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Toy generation: riflessioni psicologiche

Protagonisti di questa tesi: gli adulti. Quegli adulti speciali che forse stagionalmente e di nascosto siamo un po' tutti: di quelli che, senza il minimo senso di colpa o vergogna, possono passare serate all'ultima sfida giocando alla Playstation o che si comprano giocattoli e oggetti colorati, a forma di pupazzo o animale. Oggetti che riportano alla mente il tempo oramai andato, che appartengono a ben guardare ad altre fasce d'età, a quei negozi 0-12 ove l'entrata agli adulti dovrebbe essere proibita, per non indurli alla tentazione-acquisto e invece li vedi gironzolare con occhi spensierati, allegri e il cuore quasi in vista.
Oggetti che ritornano sulla scena dell'oggi da anni in qualche modo già vissuti.
Spesso parlandone li si liquida con la formula: Sindrome da Peter Pan, ma dietro può esserci ben altro per chi ha un po' voglia di ascoltare.
La terra miei cari ci trema sotto i piedi nelle più svariate forme: per natura ma anche per mano umana, dalla violenza che alberga nella famiglia, tra chi si conosce, a quella che si scatena per strada, tra volti che mai si sono incontrati prima. In qualche modo dobbiamo consolarci, trovare quell'isola ove rifugiare per ricaricare le pile che ogni giorno la vita chiede di mettere in azione.
Voglia di spensieratezza, regressione temporanea personale o rimozione sociale, percezione di anziani deboli e da assistere che possono tenere per mano bambini con la smania di crescere.
Ma soprattutto intrecciamo consapevolmente o meno, un rapporto particolare e curioso con ''le cose'' che ci circondano. Laddove l'umana presenza e la sovrumana provvidenza non arrivano, ci industriamo... le cose per coccolarci, farci sorridere, colorare la vita che forse va troppo di fretta; tra noi e loro viaggia, diamo vita ad un pensiero magico.

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Introduzione Introduzione Una mamma imbocca il suo bambino. Uhm - fa lui. E lei: “Devi mangiare. Così cresci. E quando sarai cresciuto, ti iscriverai in piscina, come tuo fratello. E quando sarai più grandicello, studierai legge e diventerai un grande avvocato, come il tuo papà. Sposerai una ragazza ricca e avrai dei figli, belli come te. Così io sarò nonna e vivrò felice e contenta, a casa tua.” Il bambino: sputacchia. (Pubblicità RAI) Non ho grandi pretese. Che poi non è del tutto vero. Forse è il caso di ridimensionare l’ espressione. Concordo con Gadamer: non c’è in qualche modo, alcuna interpretazione assoluta, giusta, oggettiva o definitiva; ciascuna è aperta, passibile di miglioramento, falsificabilità o mutamento. “La comprensione non è mai in realtà un capir meglio…quando in generale si comprende, si comprende diversamente” 1 . Il processo ermeneutico si snoda tra estraneità e familiarità: il primo polo è riconducibile all’ alterità del testo, rispetto il quale, ci si deve porre in ascolto, essere disposti a lasciarsi dire qualcosa; il secondo è dovuto invece al fatto che, interpretante e interpretato appartengono alla tradizione, al medesimo processo storico. 1 S. GABBIADINI, M. MANZONI, La biblioteca dei filosofi, Marietti Scuola, Torino, 1995

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Federica Zappalaglio Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3449 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.