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Controlli di vigilanza e sviluppo dei conglomerati finanziari

L’emergere dei conglomerati finanziari, che svolgono un’attività diversificata, offrono un’ampia gamma di servizi finanziari e sono localizzati in differenti aree geografiche, ha significato il superamento della specializzazione nelle funzioni svolte dagli intermediari finanziari. Essi impongono una prospettiva di analisi globale e lo spostamento verso una globalizzazione dei controlli, nonché meccanismi di coordinamento e scambio di informazioni tra le Autorità di vigilanza di diversi Paesi.
E' perciò richiesto alla funzione di vigilanza la definizione di un nuovo approccio, che estenda i controlli di adeguatezza patrimoniale a tutte le società appartenenti al conglomerato e all’organizzazione nel suo complesso.
La prima parte del lavoro sintetizza alcune implicazioni che derivano dall’attività svolta dagli intermediari finanziari e dall’imposizione su di essi di opportune forme di regolamentazione. In particolare ho concentrato la mia attenzione su tre obiettivi. Il primo punto di analisi ha riguardato le giustificazioni poste all’imposizione di forme di regolamentazione sugli intermediari finanziari, in funzione della attività da questi svolta e delle rispettive caratteristiche operative. Alcuni sistemi finanziari nel passato hanno applicato forme di free banking e quindi una regolamentazione sugli operatori e i mercati finanziari molto meno stringente di quella attuale. Oggi, tuttavia, per diversi motivi un sistema di questo tipo non sarebbe più accettabile. Perciò occorre riconoscere l’opportunità dell’imposizione di forme di regolamentazione sugli operatori finanziari, anche se con politiche e misure differenziate in funzione delle rispettive attività. Questo è il secondo obiettivo dell’analisi, cioè comprendere se per tutti gli intermediari finanziari possono essere adottate le medesime forme di supervisione. Sono state confrontate le caratteristiche delle banche e degli intermediari finanziari non bancari.
L’analisi si sposta poi sull’organizzazione della funzione di vigilanza. In considerazione di alcune inefficienze e carenze che hanno caratterizzato i sistemi di vigilanza nel passato, la questione fondamentale si è concentrata sulla ripartizione delle funzioni di vigilanza tra le Autorità. Sono presentate tre possibili soluzioni, ognuna con vantaggi e elementi di debolezza. Il modello del mega regulator (adottato nel Regno Unito con la costituzione della Financial Services Authority) pare la più adatta per conseguire gli obiettivi di efficienza ed efficacia nella regolamentazione del sistema finanziario. Infatti l’unificazione delle competenze presso una sola Autorità consente agli operatori regolati e al pubblico di comprendere chiaramente quale sia l’istituzione responsabile per ogni questione collegata ai business finanziari, evitando inoltre duplicazioni, sovrapposizioni e ridondanze che potrebbero derivare da una ambigua ripartizione delle funzioni tra una pluralità di Autorità.
La seconda parte del lavoro è dedicata all’analisi dei conglomerati finanziari. A questo proposito la scelta è stata orientata anzitutto alla presentazione di alcune definizioni di diversa provenienza e degli elementi caratteristici costitutivi di un conglomerato finanziario, prima di sintetizzare i principali rischi collegati alle attività svolte da un’organizzazione conglomerale. L’adeguatezza del capitale (capital adequacy) è uno dei temi più complessi e al centro delle discussioni svolte dalle Autorità di cooperazione internazionale. I principi analizzati sono serviti per definire le linee di fondo della regolamentazione, nell’attesa che requisiti tecnici vengano definiti e soprattutto applicati a livello internazionale, per garantire una sostanziale omogeneità e comparabilità negli interventi di supervisione.
E’ quindi auspicabile che i principi e le proposte formulati abbiano in futuro un maggior grado di applicabilità pratica: solo in tal modo la regolamentazione degli intermediari finanziari (e in particolare dei conglomerati finanziari) risulterà più efficace.
Il problema dei conglomerati finanziari e della definizione di un approccio group-wide si scontra, tuttavia, con le carenze dei singoli ordinamenti nazionali. Anche a livello internazionale si è potuto fare conto quasi esclusivamente sulle iniziative delle Autorità di cooperazione, per definire almeno i principi di fondo e le linee essenziali che dovranno guidare l’intervento del legislatore. L’adeguatezza del capitale sarà uno dei temi prioritari, in quanto da esso derivano le condizioni di stabilità e solidità del conglomerato finanziario. I requisiti di capitale posti devono tradurre la reale e complessiva esposizione ai rischi, perciò non possono risultare solo come somma delle singole disposizioni. Il conglomerato finanziario è un’unità economica e come tale deve essere gestito sia dall’interno (management) sia dall’esterno (Autorità di vigilanza).

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1 INTRODUZIONE Gli anni recenti sono stati caratterizzati da una profonda evoluzione a proposito dell’attività svolta dagli intermediari finanziari e dello sviluppo dei mercati. Da un lato vi sono stati significativi cambiamenti tecnologici: nuovi strumenti di contrattazione consentono di operare in tempo reale e con maggiore efficienza e rapidità su mercati globalizzati. In secondo luogo, nuove esigenze sono state percepite dagli operatori e le più recenti modalità di contrattazione riescono a condizionare significativamente la gestione delle attività finanziarie (almeno nei Paesi più avanzati dal punto di vista del sistema finanziario). Uno degli sviluppi più significativi da sottolineare riguarda l’emergere dei conglomerati finanziari, che svolgono un’attività diversificata, offrono un’ampia gamma di servizi finanziari e sono localizzati in differenti aree geografiche. L’emergere di queste organizzazioni ha significato innanzitutto il superamento della specializzazione nelle funzioni svolte dagli intermediari finanziari (almeno quelli costituiti in forma conglomerale). Essi, infatti, operano in tutti i rami dell’intermediazione. E’ quindi necessaria una prospettiva di analisi globale, perché il processo di liberalizzazione nei movimenti di capitale deve essere parallelamente sostenuto da un adeguato sistema di vigilanza e da efficaci controlli di natura prudenziale, purché condotti a livello internazionale. Infatti l’ottica nazionale non è più sufficiente, dato che gli squilibri possono trasmettersi da un Paese all’altro. Diventa di conseguenza essenziale procedere verso una globalizzazione dei controlli, nonché prevedere meccanismi di coordinamento e scambio di informazioni tra le Autorità di vigilanza di diversi Paesi. L’obiettivo prioritario è il miglioramento della stabilità dei sistemi finanziari anche nei Paesi nuova industrializzazione e in via di sviluppo, attraverso l’estensione a livello internazionale degli standard di buona condotta 1 . 1 Lanciotti G., “La globalizzazione dei mercati finanziari”, in “Banche & Banchieri”, n° 3/1999, pag. 221..

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Uselli Contatta »

Composta da 197 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.