in realtà non è così perché non esiste un’istanza puramente razionale che si contrappone al dato rivelato anzi nel Dialogus è lo stesso Ockham a dirci: «tutto il diritto naturale è contenuto implicitamente o esplicitamente nelle Scritture».
Quindi, in ultima analisi, si può dire che il pensiero politico di Ockham è ispirato al Vangelo, purché si tenga presente il fatto che egli si ispira ad un Vangelo in qualche modo filtrato dalla sua ragione e ad esso si rifà nei suoi procedimenti argomentativi. Questo fatto permette di tenere insieme l’istanza genuinamente religiosa del francescano con l’aspetto più spiccatamente filosofico del pensatore oxoniense.

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3 Premessa. Lo spunto per questo lavoro è maturato da alcune suggestioni del corso di storia della filosofia dell’anno accademico 1999 – 2000 Pace, potere e filosofia alle origini del mondo moderno. Riscontrare la grande importanza della Bibbia nella struttura argomentativa d’opere come il Difensore della pace di Marsilio, e ancor più nelle Otto questioni sul potere del papa di Ockham, mi ha fornito l’idea su cui lavorare: analizzare l’uso del libro sacro della cristianità nei dibattiti politici in un periodo in cui i conflitti ecclesiologici erano particolarmente forti e nel quale la Scrittura era un riferimento obbligato in qualsiasi tipo di argomentazione. Nella storiografia su Ockham si fa spesso riferimento alla rilevanza della Bibbia nello sviluppo del suo pensiero politico, ma uno studio dettagliato a riguardo non esiste. Il mio obiettivo sarà quindi d’illustrare quest’uso delle Scritture attraverso un’opera importante della fase conclusiva della riflessione politica di Ockham. Un approccio diffuso, con cui ci si è accostati all’analisi dell’uso delle fonti scritturali nel dibattito politico a cavallo tra tredicesimo e quattordicesimo secolo, è stato compiere una distinzione manichea e dividere i filosofi onesti dai pubblicisti asserviti alla Santa Sede. Secondo quest’idea guida, Ockham interpreterebbe e utilizzerebbe correttamente la Scrittura mentre i sostenitori della teocrazia papale la userebbero in maniera strumentale. In realtà questo è solo un pregiudizio che uscirà notevolmente ridimensionato dalla mia analisi. Questo lavoro avrà un taglio particolare perché non si soffermerà sui contenuti dell’opera, che sono già stati ampiamente trattati dalla storiografia, quanto sulla maniera in cui il filosofo sviluppa le sue tesi. Più che entrare nel merito del

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Parole chiave

bibbia
francescanesimo
teocrazia
storia della filosofia medievale
guglielmo di ockham
breviloquium

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