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Problemi etici connessi alle biotecnologie: l'ambivalenza di Faust

Informazioni tesi

  Autore: Rita Ristagno
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Marianna Gensabella Furnari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

INTRODUZIONE

L’ambivalenza delle biotecnologie ha come metafora il mito di Faust che, stringendo un patto col diavolo, ottiene i mezzi per attingere ad ogni tipo di conoscenza oltre i limiti, mosso al tempo stesso dal desiderio e da un forte sentimento di solidarietà altruistica nei confronti dell’umanità. La compresenza di un’anima cattiva e di una buona nell’interiorità di Faust sono la metafora della nostra attuale umanità. Le biotecnologie, come Faust, hanno insite tanto valenze positive per la salute dell’uomo, quanto valenze negative, che mettono a rischio la sua stessa sopravvivenza: da qui le problematiche etiche, giuridiche ed economiche di fondo riguardo le applicazioni.
Bisogna considerare che con la manipolazione genetica vengono create nuove specie viventi non presenti in natura e la possibilità di intervento sullo stesso patrimonio genetico umano: un primo “paletto” da piantare è che la ricerca biotecnologica deve trovare un limite etico invalicabile nella tutela dell’integrità della persona umana. Un criterio giusto da seguire sarebbe che le innovazioni biotecnologiche siano accettabili solo a condizione che favoriscano un miglioramento della qualità della vita e si pongano al servizio dell’uomo.
Risulta fondamentale specificare la differenza e, al tempo stesso, l’inscindibilità che intercorre tra la scienza e la sua applicazione: la prima si limita alla pura conoscenza dei processi, la seconda interviene sui meccanismi modificandoli. È difficile però scindere le due sfere dal momento che ogni ipotesi scientifica richiede una sperimentazione che quasi sempre, automaticamente passa ad un intervento sulla materia vivente.
Concreti rischi sono: gli effetti connessi all’immissione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati difficilmente individuabili; la perdita progressiva della biodiversità che le biotecnologie potrebbero accelerare, favorendo la scomparsa graduale di piante e colture esistenti. Il pericolo di erosione sempre più rapida della diversità biologica è destinato ad aumentare drasticamente se lo sviluppo delle applicazioni biotecnologiche continuerà a seguire la mera logica dell’interesse privato. Inoltre la possibilità dell’introduzione nell’ambiente di organismi modificati può provocare effetti indesiderati sulla natura umana; di tali rischi i consumatori dei prodotti contenenti OGM devono essere informati con completezza e correttezza nei prodotti di commercio OGM.
Non si possono, nè si devono, dimenticare i progressi in campo medico: l’applicazione delle biotecnologie si prefigge scopi terapeutici che risultano benefici per la salute dell’uomo. Nei confronti delle biotecnologie occorre tenere un atteggiamento consapevole, critico ma non pregiudiziale di chiusura, visti gli effetti positivi che la ricerca scientifica può portare, soprattutto nel campo medico farmaceutico.
Risulta indispensabile fissare limiti e vincoli etici chiari alle applicazioni biotecnologiche, escludendo l’uso del patrimonio genetico da ogni possibilità di sfruttamento economico: dovrebbe essere scoraggiato ogni tentativo di liberismo genetico – mirato solo a soddisfare i sogni migliorativi di alcuni e non quelli terapeutici di tutti – con il quale si decide senza alcun diritto quale dovranno esseri i caratteri ereditari dei nostri discendenti; si dovrebbe evitare di anteporre ogni prospettiva di sfruttamento economico di organismi geneticamente modificati alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, della salute dell’uomo, del rispetto del diritto dell’informazione dei consumatori e della difesa della biodiversità e delle produzioni tipiche e locali. Bisogna dare garanzia del fatto che la diffusione delle biotecnologie e di ogni forma di manipolazione genetica non penalizzi ulteriormente le aspettative di sviluppo dei Paesi poveri.
I problemi prettamente morali, che sorgono di fronte alla decisione di applicazione delle biotecnologie, si concretizzano dinanzi all’insicurezza di quali criteri adottare nell’esercizio di questa nuova e ambivalente libertà per agire in modo etico e responsabile. La valutazione etica diventa più complessa quando si tratta di capire le possibili conseguenze e la capacità dell’individuo e della società di far loro fronte: occorre considerare le perplessità che sorgono quando non si sa che futuro ci attenda dopo l’applicazione di una particolare tecnica.
L’umanità si divide in due: da un lato, i sostenitori della pericolosità di ogni tentativo mirante a controllare la saggezza dell’evoluzione, contrari all’idea di violare le linee divisorie tra specie, nelle quali vedono barriere naturali protettive che gli esseri umani violano a loro rischio e pericolo; dall’altro i sostenitori dell’ingegneria genetica, che argomentano che i benefici che ne discenderanno avvantaggeranno l’uomo e l’intero pianeta.

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6 INTRODUZIONE L’ambivalenza delle biotecnologie ha come metafora il mito di Faust che, stringendo un patto col diavolo, ottiene i mezzi per attingere ad ogni tipo di conoscenza oltre i limiti, mosso al tempo stesso dal desiderio e da un forte sentimento di solidarietà altruistica nei confronti dell’umanità. La compresenza di un’anima cattiva e di una buona nell’interiorità di Faust sono la metafora della nostra attuale umanità. Le biotecnologie, come Faust, hanno insite tanto valenze positive per la salute dell’uomo, quanto valenze negative, che mettono a rischio la sua stessa sopravvivenza: da qui le problematiche etiche, giuridiche ed economiche di fondo riguardo le applicazioni. Bisogna considerare che con la manipolazione genetica vengono create nuove specie viventi non presenti in natura e la possibilità di intervento sullo stesso patrimonio genetico umano:

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