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Riforma degli ordini e specificità degli architetti

Informazioni tesi

  Autore: Vincenzo Sciacca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2002-03
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Relatore: Riccardo Bedrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 267

La professione di Architetto rientra tra le cosiddette “professioni intellettuali”, cioè fra quelle attività lavorative autonome “protette”, ovvero disciplinate da Ordini professionali. Controllo che va oltre il conseguimento di un titolo di studio, nonché una vigilanza delle sue qualità morali. Lo Stato ha delegato questi compiti di sorveglianza agli Ordini (enti di diritto pubblico, dotati di personalità giuridica). Da molti anni si parla di riforma delle professioni, ma nonostante i numerosi disegni di legge presentati in Parlamento, essa rimane a oggi inattuata. Se negli anni passati la spinta riformatrice giungeva dall’Europa e dalle posizioni assunte dall’Antitrust, oggi è la modifica dell’art.117 della Costituzione a rendere improrogabile la riforma. A seguito della modifica del titolo V della Costituzione, infatti, le “professioni” rientrano fra le materie a cui è attribuita potestà legislativa concorrente allo Stato e alle Regioni. Tale riforma costituirebbe uno “strumento” essenziale per la modernizzazione e la maggiore competitività dei Knowledge workers, cioè delle persone che non vendono lavoro muscolare, ma conoscenze e idee, cioè prodotti intellettuali e professionali, a favore dei quali sempre più giovani decidono di optare. “Strumento” che non può non valutare la permanenza degli ordini professionali, a cui compete il controllo e la rappresentatività della professione. La tutela che la legislazione statale assicura alle professioni trova il fondamento nell’esigenza di tutelare non i professionisti, bensì l’affidamento del pubblico, garantendo che coloro che offrono la propria prestazione possiedano l’indispensabile indipendenza e competenza tecnica. Diviene strategico un rinnovamento che assicuri qualificazione professionale - che non deve essere assicurata tramite gli Ordini solo nel momento dell’accesso alla professione, ma ancor di più nel corso della vita professionale -, piena concorrenza e rispetto delle norme deontologiche, e che fornisca alla società e agli stessi professionisti modelli aggiornati di accesso alle libere professioni e di governo delle stesse, al fine di eliminare le barriere alla competitività. Diviene quindi cruciale la formazione professionale continua obbligatoria, da attuarsi sulla base di specifici programmi. Nonostante sia difficile formulare un pronostico intorno al destino professionale degli architetti, anche in virtù delle recenti riforme stabilite dal d.p.r. 328/01, se questi sui principi enunciati non risulteranno essere corporativi perché formano interessi generali. In conclusione a noi sembra più ragionevole proporre dunque non già l’abolizione dell’Ordine (nello specifico quello degli Architetti) bensì una motivata riforma ai fini dell’adeguamento (come già detto) al nuovo mercato europeo del lavoro.

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Parole chiave

antitrust
ordini professionali
knowledge workers
ordine degli architetti
achetetti

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