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Origini controllate: l'eugenetica in Italia 1900-1924

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Ciceri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1992-93
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Anna Treves
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 387

“Bisogna quindi vigilare il destino della razza, bisogna curare la razza, a cominciare dalla maternità e dall'infanzia”: così Mussolini nel 1927 indica alla medicina sociale italiana un “imperativo categorico”. Viene alla ribalta ufficialmente (con grande enfasi di propaganda) il progetto di “welfare state” fascista.
E scivola nell'ombra un progetto politico e scientifico precedente: l'eugenetica italiana, un'idea ambiziosa ancora oggi poco studiata.

Eugenica: cioè cura scientifica della razza – o meglio “della stirpe” – italiana. Eugenica: cioè fede nella possibilità di educare gli italiani alla procreazione consapevole di figli “sani e forti”. La scienza della ''buona generazione'' aveva entusiasmato fin dal 1912 (anno del primo congresso internazionale di eugenetica) medici, antropologi, sociologi e demografi italiani. La dottrina nuovissima del “razionale allevamento umano”, descritta da Francis Galton, aveva acceso in Italia un dibattito entusasta, aveva prodotto divulgazioni ottimiste, studi accademici e progetti visionari per l'eliminazione delle malattie ereditarie. “Guerra alle tare ereditarie!”: fu la parola d’ordine con cui gli eugenisti italiani chiesero con forza strumenti pratici di controllo sui concepimenti “indesiderabili”.

L'eugenetica italiana fu un fuoco di paglia? L’entusiasmo degli scienziati per la “cura della razza”, si accese velocemente, ma altrettanto rapidamente si spense nelle ceneri dei loro timori e delle loro cautele. L'eco dei buoni auspici e degli entusiasmi si spense presto di fronte alla totale immobilità delle istituzioni. Si parlò molto di eugenica e, sul piano delle realizzazioni pratiche, si fece pochissimo.
Mentre negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei dalle buone intenzioni si era passati alle pratiche di sterilizzazione chirurgica, volontaria o coatta, degli individui “indesiderabili” (alcolisti, sifilitici, feeble-mindeds…) e all’introduzione di certificati sanitari obbligatori per l’ottenimento della licenza di matrimonio, in Italia non si osò affondare il bisturi. Ci si limitò a portare avanti nella pratica, etichettandole come “eugenetiche”, le tradizionali cure blande dell’igiene sociale.

Perché questa strategia prudente e moderata? Perché nei dibattiti scientifici italiani ad un consenso unanime sugli obiettivi finali dell’eugenica (miglioramento della stirpe, eliminazione delle malattie incurabili…) corrispose sempre una profondissima divisione sugli impegni pratici da prendere (al punto che non fu possibile neppure tradurre in legge la proposta di un Certificato medico prematrimoniale obbligatorio)?
La tesi qui proposta – discussa nel 1993 ma ancora attuale – è il tentativo di rispondere a questa domanda, ricostruendo i primi vent’anni dell’eugenetica italiana e cercando di chiarire i motivi del suo fallimento pratico, della sua ostinata prudenza. E’ un racconto che prende le mosse da alcuni studi di Cesare Lombroso per approdare - rileggendo anche alcuni interventi del dibattito neomalthusiano - al progetto mai realizzato di Certificato Prematrimoniale obbligatorio. In questo percorso, la tesi si sofferma a considerare la singolare teoria eugenetica di Corrado Gini, pronatalista e scettico verso la selezione dei più deboli, e illustra la difesa dell’intimità della famiglia che Padre Agostino Gemelli portò avanti contro ogni forma di sperimentazione azzardata. Sotto la lente le teorie eugeniche di studiosi autorevoli come Guseppe Sergi o Leonardo Bianchi: la tesi ritrova i diversi progetti di intervento rimasti sulla carta, i toni quasi “pioneristici” del dibattito scientifico e le attese appassionate che sulla “nuova scienza” furono proiettate da medici, antropologi, demografi, sociologi.

Propongo qui una tesi che è anche scoperta di anticipazioni sorprendenti: bioetica, controllo delle nascite, il sogno della manipolazione genetica, l’eliminazione totale delle malattie ereditarie, il casellario sanitario nazionale, l’ingegneria della popolazione… scenari di un mondo allora solo immaginato e oggi drammaticamente presente. Con le medesime speranze e paure.

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2 Introduzione L'eugenica è "lo studio dei fattori, suscettibili di venire regolati dalla società, che possono migliorare o peggiorare le qualità biologiche delle future generazioni, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista psichico" 1 . Questa almeno fu la definizione del termine data da Francis Galton, un cugino di Darwin noto per essere stato il fondatore, alla fine dell'ottocento, della scienza della "buona generazione umana": l'eugenica o eugenetica, appunto 2 . Questa scienza 3 era nata, per così dire, raccogliendo alcune riflessioni di Darwin sulla generazione umana 4 . Amplificandole e sistematizzandole, l'eugenica tenuta a battesimo da Galton si propose l'ambizioso scopo di sostituirsi alla selezione naturale per accelerare il progresso dell"animale uomo" sulla strada dell'evoluzione. 1 ) - In C. Gini, "Eugenica", in 'Rivista italiana di Sociologia', a. 1914, pag. 75 2 ) - "Eugenica" ed "eugenetica" sono termini abbastanza sovrapponibili (vedi, ad es., le due definizioni nel Dizionario Garzanti del 1973): la loro radice greca è pressoché identica, così come il loro significato. Nelle fonti dell'inizio del secolo consultate per la tesi la sovrapposizione e confusione dei due termini è frequentissima, cosicché vengono utilizzati, a volte addirittura nello stesso testo, i differenti termini "eugenica", "eugenetica", "eugenìa" per indicare la medesima cosa.. La differenza etimologica tra i due termini sta nel fatto che "eugenetica" (termine rimasto nell'uso quotidiano) risale direttamente alla sua radice greca, mentre "eugenica" (termine del tutto caduto in disuso) risale alla parola inglese "eugenics", coniata appositamente da Francis Galton per definire l'oggetto dei propri studi, e rimasta strettamente legata alle teorie sul miglioramento della razza umana elaborate dal 1900 al 1945. In generale concordiamo con Claudio Pogliano (cfr. nota 5) nel vedere nelle fonti una tendenza a considerare la "eugenetica" o la genetica come il ramo "pratico", di sperimentazione in laboratorio delle più generali intuizioni "eugeniche". 3 ) - Anche in questo caso vi è un grosso problema di definizione. In effetti le fonti classificano sempre l'eugenica come una "scienza", mentre in realtà di "scientifico" (inteso nel significato contemporaneo del termine) l'eugenica ebbe ben poco. Fu la genetica, nata dalle leggi di Mendel, a costituire la parte realmente scientifica dell'eugenica. Quest'ultima si era sempre limitata a generalizzare le intuizioni della antropologia e della genetica estrapolando teorie estremamente vulnerabili che con il metodo della ricerca scientifica ebbero ben poco a che vedere. Ad ogni modo, per comodità di scrittura, seguiremo le fonti e definiremo, chiedendo scusa per la semplificazione, l'eugenica una "scienza". 4 ) - Vedi cap. 1°

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giuseppe sergi
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