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Isolamento e determinazione strutturale di una nuova citotossina riscontrata dai mitili del Mar Adriatico

Informazioni tesi

  Autore: Caruso Carmine-cavour
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
  Relatore: Patrizia Ciminello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Le intossicazioni alimentari dovute al consumo di invertebrati marini si verificano ormai in ogni parte del mondo con allarmante frequenza, determinando gravi danni non solo sul piano sanitario, ma anche in campo economico, in particolare alle industrie dei molluschi, che sono costrette a bloccare la produzione a volte anche per diversi mesi. Si tratta, in realtà, di fenomeni occasionali, dal momento che la causa primaria di tali avvelenamenti è da ricercarsi in particolari biotossine, prodotte da microscopiche alghe, che, in determinate condizioni climatiche e ambientali, fioriscono nel plancton marino. I molluschi bivalvi (ostriche, mitili, pettini, ecc.), attraverso un meccanismo di filtrazione dell’acqua, accumulano le tossine a livello delle loro ghiandole digestive e di conseguenza ne determinano il trasferimento all’uomo attraverso la catena alimentare. Tali microrganismi possono essere classificati in tre principali gruppi: 1) Microrganismi (come ad esempio i Dinoflagellati: - Goniaulay Poligramma; Scrippsiella Trochoidea) responsabili di una particolare colorazione delle acque che, sviluppandosi, provocano la morte di vari invertebrati principalmente a causa di una mancanza di ossigeno. 2) Microrganismi produttori di tossine molto nocive per l’uomo, cui pervengono attraverso la catena alimentare e causano problemi di natura gastrointestinale e neurologica. Tra questi si ricordino i dinoflagellati Alexandrium Minutum, Gymnodinium Breve, Dinophysis Acuminata. 3) Microrganismi tossici non per l’uomo, ma per pesci ed invertebrati come ad esempio la diatomea Chaetocereos Convolutus, il dinoflagellato Gymnodinium Nikimotoi. Molteplici sono i fattori che hanno contribuito all’espansione sempre più copiosa di taluni microrganismi negli ultimi tempi, basti pensare all’eccessivo utilizzo delle acque costiere per gli allevamenti di pesci e molluschi, che richiedendo un più attento controllo delle acque hanno consentito di individuare alcune nuove tossine. Inoltre, un’altra importante causa, che favorisce l’ulteriore sviluppo di tali microrganismi è sicuramente l’aumento nelle acque del mare di sostanze eutrofizzanti riversatevi attraverso gli scarichi domestici, industriali e agricoli. Intervengono comunque anche altri motivi, che sono oggigiorno molto attuali, quali le deforestazioni e lo sfruttamento eccessivo dell’entroterra, che inducono sostanziali cambiamenti a livello planctonico; allo stesso modo anche l’effetto serra e il riscaldamento degli oceani senz’altro favoriscono la crescita di microalghe nonché la loro espansione. Da quanto esposto, appare evidente come sia piuttosto sentita l’esigenza di approfondire ricerche e studi sulle alghe nocive, al fine non solo di prevenire i potenziali rischi alla salute dei consumatori di invertebrati marini, ma anche di arginare le ingenti perdite, che subiscono quanti fondano la propria economia sulla coltivazione di pesci e molluschi. Una delle strade, che attualmente si stanno battendo per arginare questi gravi problemi, è rappresentato dal tentativo di detossificare i mitili contaminanti. La naturale detossificazione dei mitili posti fin dall’inizio sul fondo, avviene più velocemente che in superficie, non a caso i mitili sul fondo risultano negativi al mouse bioassay già dopo due o tre settimane dalla loro positività, quando quelli in superficie rimangono fortemente contaminati. Questo studio rappresenta quindi un primo interessante indizio sull’opportunità di perseguire questa strada, approfondendo le informazioni disponibili sulle dinamiche di contaminazione/decontaminazione dei mitili posti in prossimità del fondale marino. Se le prime indicazioni che emergono da questa ricerca potessero essere confortate da successivi studi, si potrebbero aprire nuovi scenari per la mitilcoltura.

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INTRODUZIONE Le intossicazioni alimentari dovute al consumo di invertebrati marini si verificano ormai in ogni parte del mondo con allarmante frequenza, determinando gravi danni non solo sul piano sanitario, ma anche in campo economico, in particolare alle industrie dei molluschi, che sono costrette a bloccare la produzione a volte anche per diversi mesi. Si tratta, in realtà, di fenomeni occasionali, dal momento che la causa primaria di tali avvelenamenti è da ricercarsi in particolari biotossine, prodotte da microscopiche alghe, che, in determinate condizioni climatiche e ambientali, fioriscono nel plancton marino. I molluschi bivalvi (ostriche, mitili, pettini, ecc.), attraverso un meccanismo di filtrazione dell’acqua, accumulano le tossine a livello delle loro ghiandole digestive e di conseguenza ne determinano il trasferimento all’uomo attraverso la catena alimentare. Tali microrganismi possono essere classificati in tre principali gruppi: 1) Microrganismi (come ad esempio i Dinoflagellati: - Goniaulay Poligramma; Scrippsiella Trochoidea) responsabili di una particolare colorazione delle acque che, sviluppandosi, provocano la morte di vari invertebrati principalmente a causa di una mancanza di ossigeno. 2) Microrganismi produttori di tossine molto nocive per l’uomo, cui pervengono attraverso la catena alimentare e causano problemi di natura gastrointestinale e neurologica. Tra questi si ricordino i dinoflagellati Alexandrium Minutum, Gymnodinium Breve, Dinophysis Acuminata. 3) Microrganismi tossici non per l’uomo, ma per pesci ed invertebrati come ad esempio la diatomea Chaetocereos Convolutus, il dinoflagellato Gymnodinium Nikimotoi.

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Parole chiave

mitili
solfoclorolipide
tossine marine
mare adriatico
citotossine
biotossine

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